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Infanzia e povertà. Cronaca da un Paese avanzato

In Internazionale on 31/10/2013 at 08:04

di Simone Rossi

Nella visione miope della società convogliata dai mezzi di informazione il benessere e la qualità della vita di una nazione sono intrinsecamente legati alla ricchezza prodotta, esemplificata nel PIL (Prodotto Interno Lordo). In realtà senza un’equa distribuzione della ricchezza si creano sacche di povertà a fianco di piccole ėlite estremamente ricche che solo la logica della “media del pollo” riesce ad ignorare. Pertanto non deve stupire se nel Regno Unito, una delle nazioni del G8 e dell’Unione Europea più importanti, uno studio della organizzazione non governativa The Children’s Society ha rivelato che oltre tre milioni di minori vivono in condizioni di povertà; si tratta di circa il 18% di tutta la popolazione al di sotto della maggiore età, un dato più appropriato al contesto di un paese in via di sviluppo che non a quello dell’Europa occidentale. Dato che, secondo quanto riportato dal quotidiano The Guardian, sarebbe destinato ad aumentare in futuro con l’entrata a regime delle politiche di riduzione della spesa sociale e l’instabilità del mercato del lavoro, dove è cresciuto l’impiego di contratti “a zero ore” (il lavoratore lavora a chiamata e riceve un salario solo per le ore lavorate, senza tutele e diritti) e dei contratti part-time forzati.
Secondo un’indagine effettuata su un campione di minorenni, circa i due terzi vive con apprensione e stress la condizione di ristrettezza economica delle proprie famiglie, il 77% dichiara di aver patito il freddo lo scorso inverno ed un quarto afferma di vivere in abitazioni con muffa ed umidità. Non certo ciò che ci si attenderebbe da una nazione sviluppata e ricca, quanto piuttosto il riemergere di quelle condizioni da Inghilterra vittoriana che le politiche sociali del dopoguerra avevano superato. Non giova a questi bambini e ragazzi il clima di stigmatizzazione della povertà e dei poteri alimentato dalla classe dirigente e dai media di area conservatrice, che da tre decenni si impegnano a dividere la classi medio-basse tra parassiti (coloro che si trovano costretti a ricorrere all’aiuto pubblico) e onesti lavoratori.
Si tratta di un quadro non proprio edificante per il governo liberal-conservatore che, ad un anno e mezzo dalle prossime elezioni, cerca in tutti i modo di accreditarsi come quello che ha portato il paese al di fuori della recessione e sulla strada della crescita economica e della prosperità e che nei fatti ha accelerato il processo di concentrazione della ricchezza nelle mani di una ristretta porzione della società avviato trent’anni fa. Un governo che, per tramite di un portavoce del Ministero del Lavoro e della Previdenza, cerca di addossare la responsabilità al precedente esecutivo, uscito sconfitto dalle elezioni della primavera del 2010. Parafrasando la famosa rivista Cuore, costoro hanno “la faccia come il culo”

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