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I veri baluba

In Fin de parti(e) on 10/07/2013 at 14:06

Di @MonicaRBedana

“Qui ci sono dei baluba”.

Magari mica tutti, fuori dal Veneto, avrete capito fino in fondo il significato di questa espressione usata qualche giorno fa dal ministro Zanonato con gli industriali di Padova.
Gettate uno sguardo sul Parlamento oggi e comprenderete perfettamente.

Per baluba ci fanno passare questi che hanno votato una sospensione di tre giorni (o pomeriggi; inauguriamo la democrazia part-time) dei lavori alla Camera , come se non avessimo capito che mettere in sicurezza Berlusconi dalle sue vicissitudini giudiziarie è l’unico vero programma del Governo delle larghe intese.

Da baluba è opporre il potere legislativo alla Giustizia.

Mi sembra un po’ baluba anche questo giovane Presidente del Consiglio che pare aver preso alla lettera Thomas Jefferson, rimandare è meglio che sbagliare, allora rimandiamo l’Italia intera, anzi, diamo una mano a mandarla tutta in prescrizione.

Domani 11 luglio l’ordine del giorno della Giunta del Senato comprendeva il problema dell’ineggibilità di Silvio Berlusconi; siamo in 250.000 ad aver firmato l’appello di Micromega a questo proposito e come baluba ci sentiamo trattati se ora ci tenete tutti in lista d’attesa dietro a quel solito cittadino che non è mai uguale a noi.

Rimandare è sbagliare, si vede che anche Jefferson ha fatto il suo tempo.

Berlusconi, Idem, Sicilia: la debacle di Letta

In politica on 25/06/2013 at 08:10

E per fortuna che dopo la vittoria del PD alle amministrative il governo era più stabile. Un’altra giornata come quella di ieri e si rischia il collasso.

Inizia tutto con Berlusconi e la sentenza che un pò tutti, in fondo, si aspettavano. Perchè è fuori di qualsiasi ragionevole dubbio che le serate eleganti di Arcore fossero in realtà bordelli sgangherati, in cui abbondavano prostitute o arrampicatrici sociali ed in cui una di queste era minorenne. Ora non è solo senso comune è anche verità giudiziaria. Verità che scuote il governo ma non perchè il PD sia in imbarazzo ad allearsi con un condannato in I grado, tutt’altro, quanto perchè il supposto puttaniere ora alzerà la posta e di fatti vuole subito la riforma della giustizia. Se no, tutti a casa – anche se forse Berlusconi farebbe meglio a stare un pò lontano dalla sua….troppe tentazioni.

Aprofittando del polverone mediatico, nel frattempo, Letta ha dimissionato la Idem, passata da icona nazionale a barzelletta nel giro di pochi mesi. L’ennesima furbetta del quartierino che evade le tasse proprio mentre il governo cala la scure dell’IMU sui contribuenti. E come al solito – si vede che le origine protestanti della tedesca contano poco in questi casi – non assumendosi le proprie responsabilità. “Non sapevo”, “non ho tempo per occuparmi di queste cose, avevo da vincere medaglie” (che suona un pò come Berlusconi quando vinceva le sue Champions League), “sono onesta” (concetto un pò bizzarro per un evasore), con il gran finale “volevo dimettermi da tempo” dopo che il giorno prima in una intervista aveva sostenuto l’esatto contrario. Che gente. Due braccia levate al canottaggio.

Ed infine la Sicilia, con la debacle dei partiti di governo. A Ragusa risorge il M5S che umilia gli avversari con un plebiscito, ma soprattutto a Messina il candidato NO PONTE della società civile vince al fotofinish contro il virgulto renziano del PD. Certo questo non cambia il fatto che il PD abbia stravinto la tornata amministrativa, ma di sicuro c’è vita in Italia oltre il duopolio PD-PDL.

Vince il PD perde la democrazia

In politica on 10/06/2013 at 15:11

Marino ha stravinto, o quantomeno la destra è sparita a Roma, che è sempre una ottima notizia. E il PD sbanca in comuni da sempre di destra, dal Nord al Sud. Meglio di niente, non fosse che il PD non è certo un partito di sinistra, quantomeno quando partecipa ad un governo con Berlusconi.

E questo sta avendo ripercussioni devastanti sul nostro sistema politico. La destra è ormai allo sbraco, lo avevamo già detto, Berlusconi non è più credibile e ci è voluto solo il sistema mediatico italiano e l’idiozia dei dirigenti democratici per far passare il messaggio che alle politiche il PDL, che aveva perso 15 punti percentuali – il più grande tracollo della storia repubblicana – avesse restto se non addirittura vinto. Non essendoci alternative credibili a destra, la gente ha smesso di votare, e a livello locale questo si è visto in maniera clamorosa. Ma dall’altra parte le cose non vanno tanto meglio. Il PD gode della debacle altrui, e vince trascinato dai disastri altrui. Ma perde voti su voti in termini assoluti, arrivando all’estremo romano dove sono state più gli astensioni dei partecipanti al voto. Un modello di democrazia a basso potenziale, sempre più oligarchica, sempre meno partecipata. Una democrazia peggiore, che ha molti padri, ma che, soprattutto, non ha al momento nessun progetto per sopravvivere.

Il matrimonio di convenienza tra PD e PDL

In Editoriali on 26/04/2013 at 09:38

di Nicola Melloni

da Liberazione

Guardando l’Italia di fine aprile 2013 sembra davvero di rivedere gli ultimi giorni di Weimar. Una classe politica ormai imbalsamata, incapace di decidere, rinchiusa nel Palazzo, mentre fuori soffia la bufera della crisi.
Un anno e mezzo fa il crollo della destra berlusconiana apriva praterie davanti ad un centro-sinistra impreparato, economicamente, culturalmente e politicamente a prendere l’iniziativa. In Italia la crisi economica era ormai anche crisi organica, di sistema, con la politica tutta incapace di rappresentare le diverse forze sociali, di governare il cambiamento, di organizzare la società. All’orizzonte allora si stagliava un governo di tecnocrati capitanati dall’ex eurocommissario Mario Monti che metteva sotto tutela il Parlamento e la Repubblica tutta, in nome dell’Europa e dei mercati. Non era Monti però il deus ex machina di questa operazione, ma Giorgio Napolitano che aveva imposto alle forze politiche un tale compromesso. Tant’è che per tutta la durata di quel governo il Presidente della Repubblica si incaricò di fare da tutor ad un Premier impacciato e ad un gruppo di ministri mediocre e assolutamente incapace. Facendosi garante di un equilibrio politico conservatore se non reazionario, di difesa dello status quo, di arroccamento su vecchi modelli consociativi, ignorando in maniera plateale le richieste di cambiamento. Esplicativa in questo senso la famosa battuta sul boom dei 5 stelle, ribadita nuovamente nella scelta dei saggi che escludevano il Movimento di Grillo per puntare tutto sulle forze sconfitte e decrepite della politica tradizionale.
D’altronde Napolitano ha usato tutto il potere a sua disposizione, e forse anche di più, per impedire la nascita di un governo di cambiamento, ribadendo anche quando fu dato l’incarico a Bersani che la strada maestra era quella della Grande Coalizione. Una scelta che, dopo l’illusorio tentativo di formare il governo, è stata poi fatta propria dal PD che prima ha tentato la carta Marini e poi è tornato appunto su Napolitano. Ma non è il “compromesso storico” tra due forze in ascesa, rappresentanti di grandi interessi sociali ed economici, ma un matrimonio di convenienza tra due forze politiche in ritirata, incapaci di interpretare il cambiamento, proprio come la SPD e la destra tedesca a inizio anni Trenta.
La scelta di Letta si adatta perfettamente a tale schema ed è in sostanziale continuità con quella di Monti. Un Primo Ministro che risponde direttamente al Quirinale e non al Parlamento, un uomo gradito a grandi imprese, banche, quella parte del Paese che ha portato l’Italia nella crisi attuale, che ha lucrato nella lunga stagione della Seconda Repubblica e che rifiuta il cambiamento. Di fronte ad una crisi epocale, con il vecchio sistema ormai morto e con il nuovo incapace di nascere, la soluzione Napolitano-Letta è un tentativo reazionario di salvare le vecchie classi dirigenti, di garantire i potentati economici, di reimpostare su basi regressive il contratto sociale – democrazia svuotata, diritti annacquati, indebolimento del lavoro. Per tornare a Gramsci, una rivoluzione passiva di stampo conservatore.
Quello che però non è chiaro è la reale solidità di queste forze, incapaci di proporre un qualsiasi disegno strategico, aggrappate più che altro al proprio interesse personale, emarginate dai grandi processi mondiali di ristrutturazione del potere e dell’economia. L’immagine della scorsa settimana di un palazzo assediato raffigura molto bene lo stato attuale della politica italiana. Il malcontento, la rabbia, la disperazione rischiano di esplodere da un momento all’altro e possono prendere qualsiasi forma. L’implosione del PD apre nuove possibilità di riorganizzazione per la sinistra ma allo stesso tempo la solo rimandata esplosione del blocco sociale berlusconiano potrebbe dare vita a formazioni politiche ancor più reazionarie con Grillo che al momento rischia di catalizzare la protesta. Come a Weimar, una politica legale ma ormai illegittima si rinchiude in se stessa mentre fuori il mondo cambia.