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Sanità pubblica, la linea del fronte passa da Manchester

In Internazionale on 26/09/2013 at 07:40

di Simone Rossi

Nel documentario Sicko, uscito nel 2007, il regista statunitense Michael Moore offre una panoramica sul sistema sanitario statunitense, dove dominano le assicurazioni e gli ospedali privati, mettendolo a confronto con alcuni sistemi europei e con quello cubano. L’esito fu imbarazzante per il modello statunitense, secondo cui la salute umana è un privilegio e non un diritto universale garantito dalla collettività. Ripercorrendo l’evoluzione di quel modello, Moore riprende alcuni servizi televisivi risalenti all’epoca della presidenza Nixon, nei primi anni Settanta, in cui si mostrano file interminabili e frustrazione dei pazienti nelle corsie degli ospedali pubblici, causate dal taglio dei fondi federali. Scene analoghe sono sempre più frequenti in Italia, dove si chiudono ospedali e reparti in nome della riduzione della spesa pubblica, e nel Regno Unito, dove le liste di attesa per prestazioni specialistiche nelle strutture pubbliche sono divenute sempre più lunghe, eccedendo gli standard imposti dal governo. Lo stesso governo che taglia fondi e causa l’allungamento di dette liste.
Come descritto in un precedente articolo su questo blog, il servizio sanitario nazionale pubblico britannico, NHS l’acronimo in inglese, è stato introdotto nel 1948 per offrire copertura sanitaria gratuita ed universale, ossia a prescindere dai mezzi finanziari dei pazienti. Esso fu il modello su cui in Italia sarebbe stato impostato il Servizio Sanitario Nazionale trent’anni dopo. Per oltre sessant’anni è resistito ai cambiamenti di colore politico e di clima culturale occorsi, divenendo un simbolo della nazione per molti cittadini, al punto che nemmeno la famigerata Margaret Thatcher, Primo Ministro ultra-liberista durante gli anni Ottanta, riuscì a privatizzarlo. Gli esponenti del Governo attualmente in carica, del Partito Conservatore, in campagna elettorale si lanciarono in elogi del NHS, assicurando l’elettorato che non lo avrebbero privatizzato; puntualmente, ottenuta la maggioranza relativa alle elezioni e formato un Esecutivo, hanno avviato una privatizzazione strisciante, mascherata da razionalizzazione e miglioramento dell’efficienza. Aggrappandosi al principio di scelta ed operando consistenti tagli al bilancio della sanità, il Governo britannico ha spalancato le porte del NHS, già aperte dai predecessori, agli operatori privati nella fornitura di prestazioni non di emergenza e nel contempo hanno operato un peggioramento del servizio offerto dalle strutture pubbliche. Gli effetti non hanno tardato a vedersi e sempre più spesso appaiono, sulla carta stampata e su internet, annunci con cui si offre al cittadino un “trucco” con cui saltare la fila negli ospedali; detto trucco consiste nell’accendere polizze sanitarie con cui accedere ai servizi a pagamento, per cui i tempi di attesa sono inferiori. Non occorre eccessivo sforzo per ravvisare in ciò il principio di un processo che nell’arco di pochi anni creerà un doppio sistema: una sanità di buona qualità per chi ha i mezzi per pagare le rette o per accendere una polizza associativa ed una più scadente, destinata al resto della popolazione.
Negli scorsi anni è andato crescendo un movimento che si oppone alla privatizzazione del NHS, composto prevalentemente da comitati locali che hanno agito da gruppi di pressione o che sono ricorsi alle vie legali per prevenire chiusure e tagli di ospedali e centri medici. Ora la lotta per la salvaguardia del sistema sanitario compie un salto, divenendo un fatto nazionale: per domenica 29 settembre è stata convocata una manifestazione di protesta, organizzata da alcune sigle sindacali ed a cui hanno aderito associazioni e comitati. Luogo dell’iniziativa sarà la città di Manchester, dove questa settimana si tiene il congresso annuale del Partito Conservatore. Decine di bus sono stati messi a disposizione da varie parti dell’Inghilterra e del Galles ed un treno è stato predisposto per chi partirà da Londra. Dettagli ed informazioni possono essere reperiti sul sito del sindacato Unite, uno dei promotori.

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