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L’ideologia della supremazia bianca assolve George Zimmerman

In Da altri media on 15/07/2013 at 12:31

 L’assoluzione della guardia privata George Zimmerman dall’accusa di omicidio ai danni dell’adolescente Trayvon Martin ha suscitato mole reazioni nella comunità afroamericana e fa coloro che si battono per i diritti civili negli Stati Uniti. A circa centocinquanta anni dalla fine della Guerra Civile che pose termine alla schiavitù ed a quasi cinque decadi dalla fine della segregazione istituzionalizzata, la questione delle discriminazioni sulla base del colore della pelle e del persistere nella cultura statunitense di ampie sacche di razzismo riemerge con forza.
Proponiamo la traduzione di un articolo pubblicato sul quotidiano The Nation domenica 14 luglio. Cliccando sul titolo si può accedere al testo originale.

L’ideologia della supremazia bianca assolve George Zimmerman
di Aura Bogado
da thenation.com, 14 luglio 2012

Una giuria ha stabilito che George Zimmerman non è colpevole di tutti i capi di accusa relativi alla morte del diciassettenne Trayvon Martin. Mentre alcune persone sono rimaste sorprese dalla sentenza, per altre essa ha una sua coerenza. Questa sentenza illustra chiaramente come la Supremazia Bianca funziona in America.

Durante il processo, i mezzi di informazione hanno continuamente fatto riferimento ad una “giuria di sole donne” presso la corte della contea di Seminole, sottolineando come la maggior parte fossero madri. È vero, ma è altrettanto vero che cinque dei sei giurati erano bianchi, il che è estremamente significativo in casi come questo. Sappiamo anche che la sola giurata di colore è stata presumibilmente vista asciugarsi una lacrima durante l’arringa del pubblico ministero ieri. Ma quella lacrima non ha convinto né lei né le giurate bianche che Zimmerman era colpevole di si qualcosa. Non colpevole. Non dopo aver pedinato, sparato un colpo ed ucciso un ragazzino nero, un ragazzino che la difesa ha insistito sprezzantemente fosse armato con un pezzo di calcestruzzo.

Negli ultimi giorni, specialmente i Latinos si sono scagliati contro la razza di Zimmerman ed in particolare contro la definizione di “ispanico bianco”, rispondendo agli utenti dei social media e degli opinionisti che sono ricorsi a questa definizione. Osservando Zimmerman seduto al tavolo della difesa, sua sorella nell’aula e sua madre al banco dei testimoni, non si può negare quale sia il colore della pelle che fa da sfondo alla loro vicenda. Non sono bianchi. Ciononostante la presunta ideologia di Zimmerman, quella per cui si sospetta della presenza nel proprio quartiere di un nero (lo stronzo che la fa sempre franca), è in linea con quella della Supremazia Bianca. È stata ribadita in aula dai suoi avvocati, che hanno fatto a pezzi Rachel Jeantel, interrogata come se stesse affrontando una di quelle prove per mostrare di saper leggere e scrivere dei tempi della segregazione. Una difesa che, nell’arringa finale, ha citato lo schiavista e stupratore Thomas Jefferson, ha mostrato ai giurati una ricostruzione basata su supposizioni erronee, ha lanciato accuse velatamente razziste di un Trayvon Martin che “emerge dall’oscurità” ed ha avuto l’audacia di paragonare il caso dell’omicidio di un adolescente nero disarmato con il litigio tra fratelli su chi abbia rubato un biscotto.

Quando Zimmerman è stato assolto, oggi [sabato 13 luglio], non è stato perché è un cosiddetto ispanico bianco. Non lo è. È stato perché si è comportato in ossequio alla logica della Supremazia Bianca ed era supportato da un pool di difesa e da una larga parte della società che promuovono l’idea che occasionalmente un uomo nero possa essere ucciso impunemente in nome della sicurezza della società nel suo complesso.

I mezzi di informazione di sinistra, di destra e di centro hanno soffiato sul fuoco della paura, facendo congetture sul fatto che le persone, in particolare i neri, sarebbero scesi in piazza. L’uso della paura riflette il timore radicato tra la popolazione bianchi nei confronti della presenza visibile in pubblico dei corpi neri e riprende le paure di Zimmerman: la presenza fisica dei neri è una minaccia alla pubblica sicurezza. Ma il vero atto di violenza in queste congetture, a prescindere se siano o meno confortate dai fatti, è che pongono il silenziatore alla paura dei neri. La paura che gli uomini neri, e i loro cari, sentono ogni volta che escono dal proprio uscio. La paura dei bianchi serve a nascondere il vero pericolo pubblico: che un uomo nero è ucciso ogni ventotto ore da un poliziotto o da una guardia giurata.

Le persone scenderanno in strada e con tutte le ragioni. Saranno in strada perché sanno che effettivamente alcune persone la fanno franca, tendenzialmente quelli muniti di un’arma e con la logica della supremazia Bianca al proprio fianco.

La NAACP [acronimo in inglese dell’Associazione Nazionale per il Progresso delle Persone di Colore] chiederà l’intervento del Dipartimento di Giustizia nel caso Zimmerman.

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