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I ladri di polli, termometro della democrazia

In Internazionale on 01/02/2014 at 12:06

di Simone Rossi
Nella vulgata i cosiddetti ladri di polli pagherebbero sempre e completamente per il proprio crimine, a differenza dei ricchi e dei potenti, cui sarebbe frequentemente concesso un trattamento di favore.
Negli scorsi giorni il Crown Prosecution Services (CPS), organismo che svolge il ruolo della magistratura inquirente in Inghilterra e Galles, si è impegnato a confermare quella che altrimenti sarebbe un luogo comune. Il caso è quello di tre uomini arrestati lo scorso 25 Ottobre per aver sottratto generi alimentari per un valore di 33 sterline, pari a circa 40 euro, dai cassoni dei rifiuti di un supermercato nel nord di Londra. Una volta intervenuta su richiesta di un cittadino insospettito dal comportamento dei tre individui, la polizia ha denunciato il caso al CPS. Nonostante la scarsa gravità dell’atto e che la direzione del supermercato non abbia sporto denuncia, ritenendo di non aver subito alcun danno, i legali del CPS hanno inizialmente deciso di rinviare a giudizio i tre imputati sulla base del Vagrancy Act, la legge sull’accattonaggio, del 1824 e ritenendo il caso di interesse pubblico. La decisione è stata capovolta in seguito all’indignazione sollevata dalla diffusione della notizia sui quotidiani a metà di questa settimana ed dell’intervento della direzione del supermercato, che ha ribadito di non voler denunciare i tre uomini.
Probabilmente, senza il clamore suscitato dalla pubblicazione sui mezzi di informazione, i tre uomini sarebbero stati rinviati a giudizio nel nome di un pubblico interesse dai contorni poco chiari. Sembrerebbe piuttosto l’ennesima applicazione dell’approccio “due pesi, due misure”, quello per cui ad alcuni giovani poco più che maggiorenni fu applicata una pena pesante per aver partecipato ai presidi nel centro di Londra contro l’operazione israeliana “piombo fuso” cinque anni fa, o ancora che vide comminata una pena a due anni di reclusione a due uomini per il furto di un paio di bottiglie di acqua minerale durante i disordini dell’agosto 2011. Per contro nessuno dei dirigenti di banca che assumendo consciamente rischi elevati in operazioni speculative hanno causato lo scoppio della crisi economica è stato sfiorato da indagini o da processi giudiziari; né si applica la mano pesante, in maniera “esemplare” come per i casi citati precedentemente, nei confronti delle aziende che frodano i fisco e sottraggono alla collettività decine di miliardi, al più pagano multe risibili e se ne vanno con una pacca sulle spalle.
Uno dei fondamenti della democrazia non è l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge?

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Uno squat da tre milioni di sterline

In Internazionale on 05/11/2013 at 00:45

di Simone Rossi

Questo blog ha trattato in alcune occasioni la questione dell’accesso alla casa nel Regno Unito, reso sempre più difficile dalla combinazione della speculazione immobiliare e dell’alienazione degli alloggi di edilizia pubblica. Il tema ha tenuto nuovamente banco sui mezzi di informazione britannici dopo l’occupazione di un edificio del valore di tre milioni di sterline nel municipio londinese di Southwark, sulla sponda meridionale del Tamigi, a breve distanza dalla Torre di Londra e dalla cattedrale di Saint Paul.
L’antefatto della vicenda è la decisione presa alcune settimane fa dal consiglio municipale di Southwark di mettere all’incanto una proprietà in stato di abbandono sita in Park Street, nei pressi della stazione di London Bridge. L’immobile, una palazzina di una decina di vani, risale al 1820 ed è entrato nella disponibilità dell’ente locale dopo la guerra. Sottoposto a vincolo architettonico, richiede estesi interventi di recupero per un importo stimato dalla municipalità intorno al mezzo milione di sterline per essere reso nuovamente agibile; da qui la scelta della vendita a privati. Tale decisione non è stata apprezzata da un gruppo di attivisti per la casa riuniti nel Housing Action Southwark and Lambeth, organizzazione di cittadini che si batte per il diritto alla casa nelle municipalità omonime; alla vigilia della messa all’asta dell’immobile, alcuni di questi attivisti ha occupato la palazzina, cercando di far pressione affinché la vendita fosse bloccata.
La vicenda è sintomatica della tensione venutasi a creare intorno al problema dell’accesso alla casa che affligge centinaia di migliaia di britannici, con trecentottantamila persone nelle liste di attesa per un alloggio pubblico. Dal 1980, anno in cui il governo allora guidato dalla Dama di Ferro conservatrice M. Thatcher, sono state cedute quasi trecentomila unità di edilizia pubblica, vendute ai locatari tramite la legge del Diritto all’Acquisto (Right to Buy) con cui si ambiva a creare una “società di proprietari” (e di potenziali elettori del Partito dei Conservatori); per contro, gli investimenti in nuove case popolari sono stati inferiori alla domanda, con un allungamento delle liste di attesa. Per lo più, le proprietà messe in vendita sono quelle di qualità migliore e situate in zone ambite, che talvolta sono divenute di pregio a seguito di interventi di riqualificazione. Il rimanente patrimonio immobiliare spesso consiste in edifici di scarsa qualità, quindi costosi da mantenere, e non di rado in rioni mal serviti, in sacche di marginalità all’interno del tessuto urbano.
Nello specifico caso di Park Street, va sottolineato che la municipalità di Southwark è una delle poche a mantenere un consistente patrimonio immobiliare destinato a residenza economico-popolare e ad avere un piano per la realizzazione di un migliaio di nuove abitazioni entro la fine del decennio, venti delle quali saranno realizzate con i proventi della vendita dell’immobile occupato dagli attivisti. Stante il ridotto numero di lotti liberi nelle zone centrali della città ed il crescente costo dei terreni, i nuovi edifici non potranno che sorgere in aree meno valorizzate, con minor accesso al trasporto pubblico e minore densità dei servizi disponibili. Infatti, quello della pulizia sociale (termine mutuato dalla pulizia etnica) è una delle accuse mosse dal Housing Action alla municipalità, che con la vendita dell’immobile in questione contribuirebbe al progressivo spostamento delle classi sociali più basse verso le periferie, lasciando i quartieri centrali a chi ha i mezzi economici per permetterseli e ponendo fine a quella mescolanza sociale che sino a pochi lustri fa ha caratterizzato larga parte del centro londinese. Un tema, quello della ghettizzazione per censo, che sembra attirare poco l’attenzione dei mezzi di informazione e dei rappresentanti nelle istituzioni, focalizzati sulla questione dei venti nuovi alloggi che saranno costruiti con i proventi dell’asta, ma che è concreto e meriterebbe spazio nel dibattito politico. Tuttavia, avendo i tre principali partiti nazionali contribuito a creare la separazione spaziale tra ricchi, classi medie e poveri, difficilmente porranno nell’agenda una questione che per loro è motivo di imbarazzo.

De Magistris vigila dall’alto

In a sinistra on 14/04/2013 at 22:29

A Londra, in pizzeria, si mangia sotto lo sguardo compiaciuto del sindaco. Molto meglio del solito Padre Pio!

Pizza arancione!