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A Lampedusa la tragedia dello sfruttamento o lo sfruttamento della tragedia?

In a sinistra on 03/10/2013 at 19:32

E’ già tempo di uno scambio di accuse abbastanza vomitevole. La Lega se la prende con il Ministro Kyenge e con la Boldrini. In effetti c’è una certa logica: perchè gli Africani non muiono a casa loro invece di infestare i nostri mari? A forza di esser buonisti si aumentano le tragedie…. sempre se uno vuol dimenticarsi di quando diversi esponenti leghisti invitavano a silurare le navi di migranti. Da altre parti, invece, si punta il dito contro la Bossi-Fini, come se fosse una legge, pur sciagurata, a creare i drammi del mondo moderno.

Ed allora, se vogliamo sfruttare la tragedia dei migranti, parliamo di cose serie, cioè della tragedia dello sfruttamento. I poveri del mondo scappano dai loro paesi perchè perseguitati dalla fame, dalla miseria, dalla guerra, dalla morte. Nel Sud del mondo, oggi, ci sono 1,4 miliardi di poveri che vivono con meno di 2 dollari al giorno. 2 dollari al giorno! Il tasso di mortalità a 5 anni di un bambino nato in un paese in via di sviluppo è 13 (tredici!) volte maggiore che in Occidente. Ed in Niger una donna su 7 muore di complicazioni legate al parto, in Svezia è 1 ogni 17.400. In Africa, intanto, ogni anno 1 milione di persone muore di malaria. E poi ci sorprendiamo che milioni di uomini, donne e bambini cercano un futuro migliore. Ma questo non ci interessa, ovviamente. No, pensiamo al lavoro che ci rubano. O anzi, pensiamo che ci stanno invadendo, come il finto giornalista del Foglio, secondo cui la morte dei migranti è colpa di chi dà loro qualche spicciolo la sera, che gli fa credere che l’Italia sia il paese del bengodi. Ma l’Italia è il paese di bengodi per i poveri del mondo!

Quello su cui dovremmo davvero interrogarci è il mondo schifoso che permette che milardi di persone vivano e muoiano in povertà, mentre i più ricchi diventano sempre più vergognosamente ricchi. Ricominciare a pensare che forse la ricchezza oscena non è un merito, ma uno scandalo, quando non proprio un furto. Che la riccehzza dei pochi si basa proprio sulla povertà dei tanti, sullo sfruttamento del lavoro, sul furto delle risorse. Sulle guerre che finanziamo, sui capitali che si spostano dove vogliono mentre le persone sono legate alle catene dei negrieri. E dei loro prezzolati amici che lavorano al Foglio.

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