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De Gennaro: un poliziotto per tutte le stagioni

In Capitalismo on 04/07/2013 at 07:32

di Nicola Melloni

La nomina di De Gennaro a presidente di Finmeccanica è la classica cialtronata di un governo pasticciato e senza una vera linea politica. Ma di che ci sorprendiamo d’altronde? Ormai i poliziotti pare siano diventati una riserva della Repubblica, da piazzare strategicamente in ruoli non loro, neanche fossimo in Russia, dove gli ex agenti del KGB sodali di Putin la fanno da padrone. Non dimentichiamo infatti che già all’Ilva di Taranto fu inviato dal precedente governo il prefetto Ferrante, noto esperto di acciaio e di dinamiche industriali. Non se l’è cavata benissimo ci ha messo pochissimo per finire in mezzo agli scandali, si è anche lasciato andare ad attività di dubbio gusto, finanziando le colazioni al sacco di quelli che facevano il blocco del traffico per opporsi alle decisioni della magistratura. Legge ed ordine, che dire.

Con De Gennaro si cade addirittura nel ridicolo. Forse han deciso di mandare un poliziotto per fare un pò di pulizia nelle attività di Finmeccanica, indagata per lo scandalo-tangenti in India. O forse han deciso di adottare un approccio muscolare alle relazioni sindacali e far direttamente manganellare gli iscritti alla FIOM. Di sicuro, ha più le carte in regola in questi campi che per dirigere uno dei principali gruppi industriali del Paese. Ma in Italia, è noto, le competenze sono un optional, spesso anzi una palla al piede. Quel che conta sono le amicizie, i favori da riscuotere, e l’ubbidienza, magari uniti ad una certa dose di cialtronaggine ed omertà. Per chi se lo fosse dimenticato, De Gennaro era il capo di quella polizia che si rese responsabile della famosa macelleria messicana alla scuola Diaz. Probabilmente eseguendo alla perfezione ordini politici che imponevano una bella lezione a chi protestava. O, nel migliore dei casi, dimostrando una incompetenza gigantesca nella capacità di gestire le proprie risorse umane, con questori e capi reparto fuori controllo che trasformavano l’Italia in una dittatura per una sera. In entrambi i casi, in un paese serio e democratico, De Gennaro avrebbe finito la sua carriera nell’estate del 2001.

Invece 12 anni dopo va a dirigere un colosso industriale in crisi, probabilmente per eseguire gli ordini del padrone di turno, privatizzare i bocconi migliori del gruppo per fare cassa ed infliggere il colpo di grazia all’industria italiana. Non avremmo in effetti sapunto indicare un nome migliore per un lavoro del genere.

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