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Aborto: la vittoria mutilata della senatrice Davis

In Fin de parti(e) on 26/06/2013 at 16:16

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Di @MonicaRBedana

Costretta a fare un discorso lungo 13 ore, in piedi, diritta, senza appoggiarsi, bere, mangiare o fare pipì; questo, nel Parlamento del Texas, di uno stato democratico, non di una repubblica delle banane o di qualche dittatura ai confini del mondo, ha dovuto escogitare la senatrice democratica Wendy Davis per far slittare oltre la mezzanotte, rendendola nulla, la votazione finale di un decreto legge fortemente limitativo del diritto all’aborto. Uno stratagemma che ha scongiurato solo temporaneamente l’approvazione del decreto; una battaglia (campale) vinta, non certo la guerra.

Barriere, paletti, ostacoli che molti governi occidentali del XXI secolo seminano o rafforzano lungo il percorso delle donne a diventare finalmente padrone del proprio corpo. Penso all’America, che dopo il Texas vedrà il North Dakota ad affrontare un provvedimento simile; alla Spagna, dove il governo conservatore di Rajoy spegne, con la modifica sostanziale della legge sull’aborto, quella luminosa stagione dei diritti che fu punto di riferimento per tutta l’Europa; all’Italia, col 90% e oltre di obiezione di coscienza in alcune regioni, province intere in cui è impossibile abortire legalmente, gli aborti illegali che potrebbero essere il doppio dei circa 20.000 dei dati ufficiali, perchè questi non contano le donne immigrate, una discriminazione aggiunta alla loro condizione di clandestine.

Clandestine, illegali, finiremo per essere tutte se saremo ancora costrette, come le nostre madri, ad emigrare in Inghilterra, in Francia, in Svizzera per decidere di noi stesse. Clandestine e illegali ci fa sentire lo Stato quando ci abbandona per ore nelle strutture pubbliche perfino nei casi di aborto terapeutico; nel nome di una difesa della vita che non conosce umanità, le gambe su quell’orrendo trespolo a penzolare giornate intere, esposta tutta la nostra dolorosissima intimità. E illegale è il contrabbando dei farmaci abortivi quando non vi si accede a cliccate sul mouse o non si dispone delle poche centinaia di euro necessari a pagare un intervento all’estero. Una lunghissima maratona di solitudine, violenza gratuita, emarginazione; per correrla non bastano le scarpe da ginnastica della senatrice Davis.

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