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A Detroit bancarotta della democrazia

In Capitalismo on 19/07/2013 at 13:14

 

 

Una città in ginocchio, un debito enorme, l’ennesimo esempio del fallimento di una economia che strangola politica e società e lascia dietro di se solo macerie.

Una storia lunga, complessa. Una volta la quarta città americana (da 1.8 milioni di abitanti si è ridotta a 700 mila), capitale mondiale dell’automobile, Detroit è vittima di quello stesso processo economico che ha portato GM e Chrysler sull’orlo della bancarotta. Con la differenza che i 2 colosis dell’auto son stati salvati da Obama, mentre Motown è stata ignorata e lasciata sola a se stessa. Desertificazione industriale, palazzi sfitti, disoccupazione, povertà, ed il mercato lasciato libero di distruggere una città in nome dell’efficienza economica. Con conseguente debito cittadino di (pare) 18 miliardi di dollari, con in mezzo anche i famigerati swap finanziari contratti con varie istituti di credito.

Una città ormai governta da un liquidatore fallimentare – nominato dal Governatore Repubblicano del Michigan, mentre la città è tradizionalmente nera e democratica – che non è riuscito a sistemare i debiti, dopo che la maggioranza dei creditori hanno rifiutato un offerta che avrebbe comportato un vistoso haircut sui crediti pregressi. E’ stata infatti proprio la business community a spingere per il fallimento, sicura che in tribunale potrà portarsi a casa le spoglie della città. Da una parte già si parla della vendita del patrimonio cittadino, inclusi il parco di Belle Isle ed il Detroit Institute of Arts. Dall’altra si conta soprattutto di far ricadere le perdite sui soliti noti – cittadini, lavoratori e pensionati. Infatti la legislazione sulla bancarotta tende a privilegiare i possessori di bond su altri tipi di creditori, e quindi per cercare di rientrare del debito il tribunale potrebbe costringere la città a tagliare i benefit per i lavoratori e, soprattutto, a ridurre le pensioni, protette da una legge dello stato che potrebbe essere sovvertita per via giudiziaria.

Un altro, l’ennesimo esempio del declino democratico ai tempi del neoliberismo d’assalto.

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