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La volta del Perù. Studenti e lavoratori in piazza

In Internazionale on 06/07/2013 at 23:08

di Simone Rossi
Nella settimana appena trascorsa il Perù si è aggiunto alla lista di Paesi latinoamericani in fermento. Dopo il Cile, dove studenti e lavoratori sono scesi in piazza ogni mese negli ultimi due anni contro il modello privatistico dell’Istruzione ed il sistema economico che causa le grandi disuguaglianze sociali del paese, dopo il Brasile, in cui sono scesi in piazza oltre un milione di cittadini nell’ultimo mese per chiedere partecipazione democratica e migliori servizi pubblici, negli scorsi giorni migliaia di lavoratori del pubblico impiego e studenti hanno marciato per le strade di Lima, come non si vedeva da un ventennio. L’oggetto delle proteste sono la Legge Universitaria, in fase di discussione al Congresso, e la Legge del Servizio Pubblico, approvata martedì. La prima, qualora passasse, porterebbe alla creazione di una Sovrintendenza Nazionale dell’Università, posta sotto il controllo diretto dell’Esecutivo; il che, secondo gli studenti, minerebbe l’autonomia degli atenei e comunque non farebbe presagire alcunché di positivo in termini di libertà di insegnamento e di ricerca. Nelle intenzioni del Governo la nuova legislazione sul servizio pubblico incrementerà l’efficienza e la qualità del servizio pubblico; tuttavia la Confederazione Generale dei Lavoratori del Perù ed i dipendenti pubblici che rappresenta ritengono che la legge minerà i diritti sindacali ed alla contrattazione collettiva, nonché servirà ad attaccare la stabilità dell’impiego ed aprirà la strada a licenziamenti.
Come in Cile ed in Brasile, le proteste hanno assunto un risvolto violento, il solo messo in evidenza dai mezzi di informazione nazionali e stranieri, con decine di arresti. A differenza della collega brasiliana Rousseff, il presidente Ollanta Humala, anch’egli collocato a Sinistra, non ha mostrato empatia con la causa dei manifestanti ed ha dichiarato che la riforma del Pubblico Impiego non causerà licenziamenti massicci. C’è da auspicare abbia ragione sebbene la vicinanza del governo peruviano a quello statunitense e le politiche di chiara marca liberista attuate negli scorsi anni facciano immaginare che l’ondata rossa/rosa che a toccato i paesi più grandi dell’America Latina non riesca a tingere le Ande.

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