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Decreto “salva Roma”, è tutta una questione di soldi

In politica on 29/12/2013 at 09:43

di Simone Rossi

Quest’anno Babbo Natale ha portato un dono in anticipo, il ritiro da parte dell’Esecutivo italiano del decreto denominato “salva Roma” per intercessione del Presidente della Repubblica, da qualche tempo molto attivo nel ruolo di mentore e consigliere speciale del Presidente del Consiglio.

Il decreto, inizialmente concepito per sanare il debito accumulato dall’amministrazione cittadina della capitale, era cresciuto in un contenitore di norme introdotte durante l’iter parlamentare per affrontare alcune questioni d’urgenza e per soddisfare gli interessi di gruppi d’interesse vari. Tra le misure più controverse quella che prevedeva di penalizzare le amministrazioni comunali che avrebbero ostacolato l’insediamento di luoghi deputati al gioco d’azzardo, riducendo l’entità dei già magri trasferimenti dallo Stato. Secondo alcuni dei deputati promotori della proposta in questione, le sale da gioco producono molti ricavi sui cui gli operatori del settore pagano imposte che servono a rimpinguare le casse pubbliche. Meno interesse e clamore ha suscitato la norma che consentirebbe previo versamento di una quota risibile di rendere permanenti le strutture realizzate sugli arenili in concessione a privati e di sanare eventuali abusi.

Entrambe le norme, qualora entrate in vigore, sarebbero state un favore a due gruppi d’interesse con stretti legami nei palazzi della politica istituzionale e avrebbero affermato un concetto, peraltro alquanto comune nella società contemporanea: il denaro risolve tutto. Difatti elemento comune ai due provvedimenti è l’idea che il pagamento di una somma di denaro allo Stato lavi le conseguenze sociali del gioco d’azzardo e che sia sufficiente a privare milioni di cittadini del diritto ad usufruire delle proprie coste al naturale e senza pagare un biglietto d’ingresso. Prossimamente dalle Camere potremo attenderci un qualche provvedimento per la depenalizzazione delle associazioni a delinquere, in modo che le si faccia emergere dal sommerso e si consenta loro di pagare le imposte, con gran beneficio dell’erario.

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