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Quarant’anni di neoliberismo in Cile.

In Internazionale on 11/09/2013 at 01:05

di Simone Rossi

Quarant’anni fa un colpo di stato delle forze armate cilene, con il supporto logistico statunitense, deponeva il Presidente e l’Esecutivo legittimamente eletti. I mesi e gli anni che seguirono furono marcati da un’intensa opera di repressione e terrore che annichilirono ogni forma di opposizione e di resistenza democratica. A differenza di quanto era accaduto negli altri paesi latinoamericani, che durante XX secolo videro susseguirsi colpi di stato e regimi autoritari, il Cile era stato governato da forze elette democraticamente dagli anni Trenta. Il colpo di stato cileno non ebbe solamente lo scopo di porre fine all’esperienza del governo di Unità Popolare inaugurata nel 1970 al fine di riportare il potere nelle mani delle oligarchie locali come accaduto in altri paesi della regione, ma fu uno strumento per implementare un modello sociale ed economico che rimane intatto nei suoi tratti costitutivi ancora oggi, nonostante nel 1989 alla dittatura sia subentrato un regime democratico liberale ed il fatto che fino al 2010 la Presidenza e l’Esecutivo furono tenuti dalla coalizione di centrosinistra chiamata Concertación.
A partire dal settembre 1973 il Cile divenne un laboratorio per l’attuazione delle teorie economiche elaborate e propugnate dalla Scuola di Chicago, comunemente denominate neoliberismo, che avrebbero preso il sopravvento nel resto del mondo con il crollo del blocco sovietico. I tre pilastri del modello cileno sono un sistema tributario che favorisce le imprese colpendo maggiormente i redditi da lavoro rispetto agli utili e che non scoraggia l’elusione e l’evasione fiscale, un modello di relazioni industriali che ostacola l’organizzazione dei lavoratori in sindacati ed il ricorso allo sciopero, che promuove forme di sfruttamento dei lavoratori, ed un tessuto produttivo dove prevalgono gli oligopoli dell’industria estrattiva e della speculazione finanziaria a scapito della piccola e media impresa manifatturiera. Sotto il profilo sociale questo modello determina un forte squilibrio nella distribuzione del reddito, con 1% della popolazione che detiene un terzo della ricchezza, un tasso di povertà elevato e scarsa mobilità sociale, pur essendoci stati miglioramenti nelle condizioni di vita della popolazione durante i governi della Concertación de Partidos por la Democracia. Il modello introdotto a partire dal 1973 ha comportato una forte riduzione della presenza dello Stato nell’economia e nella società attraverso la privatizzazione delle aziende e dei servizi pubblici; incluse istruzione ed università. E proprio queste ultime hanno costituito il principale veicolo di esclusione sociale ed impoverimento; venendo meno lo spirito del servizio e dell’utilità pubblica, l’accesso all’istruzione ed alla formazione universitaria di qualità è vincolato alla disponibilità economica delle famiglie, precludendo ai più poveri la possibilità di ottenere un diploma o una laurea con cui emanciparsi economicamente attraverso un impiego ben remunerato. Anche le classi medie non sfuggono alla perversità del sistema scolastico che pone loro di fronte alla scelta tra un’istruzione di bassa qualità e l’indebitamento per il mantenimento degli studi, che poi richiede parecchi anni di lavoro per essere ripagato.
Non è quindi un caso che le manifestazioni di protesta che scuotono il Cile dall’inizio del 2011 abbiano nei giovani e negli studenti il proprio elemento propulsivo. Nonostante nei salotti della finanza e dell’economia mondiale il Cile sia preso come un modello “virtuoso”, una larga fetta della sua popolazione chiede che si ponga fine a quattro decenni di politiche neoliberiste e che si introducano strumenti di equità e di giustizia sociale a partire dal sistema scolastico, per abbracciare il mondo del lavoro, la sanità, i trasporti, l’ambiente. I vari movimenti che sono scesi e scendono in piazza hanno mostrato comprensione delle richieste altrui e solidarietà reciproca. Il cambiamento, la rottura con il passato e l’eredità della dittatura potrebbe finalmente arrivare con l’elezione del nuovo presidente il prossimo novembre in cui si presenta Michelle Bachelet, già presidentessa (2006-2010) e molto popolare, alla guida di una coalizione denominata Nueva Mayoria para Chile che estende la Concertación alle forze della Sinistra che hanno dato impulso ai movimenti di protesta negli scorsi anni.

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