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PD, l’equivoco delle primarie

In politica on 08/12/2013 at 13:17

Che il PD oggi faccia le sue primarie è senza dubbio un bel fatto di democrazia che va applaudito, anche se è un poco strano che anche i non militanti/iscritti scelgano il leader di un partito che non è il loro. Bizzarie italiane, ma questo certo non inficia l’importanza dell’evento.

Molti voteranno Renzi perchè lo trovano più convincente, o con più possibilità di battere Berlusconi. Altri voteranno Cuperlo con in testa l’idea della vecchia ditta di Bersani, e perchè in fondo è l’unico che viene dal PCI. Altri ancora staranno con Civati, visto come l’unico che si è opposto davvero al governo delle grandi intese.

Mi paiono tutte ragioni giuste e meritevoli per votare un candidato invece dell’altro. Trovo, invece, assai strano, e fondamentalmente sbagliato, pensare che si voti per avere un partito più di destra, di sinistra o di centro. Queste opzioni, nonostante opinioni molto diffuse, non sono davvero sul tavolo.

In un pezzo su Linkiesta che trovo assai intelligente, Quit the Doner ha spiegato che in termini di azione politica non ci sono sostanziali differenze tra Renzi e Cuperlo. La differenza tra i 2, secondo lui, è, invece, soprattutto nello stile. Non sono d’accordo su come viene descritto lo stile renziano nel pezzo, ma mi sembra che l’analisi colga parzialmente nel segno. Ad alcuni Renzi può sembrare – e magari è – moderno. Ad altri può sembrare che lo stesso sindaco di Firenze usi modi e linguaggi che han poco a che fare con la sinistra – e magari han ragione. Sono fattori importanti nella scelta di un leader politico. Lo sono molto nella scelta di un leader di partito. Altrettanto, e forse maggiormente importanti, sono alcune scelte su come collocare lo stesso PD: a Renzi va bene tenere il governo Letta dando una sterzata alla sua azione. Cuperlo supporta lo status quo. Civati vuol chiudere subito l’esperienza delle larghe intese. Questo in effetti è forse il più importante ruolo che gioca un segretario di partito. Comunica, e prende decisioni contingenti, indirizza la linea politica.

Fattori decisivi nel percorso e nelle scelte di quel partito, ragioni importanti per scegliere chi sarà il prossimo segretario. Ma che nulla hanno a che vedere con l’essere di sinistra o meno. Si parla di modernità, di linguaggio, di alleanze. Anche, se vogliamo, di ethos politico: Civati è quello che si è sempre opposto ai patti con la destra perchè non si tradiscono gli elettori. Sono cose importanti per ridare credibilità alla politica.

Ma davvero pensiamo che se vince Renzi il PD diventa un partito di destra? E se vince Civati torna a fare la sinistra? Qui si confonde, io credo, la tattica con la natura stessa del partito. Un partito che, visto dalla mia prospettiva, è sempre stato di destra e Renzi non lo porterà certo in direzione diversa. Un partito che nel corso degli anni ha votato meno tasse per i ricchi, la precarietà del lavoro, le privatizzazioni peggiori d’Europa – Russia esclusa – il fiscal compact, la riforma Fornero, etc. Questo è quello che conta, io credo. Con Civati al posto di Epifani si sarebbero cacciati Alfano e Cancellieri, mica roba da poco. Ma mica roba di sinistra! Le altre cose si sarebbero fatte lo stesso, basta guardare al programma economico dei 3 candidati: nessuno che voglia inasprire la tassazione sui ceti più ricchi, nessuno che dica che se l’Europa non cambia in questa Europa non si può stare, nessuno che parli seriamente di patrimoniale. Tutti parlano di lavoro – come anche Bersani prima di loro – ma nessuno che dica esattamente cosa voglia fare per ridurre la precarietà.

Insomma, nessuno che abbia un solido e vero programma di sinistra. Crozza ha passato gli ultimi 2 mesi a descrivere Renzi come un politico che parla, parla, ma non dice nulla. Vero, e l’imitazione è spassosa. Ma scusate, Bersani diceva qualcosa? Peggio, ha fatto qualcosa (di sinistra)? Cuperlo propone alternative? Civati ha un programma economico e sociale davvero alternativo?

No. Tutti e 3, con modi e passi diversi, porteranno avanti un programma che è grosso modo quello dei socialisti europei: austerity ma un pò meno austera, flessibilità con qualche attenzione in più ai giovani (soprattutto Renzi e Civati), niente o quasi sull’intervento statale, niente o quasi da dire sul mercato.

Forse qualcuno, forse tutti vorranno reintrodurre l’IMU. Alcuni saranno più attenti ai temi etici, altri meno. Alcuni saranno più aperti a sinistra, altri a destra, altri vorranno stare da soli. Cose decisive, appunto, per decidere chi guiderà un partito. Ma che nulla hanno a che fare con la natura del partito stesso.

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