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Vendola, l’ammazza-sinistra

In a sinistra on 17/11/2013 at 10:48

Di @NicolaMelloni

Nichi Vendola è forse solo l’ultima delle calamità successe alla sinistra italiana, ma certo ha un record importante: prima ha ucciso Rifondazione, ora è pronto a fare lo stesso con SEL. Non male per uno che doveva portare la sinistra al governo.

Non abbiamo mai risparmiato le critiche a Nichi. A ben vedere, non avevamo certo torto. Vendola ha perso un congresso di Rifondazione ed invece di rimanere per cambiare le cose, ha deciso di rompere un partito con la scusa dell’unità della sinistra. Geniale. Per altro sempre rifiutando qualsiasi idea di vera unità, dall’ostracismo verso Rifondazione fino ad abbandonare Di Pietro  e stracciare la famosa foto di Vasto per rimanere nell’orticello del centro-sinistra piddino che era lanciatissimo per allearsi nuovamente con Monti.

Col bel risultato già allora di fare una misera figura alle elezioni, entrato in Parlamento solo grazie alla mitica alleanza Italia Bene Comune, durata lo spazio di un mattino. Aveva illuso con i risultati eclantanti alle primarie – grazie ad un PD allo sbando che candidava personaggi impresentabili e che si presentava come movimento di conservazione mentre gli elettori chiedevano ricambio. Ma lì, miseramente, si è fermato. Alle elezioni non ha mai superato il 3%, nonostante fosse sempre accreditato al 6-7-8. Tante chiacchere in TV, pochi voti. E l’appiattimento sul non-cambiamento, iniziato a Napoli e Palermo e finito nelle elezioni politiche.

Così facendo Vendola è stato uno dei principali protagonisti della sconfitta della sinistra, con una larga fetta di elettorato deluso che ha infine scelto Grillo, perchè col PD della riforma Fornero e del governo Monti non si poteva proprio andare. Ma certo Parigi val bene una messa, ed una poltrona a Roma o Bari vale qualche voltafaccia. Salvo poi accorgersi che il PD in realtà aveva altri piani e se ne andava tranquillamente al governo con Berlusconi. Certo, a SEL han trovato la comoda giustificazione che almeno grazie all’alleanza la sinistra era in Parlamento. Per far cosa, non è dato sapersi. Ignorando che una SEL indipendente, come nucleo di una vera alternativa a sinistra, avrebbe comodamente passato lo sbarramento – e molto probabilmente rubato voti decisivi a Grillo. E si sarebbe potuto parlare di vero governo alternativa.

Un fallimento completo che non si è voluto analizzare. Anzi, appena si è potuto si sono subito riaperti i ponti col PD, addirittura con Renzi che fino all’anno scorso era quasi il diavolo in persona – con l’invito esplicito a votare Bersani per fermare l’avanzata del sindaco di Firenze. Ed invece, un nuovo cambiamento di rotta, senza nessuna vera spiegazione politica, se non la necessità di rimanere nelle stanze del potere. Una mattina Vendola si alza e detta la linea del partito. Nel silenzio, nell’annuire servile, nella mancanza di discussione, di democrazia interna.

Eh si, perchè Vendola nel suo delirio liderista si era fatto il solito partitino personale, da padre-padrone, come un Di Pietro qualsiasi. Anche in Forza Italia qualcuno, ogni tanto, alza la testa. Non in SEL che nasce, e muore, con Vendola. Che già un anno fa voleva comunque seppellirla, diventare una costola del PD, entrare nel PSE dell’austerity di Hollande, della grande coalizione della SPD con la Merkel, dei ladroni del PASOK greco, dei liberisti del Labour inglese. Il tutto pretenendo pure di essere di sinistra, pensate un pò.

Che tipo di sinistra, lo abbiamo capito in questi giorni. Una sinistra pappa e ciccia col padronato, quello peggiore, quello che corrompe, inquina, ruba, ammazza. Una sinistra che prende in giro i giornalisti che fanno domande scomode ai delinquenti. Quella sinistra che quelle domande, infatti, non le fa. In effetti una sinistra coerente coi programmi e i modi, appunto, del PSE. Una sinistra che, come Vendola, farebbe ridere, se non ci fosse da piangere.

Di @MonicaRBedana

Ho la tessera di SEL, questa è la premessa. E non ho nessuna intenzione di giustificare il leader del mio partito. Così come trovo che non ci sia bisogno di rispolverare le fasi della vicenda Ilva per farlo: se l’operato del Governatore è pulito, si basta da solo. Non basta invece il lavoro responsabile, tenace e del tutto coerente col programma elettorale dei parlamentari di SEL a far parlare dell’attività del partito; sui giornali si finisce sempre più spesso solo per le esternazioni della dirigenza, ma probabilmente anche questo è colpa dei giornalisti inopportuni, più che del senso dell’opportunità di chi si esprime.

Non si dovrebbe mai provare imbarazzo verso le idee che si sposano, invece è ciò che mi accade da tempo in un partito in cui spesso si perde la coordinazione tra identità ed espressione. Allo stesso modo si è perso per strada l’entusiasmo della manifestazione di piazza Santi Apostoli, proprio quando avremmo potuto iniziare a pensare seriamente ad un ruolo di SEL come aggregatore della sinistra, quando pareva facile schiudersi con armonia alle pulsioni della società per inglobarle in un nuovo modo di fare e pensare la politica. Invece siamo ancora qua, con l’orizzonte rattrappito del partito unipersonale che però aspira a liquefarsi con la stessa disinvoltura nel PSE e nell’alleanza con Renzi. Sono giorni in cui mi sento tesserata di un PD qualsiasi, senza coerenza, senza autocritica, spettatrice incredula di un gioco a catenaccio per blindare la credibilità di un uomo che spesso fagocita quella dell’intero partito.

Per essere credibili bisogna anche sembrarlo, questo chiede la gente oggi alla politica; a maggior ragione lo chiede la gente che si sente dileggiata, vilipendiata e perfino condannata a morire dal connubio tra la politica e il capitalismo. L’unica vergogna che non provo, a costo di sembrare sempre fuori tempo e fuori mondo, è quella di esigere, al mio partito e alla vita, la virtù. E’ la sola qualità che, applicata alla politica, riportata nel cuore della sinistra, finalmente distinguerà nettamente il semplice comunisteggiare dal tornare ad essere davvero compagni.

La Sposa in Nero, 1967 – F.Truffaut

In Cineteca politica on 15/11/2013 at 14:17

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Sarebbe bello se alle spalle delle intercettazioni telefoniche che stanno portando a galla tanta sporcizia ci fosse la sposa in nero. Una dama votata alla vendetta, che rivelando ciò che si nasconde dietro la parvenza di rettitudine dei Cancellieri e financo Vendola, ce ne liberasse una volta per tutti. Invece purtroppo, più che da una vergine accecata dal dolore, la strategia che sapientemente seleziona le intercettazioni da far saltare fuori e’ probabilmente guidata da una serie di contraccolpi necessari, come valvola di sfogo, alla sopravvivenza delle larghe intese. Oppure dal caos più totale, ma in ogni caso, al contrario di quanto accade nel film La Sposa in Nero, saranno tutti a salvarsi.

Il film fu realizzato da Truffaut nel 1967, contemporaneamente ad un’intervista di 50 ore del regista con A.Hitchcock, che diede successivamente vita ad un libro.L’intenzione di Truffaut era proprio quella di offrire un tributo ad Hitchcock con un thriller alla sua maniera: un noir francese a carattere hollywoodiano sceneggiato da un romanzo poliziesco degli anni ’40 dallo stesso titolo.La storia e’ quella di Julie Kohler, che privata del marito nel giorno del matrimonio dalla mano di cinque uomini, diventa sposa di una vendetta implacabile.

Il film fu girato a colori, ma Julie Kohler, interpretata da Jeanne Moreau, vestiva solo in bianco o in nero, peraltro in elegantissimi abiti disegnati per lei dal suo allora compagno Pierre Cardin. Dalla scelta del soggetto e della fotografia, alle musiche che furono scritte dallo stesso compositore di La Donna che Visse due Volte e Psycho, molto nel film ricorda apertamente lo stile di Hitchcock, pur non mancando il carattere francesemente noir della vendetta come effetto dell’amore-psicosi.

Pensando al plot di La Sposa in Nero viene inevitabilmente in mente la sposa di Kill Bill, ma Tarantino ha sempre preso le distanze ed affermato di non avere mai visto il film.

Giulia Pirrone

Vendola, che pena

In a sinistra on 15/11/2013 at 12:32

Non mi pare che ci siano gli estremi per le dimissioni di Vendola, in quello che viene fuori dalla telefonata con Archinà, dirigente tuttofare dell’ILVA. No, non dice che è a disposizione come la Cancellieri – che pure non si è dimessa. Dice che il Presidente non si defila, ci mancherebbe. E comunque c’è una inchiesta aperta che esaminerà il comportamento di Vendola.

C’è però altro, un comportamento politico che politicamente e non giudiziaramente va analizzato. C’è quella risata di dileggio verso un cronista che faceva il suo lavoro, faceva domande scomode ad un potente. C’è la risata complice con il potente arrogante che vuol togliersi dai piedi un giornalista in cerca di risposte. C’è quella quotidianità tra politici e potenti che sappiamo esiste ma che fa sempre un pò senso quando viene da un politico “di sinistra”. Ne tragga le conseguenze il compagno Nichi, già a gonfie vele verso il compagno Renzi.

Le sue telefonate fanno schifo.

SEL o dell’educazione

In a sinistra on 13/05/2013 at 08:06

di @MonicaRBedana

Non c’è esegesi né analisi politica ricavabile dalla manifestazione di SEL di sabato scorso, #lacosagiusta. In piazza SS Apostoli si è dimostrato che la comunità di sinistra non si è rotta, che il collante dell’idea del cambiamento è poderoso e portentoso, che si solidifica intorno alla difesa dei diritti. Innanzitutto quello al lavoro, “fondamento della nostra idea di civiltà”;alla sanità e alla scuola pubblica; ad un ambiente che non sia più “questione di vita o di morte”, così come non lo può essere il diritto di ogni donna ad essere libera.

Non c’è cantiere della sinistra aperto; sì l’ambizione di pensare finalmente ad un governo di cambiamento “con chi ci sta”. Un invito irresistibile a cercare ancora, nel fare politica, quell’agio che si è perso quando si è creduto che l’Italia intesa come bene comune fosse unprogetto ancora condivisibile con Berlusconi.

Ritrovare l’agio implica, urgentemente, imperativamente, ritrovare la  misura a partire dalle parole e dai gesti pubblici. Perchè la politica sia  finalmente “educazione sentimentale allo stare insieme”. E di questo  il popolo di SEL ha dato un’ennesima buona prova  anche sabato in piazza

La cosa giusta. A sinistra

In a sinistra on 12/05/2013 at 08:28

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di @MonicaRBedana
A sinistra,sinistra senza più “centro”, c’è bisogno, ora, di un partito a due cifre. Sono le cifre che imporrà quella nuova legge elettorale che stiamo aspettando da troppo tempo.
Quelle due cifre saranno la misura su cui modellare ogni aspirazione di governo al prossimo appuntamento col voto.
A chi guardare per unire le forze ed evitare un nuovo fallimento sdraiato sulla frammentazione che ancora abbaia e morde perfino ora che les jeux sont fait?
Guardiamo all’errore del PD di essere sordo alle richieste delle basi, una sorta di peccato originale, incapace di trovare redenzione.
Guardiamo a quanto di buono va assolutamente salvato dalla frantumazione di Rivoluzione Civile:la spinta intellettuale di “Cambiare si può” ed il suo fertile intersecarsi coi movimenti della società civile.
Guardiamo appena più in là nel tempo, ai principi che animarono #lacosaseria, un appello i cui fondamenti sono ancora vivi, lo ricordava Giulio qui (link al blog di Giulio, grazie) e lo riportammo su questo blog (link al post del blog).
Ce n’è abbastanza da riuscire a definire senza complessi cosa chiediamo a questo embrione di progetto di sinistra che va in piazza oggi con SEL a Roma con la convinzione di fare #lacosagiusta.
Ce n’è abbastanza anche per dire cosa non vogliamo, magari.
No ai personalismi, sia finalmente un programma chiaro e condiviso senza tentennamenti né concessioni al mero calcolo politico l’unico leader indiscusso.
Un no anche a confonderci con l’idea patinata di cosiddetta sinistra europea che ha sostanzialmente contribuito alla nascita ed applicazione delle politiche di austerità da cui siamo paralizzati.
Con questo spirito sto andando verso piazza SS Apostoli. Sperando, finalmente, di fare #lacosagiusta.