resistenzainternazionale

Posts Tagged ‘hollande’

L’Europa che non va

In Internazionale on 25/03/2014 at 13:08

front-national

 

I risultati del weekend elettorale francese sono abbastanza chiari: il Front National avanza, i socialisti perdono. Nonostante la destra di Marie Le Pen fosse presente solo in pochi municipi, il suo successo è piuttosto netto e conferma le fosche previsioni in vista delle elezioni europee, dove il FN potrebbe divenire primo partito francese.

La reazione di Hollande è stata simile a quella di Jospin nel 2003, quando il candidato socialista non arrivò al secondo turno e chiese all’elettorato di sinistra di votare compatto per Chirac, contro Le Pen padre, in nome dei valori repubblicani. Si tratta però di una risposta politica debole, difensiva e che non riesce a percepire gli umori dell’elettorato francese – e di quello europeo.

I socialisti rispondono alla loro crisi, che è la crisi della Francia, con la Grande Coalizione, che è poi quello che, a livello continentale, socialisti europei e conservatori propongono per Bruxelles. I due grandi partiti tradizionali insieme per difendere gli ideali democratici, repubblicani, europeisti, contro l’avanzata dei barbari. O forse, invece, due partiti che si presentano diversi ma che votano, da anni, le stesse politiche economiche e che ora difendono in ogni modo lo status quo. Uno status quo che non va, che vuol dire austerità, povertà, disoccupazione, diseguaglianza. Che genera scontento, proteste, manifestazioni, rivolte, che sgretola la politica tradizionale, che porta, quasi naturalmente, alla crescita di forze reazionarie ed anti-europeiste. In Francia, ma non solo in Francia, lo sappiamo bene.

Eppure, a Bruxelles (e a Berlino) non l’hanno ancora capito. E anche nella Parigi sotto assedio nulla sembra cambiare. Hollande predica nuove alleanze centriste come antidoto al FN; non ha ancora capito che sono le politiche a dover cambiare, non le alleanze. Né sembra aver capito che invece la destra ormai ex-gollista pesca volentieri nel bacino del FN, con politiche sempre più reazionarie, e con appelli diretti per accogliere il voto dei seguaci di Le Pen. Un fenomeno non solo francese, basti pensare comei Conservatori inglesi stiano ormai inseguendo gli indipendentisti sul terreno dell’antieuropeismo e della xenofobia, o come in Italia Berlusconi sia pronto a cavalcare la battaglia anti-europeista, con Grillo, Lega e Fratelli d’Italia.

Davanti a questo progressivo sgretolamento che presto potrebbe trasformarsi in valanga, si continua a rimanere immobili, si continua a parlare di deficit e debito, si continua a ripetere il mantra dell’austerity. Si continua ad andar dritti contro un muro che rischia davvero di far crollare l’ormai fragile edificio europeo, e che potrebbe però portarsi dietro, nella sua rovina, un sistema democratico che sembra ormai incapace di rispecchiare il volere dell’elettorato. Si vota, si cambia governo, ma le pene rimangono sempre le stesse.

Ecco allora che l’unica speranza di salvezza sembra essere una rinascita della sinistra vera, europeista ma alternativa all’Europa attuale. Non certo il PSE di Hollande che tradisce il mandato elettorale, non certo la SPD di Schulz che dice di voler mettere il lavoro al centro della nuova Europa mentre conferma il fiscal compact e si allea con Frau Merkel a Berlino. Che credibilità possono avere soggetti di questo tipo, responsabili in questi anni dei disastri della crisi?

Un’altra sinistra ed un’altra Europa è possibile. Per questo da Syriza alla nostrana lista Tsipras, fino a IU in Spagna, alla sinistra portoghese, francese, tedesca, si deve dar vita ad una vera alternativa, ad un Eurosocialismo che salvi non solo l’Euro e la UE, ma l’anima e i popoli dell’Europa. Una sinistra del lavoro e non dei mercati è l’unica alternativa all’incapacità degli Hollande, e al dilagare dei Le Pen di turno.

Cambiare rotta

In Editoriali on 06/11/2013 at 09:41

di Nicola Melloni

da Liberazione

Ieri anche Romano Prodi è infine sbottato in una intervista al Quotidiano Nazionale: il problema dell’Europa è la politica tedesca. Non si può non dargli ragione. La situazione è disastrosa, lo sappiamo bene. Ieri l’Istat e oggi la Ue hanno rivisto al ribasso le stime per la crescita del prossimo anno, facendoci sapere inoltre che la disoccupazione aumenterà. Disoccupazione già ai massimi degli ultimi 30 anni e che, tra l’altro, viene sottostimata dalle statistiche, probabilmente più vicina al 22% che al 12. Il debito intanto aumenta, l’esempio più lampante del fallimento dell’austerity europea, come ammesso anche da Prodi. Le prospettive non sono migliori. L’economia mondiale è sempre in uno stato di quasi crisi: l’America traballa, la Cina investe pesantemente nel mercato delle valute per tenere lo yuan svalutato, esportando in questa maniera la sua capacità produttiva in eccesso – in altre parole esportando disoccupazione. Soprattutto in Europa, ovviamente. E l’Euro diventa sempre più forte, uccidendo la ripresa. C’è chi dice che in realtà il valore dell’Euro non sia sovrastimato, e questo sarebbe confermato dal fatto che praticamente tutti i paesi europei hanno ripreso a macinare surplus della bilancia commerciale. Peccato che in realtà questo sia solo il prodotto della crisi economica, con la domanda interna talmente depressa da far calare le importazioni. Un surplus della bilancia commerciali sarebbe un buon segnale se fosse il risultato della ripresa economica mentre invece la produzione industriale italiana è ancora del 20% più bassa di 15 anni fa!
In realtà, la differenza strutturale tra le economie europee fa sì che il livello del tasso di cambio abbia diversi effetti sulle diverse economie. In Germania, con linee industriali di gamma più alta e produttività maggiore, il livello critico del cambio dollaro/euro è intorno all’1,80, mentre in Francia (1,24)e Italia (1,17) è molto più basso e già abbondantemente superato dalla quotazione attuale, circa 1,35. Dunque tutto ok a Berlino, mentre Roma e Parigi sono alla canna del gas. Una volta si sarebbe ricorsi ad una svalutazione competitiva, ora invece si è costretti nelle maglie rigide dell’euro, cosicché le nostre merci diventano poco competitive e quelle estere sono più convenienti. L’effetto economico è disastroso, e siamo ormai in una situazione di deflazione. Al momento l’inflazione nell’area euro è 0,7% contro il 2% programmato ad inizio anno, e questo nonostante in quasi tutta Europa ci siano stati aumenti dell’IVA o di tasse similari che dovrebbero aumentare l’inflazione. La moneta non circola, l’attività economica è stagnante, la ripresa un miraggio. Si tratta di un colossale fallimento per la Bce di Draghi, inerte davanti alla crisi. Ha salvato le banche, vero, ma solo quello. I soldi non sono mai arrivati all’economia reale. La Bce ha il compito di tenere sotto controllo i prezzi – e non lo sta facendo, sbagliando clamorosamente le sue politiche di credito. E non difende adeguatamente l’Euro mentre tutte le altre banche centrali del mondo, dalla Fed ai cinesi, ai giapponesi, si attivano per usare la loro valuta per rilanciare l’economia. L’Europa no. Siamo gli unici al mondo ad unire l’assurda austerity con una politica monetaria neutra, senza il minimo segno di politiche espansive che aiutino a riequilibrare il ciclo economico. Il tutto per le assurde ossessioni tedesche con debiti ed inflazione. Come se al momento fosse quello il problema dell’Europa e non la recessione e la disoccupazione.
Come è chiaro a qualsiasi economista od osservatore indipendente, l’Europa avrebbe bisogno proprio di un po’ di inflazione – soprattutto nei paesi del Nord. Salari più alti, domanda maggiore – e dunque anche maggiori esportazioni dal Sud Europa. Ed una diminuzione, grazie alla differenza dei prezzi, del vantaggio strutturale della Germania, con un riequilibrio delle economie europee. Invece i tedeschi sono orgogliosi, direi tronfi, del successo della loro bilancia commerciale e vogliono che tutta l’Europa li copi. Dovremmo tutti diventare esportatori netti, anche se la domanda dovrebbe sorgere spontanea: chi sono i consumatori in questo scenario? Inoltre un po’ di inflazione, oltre a far ripartire le economie, contribuirebbe ad una svalutazione in termini reali del debito, allentando la morsa sugli Stati e sulle loro finanze.
Niente da fare, Berlino domina sia la politica fiscale che quella monetaria. E non si capisce davvero il perché. La Germania sarà anche la maggior economia europea, ma Francia, Italia e Spagna – e non solo loro – hanno il peso ed i voti, nella Bce, nel Consiglio Europeo, per mettere la Germania all’angolo e cambiare drasticamente le politiche europee. Finora abbiamo dovuto accettare i diktat tedeschi, con risultati abominevoli. Ora, invece, dovrebbero essere i tedeschi ad adeguarsi alle esigenze della maggioranza degli europei. Rajoy, Letta e soprattutto Hollande dovrebbero avere un soprassalto di dignità e decidere di fare gli interessi dei propri paesi e non i maggiordomi tedeschi. O a pagare il conto della loro ignavia sarà l’Europa intera.

I maggiordomi europei di Obama

In Internazionale on 03/07/2013 at 08:54

Che scena patetica, nella notte. Portogallo e Francia che bloccano l’aereo del presidente boliviano Morales, di ritorno da Mosca, perchè pensano, pur senza averne le prove, che a bordo ci sia anche Snowden, la gola profonda della NSA. Uno sgarro diplomatico clamoroso, un atto di servilismo e di imbecillità senza precedenti.

Mettiamo in ordine un paio di cose. Negare il rifornimento di carburante ad un velivolo con a bordo un Presidente di una Repubblica è un atto ostile di gravità inaudita. Ancora peggio, negargli, come ha fatto la Francia, il sorvolo del proprio spazio aereo. Il tutto, poi, in base ad una congettura, magari a qualche informativa della NSA o della CIA, che non è che siano esattamente affidabilissimi – sono giorni che dicono che Snowden è in partenza da Mosca, ma alla fine non lo trovano mai.

Ma anche fosse stato a bordo del volo di Morales, quale sarebbe il problema? E’ totalmente lecito che la Bolivia conceda asilo politico a chi vuole. Il paragone con l’Inghilterra che blocca Assange dentro l’ambasciata equadoriana a Londra non sta in piedi. Non si blocca un volo presidenziale per evitare una richiesta di asilo politico!

Ed infine, politicamente. Ma proprio su Snowden gli Europei devono fare questo atto di servilismo verso l’alleato infedele? Avendo svelato le trame spionistiche americane a danno dell’Europa, sarebbe forse il caso di essere noi a difendere Snowden dall’ira della Casa Bianca. E comunque, in un momento come questo, il minimo sindacale richiesto dalla relazioni internazionali, sarebbe una ritorsione verso gli USA, non certo verso la Bolivia.

Non sia mai. Il Portogallo è senza governo e sull’orlo del tracollo econico. Mentre Hollande aggiunge un altro prezioso tassello alla sua disastrosa presidenza:  dopo essersi genuflesso alla Merkel, ha pensato bene di fare anche il maggiordomo di Obama.