resistenzainternazionale

Il mondo post-occidentale

In Editoriali on 09/09/2013 at 10:53

di Nicola Melloni

da Liberazione

Il mondo emerso dal G-20 Russia sembra sempre più spaccato e diviso, senza leadership e privo di una direzione comune, in balia dei venti di guerra e delle contrapposizioni tra stati. Le alleanze si fanno e disfano per tattica, ma senza una strategia complessiva ed anche i comunicati diplomatici che solitamente coprono divisioni profonde con parole di circostanza si fanno via via più duri.
Il G-20 è un organismo recente che ha ormai sostituito il vetusto ed inutile G-7 – una presa d’atto da parte del mondo occidentale che i problemi globali non possono essere risolti dal Washington Consensus e dall’unilateralismo americano. La crisi del 2007 e la fragilità delle economie americane ed europee hanno rappresentato una simbolica sveglia che decretava la fine delle illusioni da fine della storia del quindicennio post-Guerra Fredda. L’Occidente non era più guida ed esempio ed anzi aveva bisogno di coinvolgere altri partner per tentare di governare un mondo d’improvviso molto più complesso di quello che avevamo fino ad allora immaginato.
Senonché, dopo qualche anno interlocutorio, il G-20 non sembra essersi trasformato in una occasione di cooperazione tra le diverse potenze, quanto piuttosto di confronti a muso duro. Sotto i riflettori c’è ovviamente la guerra in Siria, con la durissima contrapposizione Usa-Russia. Ma i problemi per Washington, più che da Mosca, sembrano provenire dallo stesso mondo occidentale, incapace di elaborare una qualsivoglia strategia, ingabbiato nei suoi problemi domestici e dominato da piccoli interessi di bottega. Da una parte, molti stati europei, a cominciare dalla Germania e dall’Italia, si sono tirati fuori ancora prima che si discutesse di possibili bombardamenti. In Inghilterra, Cameron ha fatto i conti senza i Lib-Dem che hanno trovato l’occasione per un po’ di luci della ribalta e si sono uniti ad un inedito Labour pacifista per mettere sotto il governo. E’ rimasta solo la Francia di Hollande che tenta di replicare l’interventismo di Sarkozy in Libia ma che, come il suo predecessore, si dimostra disperatamente impreparato ed avventurista, senza un preciso obiettivo e con la sola speranza di mettersi un po’ in mostra, come un mediocre parvenu. Ed una volta di più le psuedo-potenze europee dimostrano di essere governate senza un minimo di criterio, muovendosi tra interventismo e pacifismo solo sulla base di convenienze politiche effimere e senza una vera strategia.
Dall’altra parte dell’Atlantico la situazione è solo marginalmente migliore. Obama era stato trascinato quasi contro la sua volontà nel pasticcio libico e si era tenuto a debita distanza anche dalla Siria, salvo poi fare più piroette di un ballerino del Bolshoi: intervento punitivo, pochi giorni, non abbiamo bisogno del Congresso, è una questione umanitaria, no è interesse nazionale, andiamo da soli, forse no, non facciamo cadere Assad, ma forse si. Per fare cosa, poi, non lo sanno neanche loro. Abbattere il regime per consegnare il paese al caos e agli estremisti islamici? O sperare in un nuovo uomo forte questa volta fedele a Washington? Un caos indescrivibile, accompagnato, ed è decisivo, da una economia ancora impantanata nel post-crisi. Molto semplicemente l’America non può permettersi altre avventure stile-Iraq.
Ed è proprio il lato economico che vede l’Occidente in ancor più chiara difficoltà. L’Europa – non certo l’Italia – sarà anche uscita dalla recessione, ma la stagnazione attuale rischia di trasformare la crisi in uno stato di fatto cronico, tra povertà, disoccupazione e disperazione. Gli Usa sono sì in crescita, ma con un continuo calo della percentuale della popolazione facente parte della forza lavoro, ormai tornata ai livelli di fine anni Settanta, in piena stagflazione. Mentre all’orizzonte si intravede la fine delle iniezioni di liquidità della Fed che potrebbe avere effetti collaterali sulla domanda e sul sistema dei cambi, causando un malcontento generalizzato tra le economie emergenti. Addirittura l’India si è detta preoccupata e ha ricordato agli Usa che agire unilateralmente senza tenere conto di eventuali ricadute sull’economia globale sarebbe irresponsabile. Una presa di posizione forte che ha trovato la solidarietà delle altre economie emergenti. Non solo parole però: sembra in dirittura d’arrivo la creazione di un fondo di 100 milardi di dollari da parte dei Brics per arginare eventuali ricadute sulle loro economie.
Ed allo stesso tempo, non sorprendententemente, gli stessi altri membri dei Brics si sono accodati alla Russia nella disputa siriana. Un messaggio chiaro agli Stati Uniti.
Insomma, quel che ci troviamo davanti al G20 è un mondo più diviso che mai, un mondo in cui l’Occidente ha perso molto del suo prestigio, del cosiddetto soft power. Un mondo di contraddizioni in cui l’America è ancora lo stato più potente del mondo ma viene vista con sospetto quasi ovunque ed in cui l’Europa parla con tante voci, quasi tutte irrilevanti. Un mondo in cui l’Occidente sta perdendo man mano la sua preponderanza politica ed in cui l’economia è fuori controllo. Un mondo insomma, che è sempre meno occidentale.

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