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Dov’è finito il mio pub?

In Internazionale on 15/08/2013 at 12:28

di Simone Rossi
I pub sono uno dei simboli della cultura britannica, imitati ed esportati in tutto il mondo. Centro della vita comunitaria, i pub (contrazione di public house) sono stati per secoli il luogo di ritrovo per milioni di britannici dopo il lavoro o nei giorni di festa,un luogo dove bere, fare un pasto e conversare con gli amici. Sebbene dal pomeriggio del venerdì alla domenica la maggior parte di questi esercizi siano affollati di allogeni e di turisti, i pub conoscono un declino che affonda le radici in quelle trasformazioni economiche e sociali che comunemente chiamiamo globalizzazione e che è accelerata da fattori come l’incremento del costo della birra, su ci è applicata una tassa che cresce ogni anno, e la crisi economica. In questo contesto gli esercizi commerciali indipendenti, che non fanno parte di quel ristretto numero di catene che ormai hanno locali in ogni angolo del paese, soffrono maggiormente e la tendenza alla chiusura di questi pub che si registra da almeno un quindicennio si accelera.

All’argomento offre un breve spazio il quotidiano britannico Morning Star nell’edizione odierna, che tratta principalmente dell’annuale festa della birra di Londra organizzata dalla CAMRA, Campaign for Real Ale, un’organizzazione nata negli anni Settanta per contrastare la tendenza alla standardizzazione ed all’impoverimento della varietà a fronte di un mercato che stava diventando un oligopolio, con la chiusura dei birrifici medi e piccoli. Secondo quanto afferma la CAMRA quasi la metà dei consumatori di birra si reca meno frequentemente nei pub rispetto ad un anno fa e ogni settimana mediamente 26 esercizi commerciali del settore chiudono. Spesso queste chiusure sono definitive, anche grazie alle vigenti norme urbanistiche ed edilizie che consentono il cambio di destinazione da pub ad altro uso in maniera agevole il che, in zone di pregio, anima la speculazione edilizia e dove sorgevano pub svettano palazzine; per contro l’apertura di un nuovo pub in locali con altra destinazione d’uso è resa complicata dalla medesima normativa.
A patirne le conseguenze è tutta la filiera della produzione della birra, in particolare le piccole aziende che sono sorte negli ultimi decenni e che offrono un prodotto artigianale che riprende la tradizione.

Riporto di seguito il testo integrale dell’articolo.

Beer Festival
Rea lale drinkers out for festival

di Will Stone, pubblicato su Morning Star il 15 agosto 2013

MORE than 50,000 drinkers are expected to attend the Great British Beer festival this week in support of the declining pub and brewing industries. The six-day annual London festival, organised by the Campaign for Real Ale (Camra), hosts live bands, 800 real ales, ciders, perries and beers from across the world.
But Camra has high- lighted recent figures which show that 26 pubs across the country are closing each week as Britain’s economic woes are forcing many out of business. And with the rising cost of beer 42 per cent of drinkers said they had visited the pub less often than they used to over the past year, Camra research revealed. The campaign group said that festivals like the Great British Beer festival, one of over 250 it organises every year, help promote real ale and keep community pubs alive. Camra spokesman Neil Walker told the Star he hoped that budget reforms including the scrapping of the beer duty escalator, which saw around 10p of tax added to a pint of beer every year, will usher in a period of recovery.
West Yorkshire brewers Elland won the coveted Champion Beer of Britain accolade at this year’s festival for its 1872 Porter.
A new book 300 More Beers To Try Before You Die! was also launched at the festival yesterday.
It includes the festival’s longest titled beer, Comrade Bill Bartram’s Egalitarian Anti-Imperialistic Soviet Stout, brewed by Bartram’s in Suffolk.
The festival runs until 7pm on Saturday. For more infor-mation visit http://www.gbbf.org.uk

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