resistenzainternazionale

Siria, frontiere : reportage fotografico

In Uncategorized on 26/08/2013 at 11:09

GIOVETTI_8

Siria, frontiere

di Simone GIOVETTI*

per vedere il reportage completo clicca qui:

Reportage

È un reportage realizzato presso le comunità rifugiate siriane in Libano, Turchia e Giordania. Questo lavoro è stato realizzato in seguito a diverse missioni da me realizzate nel 2012 e 2013 in concomitanza con l’inizio delle ostilità all’interno della Siria, che ancora oggi continuano e sono causa di decine di vittime ogni giorno. Le foto di questo reportage sono state realizzate in vari Paesi: in Turchia, nei campi rifugiati di Islahiye e Altinozu situati a una decina di chilometri dalla frontiera; in Giordania, nel campo rifugiati di Al Zaatari situato a una quindicina di chilometri dalla frontiera; in Libano, nei campi improvvisati nella Regione della Bekaa (Kab Elais, Taabaya, Saadnayel, Zahlé) lungo la frontiera nord-est libano-siriana. Il presidente siriano Bachar al-Assad ha lanciato nel marzo del 2011 una sanguinosa repressione contro gli oppositori al regime. Le forze regolari e i combattenti dell’esercito siriano libero (ASL) si affrontano per il controllo di città e posizioni strategiche. I bombardamenti, i combattimenti di strada hanno provocato la morte di più di 100.000 siriani, secondo le cifre dell’ONU, e l’esilio di decine di migliaia di civili verso i Paesi vicini. Secondo le stime dell’ONU il numero di rifugiati interni ha superato i 4,2 milioni ai quali si aggiungono 1,4 milioni di persone rifugiatesi nei Paesi frontalieri, principalmente in Libano, Giordania, Turchia e nel nord dell’Iraq. Queste cifre sono destinate ad aumentare. La logica della guerra vuole che più le atrocità e i combattimenti continuano e più la gente fugge. Questo significa che una generazione intera rischia di trasformarsi in una generazione persa nella guerra. La situazione dei rifugiati è diversa a seconda del Paese che gli accoglie. In Turchia il governo ha costruito e gestisce 17 campi. La situazione è sotto controllo anche se dal mese di giugno il governo ha ridotto drasticamente l’entrata dei rifugiati nel Paese. Nei campi turchi i rifugiati vivono ormai da tre anni grazie all’assistenza delle autorità turche. La vita nei campi è mese dopo mese sempre più complicata, le tensioni aumentano tra le diverse comunità. La mancanza di lavoro e di prospettive di un ritorno nel loro Paese generano un sentimento di frustrazione e di angoscia profonda.

GIOVETTI_18

GIOVETTI_4

In Giordania la situazione è ancora più critica. Le autorità sono preoccupate dell’impatto economico dovuto all’arrivo massivo dei rifugiati. La benzina e il prezzo degli affitti sono aumentati e la concorrenza per il lavoro, l’educazione e i servizi della sanità mettono alla prova l’ospitalità dei giordani. Il numero di rifugiati in Giordania è stimato a più di 500.000. La Giordania ha aperto un campo a Al Za’atari. Le condizioni sono sinistre. Situato in una regione ventosa e desertica dove le temperature hanno uno sbalzo termico notevole, il campo di Al Za’atari è terreno di numerose manifestazione dei rifugiati a causa delle condizioni di vita particolarmente difficile: la mancanza d’acqua, di servizi igienici la promiscuità generano tensione e violenza. Nel marzo del 2013 il campo accoglieva 25.000 famiglie che significa più di 120.000 persone. In termini di popolazione Al Za’atari è la quarta comunità  più grande della Giordania. Il campo ha raggiunto la sua capacità massima d’accoglienza e le autorità hanno in programma l’apertura di nuovi campi.

GIOVETTI_12

GIOVETTI_7

La siutazione politicamente più complicata e la più disastrosa per i rifugiati è in Libano. Dal 1948 il Paese accoglie dei rifugiati palestinesi, oggi più di 400.000. la maggior parte vive in 12 campi gestiti dalle Nazioni Unite. Numerosi sono gli incidenti e tensioni scoppiati tra i rifugiati palestinesi e le comunità d’accoglienza. I rifugiati siriani arrivano in Libano in una situazione caotica che ricorda quegli anni ottanta cheprecedettero  l’inizio della guerra civile nel Paese. Anche se il governo libanese mantiene la friontiera aperta non ha autorizzato l’apertura di campi profughi gestiti dall’ONU. Si calcola che un milione di siriani risiedano nelle 980 municipalità in accampamenti improvvisati e privi di ogni servizio. La maggior parte dei siriani che arriva in Libano era già scappata dal suo villaggio di origine all’interno del Paese. Non esiste una procedura d’iscrizione sistematica e la coordianzione tra le municipalità le ONG e le Agenzie dell’ONU è troppo debole. La maggior parte di rifugiati in Libano sono donne e bambini. Il fardello che il Libano sta sopportando è troppo pesante e le nuove e frequenti tensioni rischiano di destabilizzare l’equilibrio nazionale. L’instabilità politica e le divisioni interne al Paese complicano la distribuzione degli aiuti e la gestione di questa crisi.

ultima siria

*Simone Giovetti è artista, fotografo e reporter. Vive e lavora a Parigi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: