resistenzainternazionale

L’Europa che verrà

In Editoriali on 21/05/2014 at 18:52

 

Tsipras_piazza_fronte-palco_2

di Nicola Melloni

da Esseblog

Le elezioni europee si avvicinano e si sprecano gli appelli al voto – con un susseguirsi di comizi, trasmissioni televisive, dibattiti e urla. Si parla tanto di Euro si, Euro no, della grande coalizione socialisti-conservatori, della probabile avanzata delle destre ed addirittura del voto utile a livello europeo, e basterebbero questi temi per decidere per chi NON votare:

 

  • Socialisti e conservatori sono stati gli architetti di questa Europa che non funziona, Hanno costruito un’Europa dei mercati, senza democrazia, senza lavoro e sono dunque parte del problema, non certo della soluzione.
  • Socialisti e conservatori hanno voluto l’austerity, l’hanno imposta a livello europeo con il fiscal compact e votata a livello nazionale – pure modificando le costituzioni di paesi come Italia e Spagna. Ora ci dicono che dopo averci dato un veleno che sta uccidendo l’Europa (in senso, purtroppo, anche letterale) vogliono fare i medici per curarla.
  • Il PSE chiede un voto utile per permettere ai socialisti di vincere senza i conservatori ma, come abbiamo detto, hanno condiviso con i conservatori ogni singola idea. Brillantemente, inoltre, hanno deciso di candidare alla presidenza Martin Schulz, un tedesco il cui partito ha supportato la Merkel in ogni decisione importante, e siede ora al governo a Berlino con la CDU.
  • I gruppi anti-euro, dalla Le Pen alla Lega, stanno abilmente sfruttando i disastri di Bruxelles e del duo PSE-PPE per solleticare un ritorno al nazionalismo nascondendolo dietro una battaglia democratica – ridare voce ai cittadini contro i burocrati di Bruxelles. La verità è ben altra: vogliono abbandonare l’Euro, identificando con una entità esterna al contesto nazionale la matrice di tutti problemi, un discorso tipicamente fascista (l’Euro e gli Euroburocati diventano l’Ebreo del XXI secolo), che evita di affrontare il nodo dei problemi, che è nella struttura economica e nel capitalismo attuale: in cosa sarebbe migliore un’Europa non più unita? Tornerebbero le Banche Centrali, ma chi le governerebbe? In che maniera, i nuovi governi si renderebbero indipendenti dalla dittatura del mercato?
  • Ritornare alla vecchie frontiere vorrebbe soltanto dire una guerra tra poveri, come se le vittime di questa crisi fossero le nazioni – che tornerebbero in competizione, se non in guerra, tra loro – e non, invece, i lavoratori, gli studenti, i disoccupati, i poveri di tutta Europa. Ed i vincenti, mentre la diseguaglianza avanza a ritmi sempre più sostenuti, un gruppo sempre più ristretto ma sempre più potente di oligarchi, siano essi tedeschi, italiani, inglesi o francesi.  

 

Dunque ci sono motivi ottimi per non votare nessuno di questi raggruppamenti, ma c’è soprattutto una ragione fondamentale per scegliere la sinistra, ed un’Altra Europa. In questi mesi ho sentito tantissimi trovare ragioni, vere o supposte, per non votare Tsipras e la lista dell’Altra Europa: i partiti che la compongono non sono credibili; ma chi è questo Tsipras; perché candidiamo un greco, che ne sa dell’Italia?; la Spinelli non è telegenica e legge gli appunti in tv; la Bacchiddu  in deshabillé dimostra di essere come tutti gli altri politici, che cambiamento ci possiamo aspettare; Spinelli e Ovadia prendono per il naso gli elettori, si candidano ma poi vogliono rinunciare al seggio; nessuno sa chi sono gli altri candidati…. e via dicendo. Critiche che possono anche essere valide, ma sono sostanzialmente irrilevanti e superficiali, soprattutto se confrontate al nodo della questione che è il fallimento dell’Europa liberista e dell’austerity. La Sinistra Europea è l’unica che mette il dito nell’occhio del problema: è l’unica a poter denunciare con credibilità l’austerity; è l’unica a essersi battuta – in passato, e, con ancor più forza, oggi – contro la deriva neoliberista, la logica del mercato prima delle persone, contro i tagli che hanno distrutto l’economia reale peggiorando pure i conti pubblici. Tsipras è l’unico ad indicare il cuore della crisi – il capitalismo finanziario attuale – ed a suggerire dei veri rimedi – politiche economiche espansive. La Sinistra, che candida non a caso il leader greco – che dà una raffigurazione anche fisica, bio-politica del dramma della crisi – è l’unica a dire che i problemi del lavoro sono gli stessi per il disoccupato ateniese, per l’indignado di Madrid, per l’esodato torinese, per l’emigrato di Oporto, per il giovane berlinese sottopagato con il suo mini-job. Il problema non è l’euro, la soluzione non è una guerra tra poveri; il problema sono le politiche dell’Europa socialista e conservatrice, il problema è il capitalismo che distrugge il lavoro per conservare il capitale. Tsipras e la Sinistra Europea vogliono salvare l’Europa da se stessa: non vogliono distruggerla come fanno le politiche di PSE e PPE; non vogliono distruggerla, come si propongono Lega e Le Pen. Vogliono, invece, costruire un’Altra Europa.

 

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