resistenzainternazionale

Ripresa a zero ore.

In Internazionale on 12/08/2013 at 17:45

di Simone Rossi

Uno dei tratti comuni dei governi europei è quello di auto-validare il proprio operato con proclami roboanti e di proporre un’interpretazione rosea della reltà, slegata dalla quotidianità di milioni di lavoratori, disoccupati e pensionati. Un ottimo esempio lo ha fornito il Ministro dell’Economia italiano Saccomanni che a metà della scorsa settimana proclamava trionfante l’uscita dalla crisi, nonostante parametri come disoccupazione e povertà permangano a livelli preoccupanti e la produzione industriale sia in continuo calo.
Da questo finto ottimismo, da questa ricerca di una conferma della bontà delle politiche di austerità al di là della realtà dei fatti non sono immuni i membri dell’Esecutivo britannico. Dopo risultati modestamente positivi del Prodotto Interno Lordo nel primo (+0.3%) e nel secondo trimestre di quest’anno (+0.6%) il Ministro delle Finanze britannico Osborne si è frequentemente lanciato in proclami trionfali, nonostante i settori edile e manifatturiero siano ancora in crisi e a fronte di una disoccupazione che continua ad attestarsi intorno ai due milioni e mezzo di disoccupati.

Pur volendo dar credito ai trionfalismi di Osborne (o Saccomanni) quale tipo di ripresa economica si sta prospettando? “Ripresa”, “crescita”, “sviluppo” sono termini che possiamo utilizzare con un senso assoluto? Sono così neutri come si vuol fare apparire?

Il dato positivo relativo al Regno Unito riguarda specialmente i servizi, che comprende dalle forniture energetiche ai call centre. In questo settore si è registrato un incremento nell’impiego di forme contrattuali che un tempo avremmo definito atipiche dal part-time al lavoro a tempo determinato, dai programmi di inserimento lavorativo dei disoccupati beneficiari di sussidi, per cui lo Stato offre nei fatti manodopera gratuita alle aziende, alla formula “zero ore”. Nello specifico, quest’ultima soluzione è stata oggetto di un intenso dibattito nelle scorse settimane, dopo esser emerso che circa un milione di lavoratori e lavoratrici sono impiegati con questa tipologia di contratto. Essa comporta l’assunzione da parte del datore di lavoro senza impegno a garantire un numero minimo di ore lavorate ogni mese e quindi senza garanzia di un salario, della copertura in caso di malattia e delle ferie. I dipendenti devono attendere ogni giorno un’eventuale chiamata del datore di lavoro che decide la durata della prestazione lavoratica; per contro i lavoratori sono contrattualmente vincolati al datore di lavoro, per cui non possono compensare le eventuali ore non lavorate prestando la propria opera ad altri.
È una situazione in cui a vincere sono in molti ma non i lavoratori: i datori di lavoro possono usufruire di oggetti umani per le proprie esigenze produttive senza assumersi responsabilità alcuna nei loto confronti e con un costo del lavoro ridotto, l’Esecutivo può vantare di non aver causato un incremento della disoccupazione con le proprie politiche regressive ed i partiti di maggioranza potranno presentarsi all’elettorato nel 2015 forti di una ripresa (o principio di) fittizia. Non può dirsi ripresa, non sono un’economia ed una società solide e sane quelle in cui termini crescita e sviluppo si traducono in incremento dei dividendi e degli utili ed al contempo in un impoverimento diffuso della popolazione.

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