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I due pesi e le due misure del potere

In Internazionale, politica on 15/12/2013 at 10:37

di Simone Rossi

Negli scorsi giorni abbiamo assistito al montare di tensioni e proteste ai tre cantoni del continente europeo. La reazione di chi detiene il potere è stata differente e ne rivela il pericoloso opportunismo.

Gli studenti universitari inglesi hanno inscenato cortei ed occupazioni in alcuni atenei per protestare contro la privatizzazione delle università e la trasformazione della formazione superiore in una vacca da mungere a vantaggio di investitori e speculatori privati. La reazione della polizia è stata inauditamente violenta ed un elevato numero di agenti sono stati utilizzati per la repressione dell’attivismo negli atenei. Decine di studenti sono stati arrestati, i cortei sono stati rotti dalle cariche, con studenti trascinati per le strade dove hanno lasciato qualche dente come obolo all’ordine pubblico.

In Italia esercenti, agricoltori, artigiani e lavoratori dipendenti sono scesi nelle strade per manifestare la propria esasperazione verso la crisi economica e le politiche insensate dell’Esecutivo. All’elemento spontaneo si associano organizzazioni palesemente fasciste che animano blocchi stradali, compiono atti intimidatori verso gli esercenti che non aderiscono alla protesta ed promuovono assalti alle camere del lavoro, come nei primi anni Venti. Tolto il tentativo di rimuovere alcuni blocchi stradali, le autorità non hanno imposto la militarizzazione del territorio come in Valle di Susa. Non abbiamo assistito alla caccia all’uomo per le strade delle città come nel 2001 a Genova o come durante le manifestazioni studentesche tre anni fa, i manganelli non si sono alzati ed i lacrimogeni non sono stati lanciati ad altezza uomo come quando a protestare erano i pastori ed i minatori sardi, o i cittadini napoletani contrari alla nuova discarica, o gli aquilani che reclamavano la ricostruzione della loro città.

In Ucraina, infine, accresce la tensione tra il Governo ed i manifestanti che da una settimana tengono sotto scacco il centro della capitale Kiev per protestare contro la decisione di interrompere i colloqui di associazione all’Unione Europea. Oltre a presidiare la Piazza dell’Indipendenza, i manifestanti hanno assaltato edifici governativi e preso di mira le sedi dei partiti filo-russi, nonché abbattuto una statua di Lenin, mandando in estasi una parte della stampa occidentale che evidentemente pensa di vivere nel 1989. Come in Italia, simboli e slogan fascisti hanno accompagnato le proteste. In risposta le autorità hanno inizialmente cercato di rimuovere presidi ed occupazioni con la forza per poi limitare la propria azione coercitiva al mantenimento della circolazione stradale ed alla protezione degli edifici sotto assedio.

Con sprezzo del ridicolo, i rappresentanti politici dei Paesi occidentali e dell’Unione Europea hanno ripreso le autorità ucraine che, a loro dire, dovrebbero ascoltare le richieste dei manifestanti e mediare, magari riprendendo i negoziati. Un atteggiamento, quello conciliante, che non si è visto negli ultimi lustri quando a manifestare erano cittadini che si opponevano alla globalizzazione neoliberista, alle politiche di austerità, allo sfruttamento del territorio. La corona di ipocrita dell’anno, tuttavia, andrebbe conferita al Segretario di Stato degli USA, che ha avuto l’ardire di dare una lezione di democrazia agli ucraini, pur avendo le autorità del suo Paese utilizzato una forza ed una violenza spropositate contro quei presidii di cittadini che comunemente vanno sotto la sigla Occupy.

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