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L’austerità, i diritti umani e la cattiva coscienza di Cameron

In Internazionale on 12/09/2013 at 22:47

di Simone Rossi
Con grande rammarico del sempre ottimista David Cameron, le politiche sociali per la casa introdotte dal governo Liberal-Conservatore britannico sono state oggetto di critica nientemeno che delle Nazioni Unite, nella persona dell’inviata speciale Raquel Rolnik.
Raquel Rolnik è un urbanista, già Ministro in Brasile, che su richiesta delle Nazioni Unite ha effettuato un’indagine sull’impatto delle politiche abitative del governo britannico, durata due settimane a partire dalla fine di agosto di quest’anno. Al termine di un percorso che l’ha portata ad incontrare decine di cittadini ed organizzazioni attraverso il paese, la Rolnik ha rilasciato un’intervista in cui esprime preoccupazione in merito agli effetti negativi della cosiddetta bedroom tax sulle vite dei più deboli e vulnerabili ed invita l’Esecutivo a riformulare le politiche sulla casa.
La reazione dell’Esecutivo e di alcuni esponenti del Partito Conservatore è giunta stretto giro, ovviamente stizzita e scomposta, ma non è entrata nel merito della questione. Appaiono come fumo negli occhi i commenti di chi, come il segretario del partito Grant Shapps, minimizza le parole dell’inviata dell’ONU affermando che ella non avrebbe incontrato esponenti dell’Esecutivo o che non essendo stata ufficializzata la sua visita, gli esiti dell’indagine non avrebbero peso. Anche chi sottolinea che uno studio approfondito delle politiche del governo avrebbe consentito di valutare come la riforma dello stato sociale permetterà risparmi alle casse pubbliche per parecchie centinaia di milioni di sterline non sembra aver colto la natura del problema, cioè che la bedroom tax viola i basilari diritti degli individui e pertanto andrebbe rivista. A prescindere dal fatto che fino alla pubblicazione del rapporto finale dell’inviata Rolnik, prevista per la primavera del 2014, non sarà possibile avere un dettaglio dell’esito della sua inchiesta, non occorre altro che un po’ di buon senso per apprezzare la natura vessatoria della norma in questione. La politica di cessione del patrimonio immobiliare pubblico, senza un ricambio, durante il primo governo Thatcher e mantenuta dai suoi successori, a prescindere dal partito di appartenenza, ha ridotto drasticamente la disponibilità di unità residenziali economico popolari; in particolare, ci sono quartieri delle città più grandi in cui la disponibilità di appartamenti di pochi vani è pressoché inesistente. Pertanto, al bastone della riduzione dei sussidi il governo non contrappone la carota della scelta tra il permanere in una dimora presumibilmente sovradimensionata e trasferirsi in una più piccola; a meno che le persone in questione non si spostino in luoghi remoti, scindendo i legami con la propria comunità di appartenenza.
Molto probabilmente ciò che infastidisce maggiormente gli esponenti della maggioranza non sono gli inviti a ritirare e rivedere la tassa in questione, che hanno ignorato in più occasioni quando provenivano dalle organizzazioni sindacali, dalle associazioni presenti sul territorio, dagli enti locali ed anche dal governo regionale della Scozia, quanto piuttosto le constatazioni di Raquel Rolnik secondo cui le riforme dello stato sociale introdotte ad aprile scaricano sulle fasce più deboli i costi della crisi, lasciando indenni le élite che quella crisi hanno causato. Sinora tanto nel Regno Unito quanto nel resto d’Europa le politiche di tagli alla spesa pubblica hanno avuto un relativo appoggio perché sono state imposte ai cittadini con la scusa che non ci fossero alternative e che tutti, ricchi o poveri, avrebbero dovuto fare la propria parte. Allo stesso modo è stata generata una guerra tra poveri insinuando che i disoccupati e coloro che percepiscono sussidi siano parassiti che vivono sulle spalle dei lavoratori. Le parole della Rolnik rompono le uova nel paniere, svelano l’inganno e per questo sono più intollerabili che decine di manifestazioni, tacciabili di essere di parte.

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