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Posts Tagged ‘Bersani’

Stravince Renzi, cosa cambia?

In politica on 09/12/2013 at 11:53

Matteo-RenziRenzi non ha vinto, ha stravinto. Complimenti. E complimenti agli elettori che hanno affollato i seggi, sempre meglio che adorare leader supremi che si manifestano nei blog. La partecipazione attiva è il sale della democrazia, e il PD sicuramente ha ancora una base molto solida di gente disposta a partecipare. E’ una bella notizia.

Al contempo molti temono che la vittoria di Renzi sia una brutta notizia per la sinistra. Lo temeva anche Susanna Camusso, ma gli iscritti alla CGIL non devono averla ascoltata più di tanto. Lo temevano, solo l’anno scorso, tanti elettori del PD, spaventati dal nuovo berluschino. Lo temevano Vendola e SEL, impegnati pancia a terra per Bersani invece che per sostenere la propria candidatura alle scorse primarie. Di sicuro non sono in molti a temerlo oggi. La veccha guardia è stata cacciata, con la sconfitta clamorosa – nei numeri – di Cuperlo. Anche se poi, in realtà, la maggior parte della vecchia nomenklatura, quella classe dirigente che Renzi ieri ha detto di aver sconfitto, si è arroccata dietro il sindaco di Firenze: Fassino, De Luca, Bassolino, Veltroni – ieri subito ricomparso in Tv! Come se nel disastro di questi vent’anni loro non ci fossero stati, come se i problemi della sinistra iniziassero e finissero con D’Alema e Bersani. Certo però, Renzi, ha lottato in prima persona (e con coraggio, va detto, quando non era facile) contro il vecchio apparato, ha vinto, ha convinto. E quella che sarebbe dovuta essere la sinistra del partito, con Civati, ha solo preso atto di essere inesistente e ininfluente.

Dunque il popolo del PD non ha più paura di Renzi, anzi, lo osanna. Con ragione, io credo. Renzi è la sintesi, finalmente, di quello che doveva essere il PD e finora forse non era mai stato. Doveva essere un partito progressista e moderno, era un’unione di due partiti, per anni diviso in tante correnti, solidarietà di ex-partito, con i diessini tutti insieme, la riserva democristiana a fare da muro contro la socialdemocrazia. Renzi, che pure viene dai giovani democristiani, ha cominciato a far politica vera ai tempi dell’Ulivo, non del PCI. Non ha paura a dirsi di sinistra, anche se è la sua idea di sinistra – ci torneremo – che ben si concilia con un certo conservatorismo cattolico ed un approccio economico liberale. E’ per eccellezza il politico post-ideologico (nella vulgata corrente, come se essere liberali, appunto, non fosse una ideologia…), il figlio vero e umano della fusione a freddo di PCI e DC.

Un vero piddino, non un ex qualcosa. Di destra? Si, secondo i miei standard. Ma non secondo gli standard di questi decenni. Renzi guarda a Blair e Clinton, icone della sinistra italiana negli anni 90. Guarda con simpatia alla tradizione socialdemocratica europea ed è meno “americano” di Veltroni. Si congratula con Marchionne – come Chiamparino, Fassino, Veltroni, etc etc etc – ma ha anche il coraggio di rispondergli male, coraggio sempre mancato ai personaggi di cui sopra. Attacca la CGIL (anche D’Alema lo fece), ma sarebbe soprattutto il caso di non dimenticarsi che gli attacchi ai lavoratori, e non al sindacato, li fece quella sinistra che votò la legge Treu e la legge Fornero – che Renzi vuole abrogare. Addirittura Renzi ha criticato le privatizzazioni – strumentalmente, forse, ma lo ha fatto. Gli altri, quelli che erano “di sinistra” hanno fondato il loro programma di governo proprio su quelle privatizzazioni e sulle famose liberalizzazioni.

Insomma, cosa c’era rimasto, nel PD, ed anche nei suoi predecessori, di sinistra classica? Nulla. Il conflitto sociale era sparito, il mercato era idolatrato, il lavoro non difeso. La diseguaglianza era esplosa. L’educazione pubblica martellata mentre si davano i soldi alle private. Di sinistra nel PD erano rimaste le feste e la partecipazione popolare, e la clamorosa vittoria di Renzi mi pare che confermi quantomeno quest’ultima importante caratteristica. Sul resto, non vedo nessuna discontinuità tra il nuovo leader e le politiche del passato. Non sarà più a destra, non sarà più a sinistra.

La scelta non è mai stata sulle grandi categorie politiche. La differenza tra i candidati – come quella in passato tra Veltroni e D’Alema – non era sul contenuto, ma sulle sfumature e sulla forma. I vari leader prestano più o meno attenzione ai diritti civili, più o meno interesse per le imprese, sono più o meno ambientalisti. Le strategie, poi, sono molto diverse: vocazione maggioritaria con Veltroni – e direi con Renzi – coalizioni più larghe con D’Alema, Bersani, etc. Con Renzi si è scelto un nuovo leader, ma non si è scelto un nuovo partito. Potrà essere più onesto, più diretto, più moderno ma non sarà diverso nella sostanza da quello che c’era prima. Saranno contenti i vincitori, ma non c’è da preoccuparsi per gli sconfitti.

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Il governo di CL

In a sinistra on 05/05/2013 at 12:07

Dopo lo scandalo Formigoni si pensava che finalmente potessimo liberarci un pò di CL, invece sono addirittura arrivati al governo con 2 ministri. Forse, per capire meglio il tutto possiamo ricordare alcune profetiche parole di Pierluigi Bersani, un po’ vecchiotte ma, mi pare, di grande attualità (copio e incollo dal sito di Giulio Cavalli):

“Se vuole rifondarsi, la sinistra deve partire dal retroterra di Cl. La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’800, il partito socialista arriva dopo, il partito comunista dopo ancora. E i movimenti del Sessantotto sono tutti morti, solo l’ideale lanciato da Cl negli anni Settanta è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare, è lo stesso ideale che è alla base delle cooperative, un dare per educare” 
Parole di Pierluigi Bersani al meeting di Rimini nel 2003.
Poi, sempre al meeting questa volta nel 2006, disse: “Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del Partito comunista italiano, per un po’ pensò di chiamare il nuovo partito Comunità e libertà. Perché tra noi e voi le radici sono le stesse”
(http://www.giuliocavalli.net/2012/08/21/memento-bersani-cl-semper/)
Peccato, diciamo, esseri dimenticati delle lotte operaie, della Comune di Parigi, del tradeunionismo inglese, dei massacri degli operai. Una sinistra che evidentemente puzza di vecchio. Mentre il denaro, l’ideale di CL, si sa, non ha profumo

Bersani addio

In politica on 18/04/2013 at 12:36

Far rimpiangere Veltroni non è cosa da poco, ma qui tra poco toccherà farlo. Bersani da leader del PD non ne ha azzeccata una. Ha perso tutte le primarie per i sindaci. Ha accettato di sostenere Monti quando poteva vincere in carrozza, con risultati che sarebbero comici se non fossero davvero tragici. Ha vinto le primarie ma perso le elezioni. Ha provato a formare il governo ma non ci è riuscito. Ha cercato di far virare il PD verso il M5S salvo poi accordarsi con Berlusconi per eleggere Marini, e non è riuscito a fare neanche quello, con oltre metà partito che lo ha mollato.
Basterebbe la metà per dimettersi.Qualche giorno fa il leader del PD ha detto che se il problema è lui, non ha problemi a farsi da parte. Bene, si faccia da parte. E’ un perdente come nessun’altro nella storia della Repubblica. Ed è molto, troppo confuso. Mette la freccia a sinistra, sorpassa a destra e si stampa contro un palo. L’accordo con Berlusconi poteva essere fatto 1 mese fa, e si faceva partire il governo. Invece prima gli si è detto no, poi si ha avuto la possibilità di trovare finalmente un accordo con Grillo ed allora si è tornati da Berlusconi, legandosi mani e piedi al Caimano. Forse la voglia matta di quella poltrona a Palazzo Chigi gli ha fatto perdere la tramontana. Forse c’è stato qualche birrino di troppo. Forse è solo inadeguato.
Ma un leader completamente estraniato dalla realtà, senza una reale capacità di ascoltare l’opinione pubblica, e pure incapace di controllare il suo partito, non è ovviamente in grado di governare il paese.
Se ne vada, anche se ormai è troppo tardi. Ma meglio tardi che mai.

Bersani&C: per votare Rodotà non è troppo tardi

In a sinistra on 17/04/2013 at 06:44

L’inazione politica del PD ha colpito ancora. Candidati semi-segreti che escono sui giornali per poi non essere né smentiti nè confermati. Incontri con Berlusconi per parlare di presidenti, perché bisogna garantire tutti. Ma soprattutto liti nel partito, una parte tifa Prodi, un’altra Finocchiaro, e i cattolici vogliono Marini. Con in mente soprattutto quello che succederà dopo l’elezione, dimenticando, a volte, che il Presidente rimarrà in carica 7 anni e non 3 mesi. Non proprio un bello spettacolo, con il nome del candidato che rimane un segreto fino alla fine, manco fosse il gioco dei pacchi. Bell’esempio di politica nuova.
Dopo aver sperimentato con successo il metodo Boldrini-Grasso il PD sembra aver dimenticato l’unico vero successo portato a casa da mesi a questa parte. Lasciando così l’iniziativa a Grillo, che con le sue primarie ha scavalcato il PD a sinistra e con mossa intelligente ha proposto candidati super partes ma politicamente riconducibili al campo progressista. Un modo per andare a vedere le carte del campo avversario.
Gabanelli, Strada, Rodotà: 3 nomi di alto profilo. I primi due ottimi esponenti della società civile, persone serissime, ma forse non troppo adatte al ruolo di Presidente. Rimane Rodotà su cui Grillo ha già speso parole di stima e di possibile accordo. Al momento nel silenzio tombale, drammatico del PD. Votarlo sarebbe la scelta più intelligente, più giusta. Certo, rischia di diventare una scelta debole perché imposta da altri, ma questo è il prezzo che si paga ad aspettare troppo. Forse Rodotà che sostiene il referendum a Bologna per togliere i finanziamenti alle scuole private, quello stesso Rodotà che si batter per i beni comuni contro la mercificazione dei diritti è un candidato scomodo per il PD, o almeno per una sua parte. Ma è un candidato che gran parte degli elettori di sinistra apprezzerebbe, che garantirebbe cittadini e Costituzione e non solo un qual certo ceto politico. Un candidato che potrebbe aprire nuove prospettive anche di governo del Paese, una convergenza su un cambiamento vero.
Non è troppo tardi per votarlo.

Lite tra comari al PD. La politica quando?

In politica on 14/04/2013 at 23:21

Ormai il PD sembra un romanzo scritto da Calvino, il castello dei destini (personali) incrociati. In realtà forse no, Calvino non avrebbe scritto una storia di così bassa lega. L’attacco di Renzi a Bersani di domenica sera è quasi indecente: al TG5 a sparare bastonate tutte contro il suo partito, alla faccia del gioco di squadra. Ma se non gli piace niente e nessuno, perchè non fa qualcos’altro? Mistero.
Accusa Bersani di pensare solo a se stesso, ma il sindaco di Firenze non sembra fare nulla di diverso. Sgomita, si fa vedere, teme di rimanere fuori dai giochi.
D’altra parte, però, Bersani, ha portato avanti, nell’ultimo mese, una azione politica debolissima e quindi facilmente tacciabile di immobilismo. Prima un tentativo, legittimo, per formare il governo. Ma poi? Ci si è arenati immediatamente. Ha un bel da dire, Bersani, davanti alle critiche di Scalfari e altri che il suo nome e il suo ruolo non sono un problema, che si può far da parte subito. Parole, ma fatti? Davanti all’impossibilità di formare un governo PD-SEL bisognava proporre qualcos’altro. Se non vuoi andare con Berlusconi – e per fortuna – allora devi provare a trovare un equilibrio alternativo ed avanzato con le altre forze politiche. In fondo, se guardiamo alle Quirinarie del M5S,  di 10 candidati oltre metà hanno una storia di sinistra, e altri sono comunque stati in area PD, uno addirittura è Romano Prodi. Il messaggio, per chi lo vuole leggere, è chiarissimo: il terreno per un incontro su una personalità condivisa c’è tutto. Al Quirinale, e a Palazzo Chigi. Anche contro Berlusconi, che problema c’è? D’altronde un candidato contro il M5S non sarebbe certo più rappresentativo!
Ecco, Bersani e l’intero PD avrebbero dovuto dirigersi fortemente in quella direzione, la ricerca di un nome e di una squadra politicamente partigiani ma staccati dalla politica di partito, e su quella base provare un nuovo incontro con Grillo. Nessuna garanzia di successo, ma almeno ci si prova. Raccogliendo due piccioni con una fava: da una parte si vanno a vedere le contraddizioni del M5S che ha avuto vita facile a dire no ad un governo del PD ma avrebbe ben più difficoltà a dire un no a prescindere a personalità che loro stessi stimano; e dall’altra parte scovare i nemici interni, quelli che vogliono il patto con Berlusconi, quelli che cercano di frenare Bersani, quelli che puntano su Renzi.
Insomma, si doveva fare politica.
Ed invece siamo alle liti da pollaio.