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Il baratro di Maria e della sinistra-sinistra

In Fin de parti(e) on 28/05/2014 at 23:11

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Di @MonicaRBedana

La storia di Maria Baratto l’hanno inghiottita i successi elettorali di chi impacchetta la questione del lavoro dentro definizioni inglesi. Cassintegrata da sei anni alla Fiat di Pomigliano, a 22 montava da sola i tergilunotti sull’Alfa33 e qualche giorno fa non ce l’ha più fatta, nemmeno aggrappandosi agli psicofarmaci, a camminare “sul ciglio del burrone dei licenziamenti” e si è buttata nel buio definitivo. Di anni aveva più o meno i miei.

Oggi, per bocca di Gennaro Migliore, la cosiddetta sinistra-sinistra del Paese invece di decidersi a seguire finalmente il filo di questo dolore, del degrado, della perdita di dignità e di capacità fisiche e mentali a cui sempre più spesso ci costringe il lavoro (sull’usura bestiale che provoca la catena di montaggio in Fiat “Ci volevano con la terza media”, di Giovanni Barozzino, la persona di Sel di cui sono più orgogliosa in assoluto) e di farsi forte nella nuova casa dell’Altra Europa, di Syriza, di Podemos e chiedere una risposta immediata all’unica questione non più rimandabile, annuncia che “Sel e il Pd devono stare dentro lo stesso contenitore”.

Quella volta credevo fossimo andati all’opposizione per qualcosa. Per quella cosa così prescindibile che si chiama coscienza.

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