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Re Giorgio I salva Alfano (e Letta)

In politica on 18/07/2013 at 12:35

 

Non appena si sono sentiti i primi scriocchiolii della coalizione è subito tornato in campo prepotentemente il Presidente della Repubblica Napolitano. Anche se Presidente della Repubblica, mi pare, è un titolo che gli va un po stretto. Nell’ordinamento italiano il Presidente dovrebbe essere il garante dela Costituzione. Napolitano, invece, ha deciso di essere non solo il garante, ma addirittura il vero leader di un certo equilibrio politico.

Una sorta di misto tra Presidente, Premier e leader. Anzi un qualcosa di più, quasi un dictator da antica Roma che sospende l’ordine democratico per “salvare” la Repubblica da una crisi. Crisi che per Napolitano ha come unico sbocco la grande coalizione tra PD e PDL. Lo si era visto dopo la caduta di Berlusconi, e poi di nuovo dopo le elezioni, quando Napolitano aveva sabotato qualsiasi tentativo di maggioranze alternative.

Supplicato dal PD di ripetere il suo settennato, aveva accettato umiliando pubblicamente il Parlamento nel suo discorso di insediamento e ricattando i partiti. Decido io, voi ubbidite. E di nuovo non più tardi di qualche settimana fa aveva fatto arrivare un preoccupante messaggio al Parlamento, esautorato di fatto dalle sue competenze in materia di spesa e di controllo politico delle Forze Armate.

Ed ora, riportando fuori giustificazioni ormai vecchie di due anni (i mercati finanziari, le relazioni internazionali), Napolitano ha sostenuto che il governo deve vivere, a prescindere – in caso di caduta ci sarebbero “danni irrecuperabili”. In parole povere, la democrazia è più o meno sospesa per il durare della crisi, nessuno può pensare ad una fine del governo dato che proprio la governabilità è diventata la stella polare del nostro sistema politico. Il resto è sacrificabile. Per non lasciare spazio a dubbi, Napolitano ha poi calato il carico. L’affaire kazako è uno scandalo, ma il governo è stato efficiente, ha punito i funzionari colpevoli e tutto è a posto. Che questa sia la ricostruzione di Alfano, ormai palesemente falsa, conta poco. O anzi, conta moltissimo: Napolitano ha fatto sapere ai malpancisti del PD che la posizione di Alfano non può essere messa in discussione. Una violazione grossolana del diritto internazionale, una menzogna spudorata davanti al Parlamento, sostanzialmente un atto di tradimento della fiducia politica se non proprio della Costituzione è un fatto irrilevante per Napolitano, interessato solo al successo del suo processo politico.

Un ulteriore colpo inferto alla democrazia, un altro passo verso la dittura (romana?).

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