resistenzainternazionale

I nostri migliori amici yankee

In Internazionale on 01/07/2013 at 08:18

Prosegue sui media lo stillicidio di informazioni riguardanti le operazioni dell’agenzia di spionaggio statunitense NSA, fornite da Edward Snowden, già dipendente dell’agenzia ed ora bloccato a Mosca, in attesa di poter raggiungere un paese in cui richiedere asilo politico. Le ultime rivelazioni apparse questo fine settimana sui quotidiani riguardano le operazioni di spionaggio ai danni delle rappresentanze diplomatiche di alcuni paesi a Washington e presso le Nazioni Unite, a NewYork, ed anche alcune sedi di rappresentanza della UE. A conferma di quanto emerso qualche settimana fa e passato rapidamente sotto silenzio dopo il solito corollario di dichiarazioni stupite da parte dei governi, il governo statunitense controlla sistematicamente le comunicazioni e le attività di paesi suoi alleati europei all’interno della NATO, attraverso cimici e microspie collocate all’interno delle sedi diplomatiche e antenne per intercettare i colloqui, come nei film polizieschi. Addirittura, lo spionaggio delle riunioni ministeriali ed internazionali tenute nel palazzo Justus Lipsius a Bruxelles avveniva dal prossimo palazzo della NATO, organizzazione militare che include tra i propri membri alcuni dei paesi posti sotto controllo dagli USA. Al momento le nazioni europee vittime dello spionaggio incluse negli elenchi resi pubblici sono Francia, Grecia ed Italia sebbene potrebbero esser di più i paesi coinvolti.
Sebbene la Germania non risulti al momento tra gli obiettivi dell’opera di spionaggio “amico” il Ministro della Giustizia tedesco Sabine Leutheusser-Schnarrenberger ha dichiarato che quanto emerso in questi giorni, qualora confermato, ricorda l’epoca della Guerra Fredda; un paragone che dovrebbe far porre ai governanti europei quesiti sulla natura dell’alleanza con gli USA. Se infatti il conflitto a bassa intensità con il nemico rosso, l’URSS, giustificava agli occhi degli anticomunisti le ingerenze d’oltre oceano nelle questioni interne delle nazioni europee, con gli estremi casi del supporto alla dittatura greca (1967/74) ed dell’aiuto logistico alle organizzazioni che per quindici anni effettuarono opera di destabilizzazione politica tramite la Strategia della Tensione, oggi non sembrerebbe esserci una reale motivazione nello spionaggio di paesi nominalmente amici ed alleati militarmente nella NATO. Quale rischio concreto starebbero evitando gli Stati Uniti con lo spionaggio di stati amici? Considerato che da una dozzina di anni il nemico conclamato della democrazia e della libertà incarnati dal modello statunitense è l’integralismo islamico, in che modo il controllo dei tre paesi europei citati sopra servirebbe alla causa? Il tutto può avere un senso se si cambia paradigma; quello instauratosi dopo il 1945 non sarebbe un’alleanza tra pari, una collaborazione tra paesi amici, bensì una forma di protettorato.
Riprendendo un post di qualche giorno fa, il re è nudo, ci viene ancora una volta ripetuto, ma la convenienza politica rende le nostre classi dirigenti sorde.

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