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Vince il PD perde la democrazia

In politica on 10/06/2013 at 15:11

Marino ha stravinto, o quantomeno la destra è sparita a Roma, che è sempre una ottima notizia. E il PD sbanca in comuni da sempre di destra, dal Nord al Sud. Meglio di niente, non fosse che il PD non è certo un partito di sinistra, quantomeno quando partecipa ad un governo con Berlusconi.

E questo sta avendo ripercussioni devastanti sul nostro sistema politico. La destra è ormai allo sbraco, lo avevamo già detto, Berlusconi non è più credibile e ci è voluto solo il sistema mediatico italiano e l’idiozia dei dirigenti democratici per far passare il messaggio che alle politiche il PDL, che aveva perso 15 punti percentuali – il più grande tracollo della storia repubblicana – avesse restto se non addirittura vinto. Non essendoci alternative credibili a destra, la gente ha smesso di votare, e a livello locale questo si è visto in maniera clamorosa. Ma dall’altra parte le cose non vanno tanto meglio. Il PD gode della debacle altrui, e vince trascinato dai disastri altrui. Ma perde voti su voti in termini assoluti, arrivando all’estremo romano dove sono state più gli astensioni dei partecipanti al voto. Un modello di democrazia a basso potenziale, sempre più oligarchica, sempre meno partecipata. Una democrazia peggiore, che ha molti padri, ma che, soprattutto, non ha al momento nessun progetto per sopravvivere.

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Ha vinto il PD?

In politica on 28/05/2013 at 19:08

Ha vinto il PD? Di certo ai democrats è andata molto ma molto meglio di quello che ci si aspettava. In testa in quasi tutti i comuni. Mica male. Ma da qui a parlare di vittoria, ce ne passa. Praticamente ovunque il PD ha perso voti, e non ne ha neanche persi pochi. Solo che gli altri ne hanno persi di più.
Il caso di Roma è emblematico.
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Marino è riuscito nell’impresa mica da ridere di perdere 1/3 dei voti che Rutelli prese al primo turno. Insomma, un disastro a tutto tondo. A cui però gli altri guardano con invidia. Il Pdl ha dimezzato i suoi voti, un tracollo. In realtà però non è una sorpresa. Lo stesso Pdl aveva perso il 40% dei suoi voti alle elezioni politiche. Eppure lo si era accreditato di una grande vittoria. No, era stata una sconfitta clamorosa. Non vista solo dal PD e dal suo gruppo dirigente che hanno deciso di andare a fare un inciucione con un partito ormai derelitto.
La consunzione del PDL non è finita, nonostante la bombola d’ossigeno data da Bersani e soci. E questo ha favorito i democratici, pure in clamorosa ritirata. Per altro, emerge con forza un trend ormai consolidato negli ultimi 5 anni. Il PD nazionale e la sua dirigenza, quella che ha sostenuto Monti, quella che si allea con Berlusconi, quella che vota il fiscal compact, viene bastonata dagli elettori. Alle elezioni amministrative, invece, soprattutto con candidati di rottura (Pisapia, Zedda, Marino, ma anche De Magistris) la sinistra vince. Forse davvero esiste un problema di rottamazione della classe dirigente nazionale.
Quel che rimane, in ogni caso, è una Italia allo sbando, in cui il sistema politico si sta trasformando, con una quota sempre maggiore di elettori che si allontana dalla vita democratica. Insomma, si tratta di una crisi organica, per dirla con Gramsci. Tutta la vecchia classe dirigente annaspa, perde voti e legittimità. Ma una alternativa non si vede, come chiarito dal deludente risultato del M5S. Forse uno stop momentaneo, o forse era stato un fuoco di paglia quello delle politiche. Difficile da dire ora, di sicuro però una alternativa di sistema non emerge.
In tutto questo la sinistra, l’unica rimasta in Italia, traccheggia. Non va male, ma certo non sfonda, vista soprattutto la crisi del PD. Vendola infine inverte la tendenza che lo ha visto in costante arretramento negli ultimi due anni, raddoppiando i voti rispetto alle politiche, ma rimanendo ancora attorno al 5-6%. In diverse realtà locali, però, la sinistra di opposizione viene premiata, toccando o sfiorando il 10% a Siena e Pisa (senza SEL), Ancona ed Imperia (con un fronte unito). Bisognerà ripartire da questi dati per cominciare a ricostruire un vera opposizione.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto – 1970, E.Petri

In Cineteca politica on 23/05/2013 at 20:44

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Verso la fine degli anni ’60 lo sceneggiatore Ugo Pirro ebbe l’idea di scrivere un film sul potere, della polizia e degli ufficiali del governo, e le sue aberrazioni. Quando ne parlo’ con Elio Petri, il regista ne fu entusiasta. Ed entusiasta fu pure Volonte’, in quel periodo in pausa dal cinema, quando il regista e lo sceneggiatore gli illustrarono il progetto.

Così nacque Indagine, Gran Premio della Giuria a Cannes nel 1970, ed Oscar come miglior film straniero nel 1971.

Di questo film quasi universalmente elogiato dalla critica, ed ancora oggi grande successo di pubblico, si e’ già parlato e scritto tanto. Perché oltre ad essere un thriller, un noir, e’ una lucida analisi dei fatti politici di quegli anni e dei loro moventi individuali. Parla di repressione preventiva da parte dello Stato come forma educativa, concetto che rispecchia il teso clima politico dei primi anni ’70 sia in Italia (sono del 1969 sia le bombe che esplosero su 8 treni in diverse località, che la strage di Piazza Fontana a Milano), che in altri Paesi più o meno democratici, in cui la coercizione era considerata prima arma di difesa contro le rivendicazioni dei movimenti studenteschi ed operai.

Parla dei risvolti violenti e sadomasochisti della società, dove chi esercita il potere e’ legittimato ad abusarne, e chi lo subisce ne e’ interamente dominato.

E necessariamente il teatro di tutto questo non può che essere la capitale. Roma centro fisico di un potere che non a caso e’ esercitato in maniera e con accento meridionale, per meglio prestarsi alle dinamiche borboniche di abuso, corruzione ed inefficienza.

La bella Roma di via del Tempio al ghetto (in cui avviene l’omicidio di Augusta Terzi nel film), di Campo Marzio e del Pantheon, oggi purtroppo invasa da manifesti e manifestanti di Forza Nuova, Fratelli d’Italia e figli di Storace, che si ritrova a scegliere il nuovo Sindaco questo fine settimana.

E se ‘il popolo e’ minorenne e la citta’ e’ malata’, come nel discorso d’insediamento di Volonte’ a capo dell’ufficio politico della questura, saranno i sempiterni er batman & co. a rimetterla in piedi?

Un dettaglio divertente sulle riprese raccontato dalla Bolkan e’ che Petri invito’ molto gli attori ad improvvisare. Ne’ lo schiaffo che lei subì da Volonte’ in una delle messinscene del delitto, o la sabbia da lei messa in bocca a lui in spiaggia, erano a quanto pare previsti.

Giulia Pirrone