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La Battaglia del Cile – P.Guzman, 1975-1978

In Cineteca politica on 13/09/2013 at 09:39

Pinochet_-_campaña_1988

Tra il 1973 ed il 1978, anni in cui il Cile visse i drammatici eventi che portarono dalla deposizione del democraticamente eletto Presidente Allende, al colpo di Stato con conseguente insediamento della giunta militare presieduta dal generale Augusto Pinochet, il regista Patricio Guzman, insieme con una squadra di 5 esordienti filmò circa 20 ore di riprese che diedero vita al documentario La Battaglia del Cile.

Una volta terminate le riprese le pellicole furono spedite di nascosto fuori dal Paese, mentre i  membri del team di Guzman si separarono per poi ritrovarsi a Cuba, dove il film fu montato. Il cameraman Jorge Muller Silva fu arrestato e da quel momento si perse ogni sua traccia.

Guzman ed i suoi collaboratori lavorarono sempre in condizioni estreme, senza troppi fondi e con una strumentazione parecchio povera. Nonostante ciò riuscirono a mettere insieme un’opera monumentale sia dal punto di vista storico che da quello cinematografico.

In un continente che vanta purtroppo una vasta tradizione di dittature La Battaglia del Cile è l’unico documento che racconti, grazie alle testimonianze raccolte durante lo svolgimento stesso degli eventi, l’alienazione, la violenza e la distruzione di un regime democratico. Le tecniche documentaristiche allora piuttosto popolari del cinéma verité, per cui è necessaria oggettività nella narrazione affinché la testimonianza abbia validità dal punto di vista storico, si accostarono e furono animate dalla passione politica di Guzman (che mai nascose il suo attivismo), e proprio dall’unione di questi due antitetici elementi  scaturì un meticoloso e passionale ritratto del popolo cileno in una nazione spaccata in due.

Nella ricostruzione proposta dal documentario, fu con ‘L’insurrezione della borghesia’ (titolo della prima delle tre parti), che iniziò tutto. E non si tratta di un sarcastico ossimoro, ma di un preciso fenomeno sociale per cui le classi della destra capitalista non esitarono a ricorrere alla violenza una volta che videro minati i loro privilegi dalle misure di nazionalizzazione del Presidente Allende. All’insurrezione seguì il ‘Coup d’ètat’ (titolo della seconda parte), che racconta la fame e la miseria di quegli anni, per poi finire con il ‘Potere Popolare’, triste epilogo di un sogno di libertà di una nazione trasformatosi in incubo di torture e massacri.

Nel finale de ‘L’insurrezione della borghesia’ si vede chiaramente un militare cileno sparare su un cameraman durante una manifestazione.

Giulia Pirrone

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