resistenzainternazionale

Il costo della loro ricchezza

In Internazionale on 12/11/2013 at 13:43

di Simone Rossi
Uno dei tratti caratteristici dell’ideologia del libero mercato è quello di stigmatizzare la povertà, trasformandola da condizione patita a scelta. Del resto se il libero mercato è un modello che consente a chiunque abbia talento ed ambizione di arricchirsi, se i poveri sono tali non hanno che da biasimare sé stessi. Ne consegue che le politiche di smantellamento dello stato sociale, i tagli ai servizi ed ai sussidi siano atti dovuti per stimolare chi si è “seduto” nella propria condizione di marginalità economica.
La realtà dei fatti è ben differente, negli ultimi trent’anni la concentrazione della ricchezza nelle mani di una minoranza e la riduzione del potere d’acquisto dei salari non sono stati il risultato di politiche che hanno versato sui lavoratori, sui disoccupati e sulle fasce deboli della società il costo dell’arricchimento di pochi. Soprattutto nei paesi con uno stato sociale sviluppato, è toccato ai governi sopperire con sussidi ed aiuti al progressivo impoverimento dei lavoratori. Nel Regno Unito, ad esempio, i sussidi, contrariamente a quanto propaganda la stampa conservatrice, non consistono solamente e principalmente in indennità di disoccupazione, ma anche di contributi al pagamento degli affitti, o di integrazione al reddito per singoli o famiglie che pur lavorando non recepiscono un’entrata sufficiente a mantenersi al di sopra della soglia di povertà, o di agevolazioni fiscali per nuclei famigliari con minori a carico. A ciò vanno aggiunti servizi come i pasti gratuiti nelle mense scolastiche, esenzioni dal ticket sui farmaci, contributi per l’edilizia convenzionata, agevolazioni sui trasporti e altro ancora, di cui beneficiano in forme differenti disoccupati ed occupati a basso reddito. Mentre al padronato si lasciano i benefici della compressione salariale e dell’assenza di conflitto sui luoghi di lavoro, alla collettività rimangono i costi, sostenuti tramite la fiscalità cui contribuiscono poco quei ricchi che fanno la paternale al prossimo, considerati gli alti tassi di evasione (nel sud Europa) ed elusione (nell’Europa nord-occidentale).
A supportare con dati quella che altrimenti potrebbe essere derubricata a lamentazione di anti-capitalisti incalliti uno studio commissionato dalla TUC, la confederazione che riunisce gran parte sei sindacati britannici, di cui ha dato notizia il quotidiano The Morning Star venerdì scorso e che riportiamo di seguito.

Chetead Out of £3 Billion a Year

Economist exposes how bosses’ greed is costing economy millions

The public purse is looted for over £3 billion a year by greedy bosses who force wages down to keep profits high, economist Howard Reed has calculated.

His study for the TUC revealed yesterday the Treasury could pocket over £2bn more in taxes and shave another £1bn off the Benefits Bill if employers paid a living wage.

The calculations are based on last year’s living wage – the level needed to cover basic living costs – of £8.55 an hour in London and £7.45 across the rest of Britain which around 4.8 million people are denied.

The living wage has since been raised by 25p an hour in London and 20p elsewhere.

Economic modelling by Mr Reed reveals that low wages have left families in poverty – and a black hole in public finances.

Low-paid workers would contribute an extra £2.1bn in income tax and national insurance if they were paid the living wage.

The Treasury would also save £1.1bn it currently pays out in means-tested benefits and tax credits to subsidise employers’ poverty pay.

Over 430 employers are already accredited by the Living Wage Foundation.

But TUC general secretary Frances O’Grady said many more employers can afford to pay up.

“The UK is in the midst of a living standards crisis, and while the economy is slowly starting to recover, ordinary people are a long way from feeling any benefit,” she said.

Around 572,000 Londoners – equivalent to 16 per cent of the working population – earn less than the living wage.

Lifting them out of poverty pay would raise £408 million a year in taxes and cut the Benefits Bill by £200, leaving the Treasury an extra £608m.

Scotland’s 416,000 underpaid workers – 19 per cent – would contribute over £161m more in tax and receive £84m less in benefits.

Wales has 252,000 workers without a living wage – the highest rate across Britain at 23 per cent – would offer £100.1m more in tax and need £53.9m less in benefits.

Left Economics Advisory Panel co-ordinator Andrew Fisher said rolling back anti-union laws was key to winning higher wages through collective bargaining.

“The TUC data shows how much tax credits have subsidised exploitative employers paying derisory wages in the UK economy, while a few at the top reap huge rewards,” he said.

“It is also the case that billions could be saved from the Housing Benefit Bill by capping landlords’ rents and building masses of new council housing to stop the milking of the system by the overpropertied.”

Ms O’Grady said: “Money is so tight that any unforeseen expenses – like a winter coat for the children or repairing a broken cooker – are forcing families to borrow just to keep their heads above water.

“Britain is crying out for a pay rise and there are real benefits that would come from a nationwide pay boost for the UK’s lowest-paid workers.”

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