resistenzainternazionale

In nome del popolo Italiano -1971, Dino Risi

In Cineteca politica on 21/06/2013 at 07:15

-1

Tanto tempo fa, molto prima che Tangentopoli destasse scandalo e che il nostro caro B., oggi alle prese con gli scongiuri in seguito alla decisione della consulta che ha bocciato il legittimo impedimento, fondasse la Fininvest, Dino Risi diresse uno dei suoi più riusciti film. Una commedia cattiva, dalla musica triste e pervasa da tanto pessimismo sulla società italiana.

E Risi ebbe pienamente ragione ad esser pessimista nel 1971, non necessariamente a causa delle violente lotte ideologiche di quel periodo, ma perché gli aspetti allora aberranti dell’italianità tali sono rimasti fino al giorno d’oggi.

‘In nome del popolo d’italiano’ vengono pronunciate le sentenze, ma siamo sicuri di sapere cosa sta a cuore al popolo italiano? E la risposta data da Risi va spaventosamente bene oggi come ieri, scagionando il personaggio di Berlusconi che oggi incarna il mito negativo dell’uomo medio italiano che sogna soldi facili, il successo e donne giovani. Purtroppo B. non ha avuto tanto talento da corrompere in un ventennio una società virtuosa, ma e’ piuttosto egli stesso il perfetto prodotto di un Paese da sempre schizofrenico, i cui due volti sono ben rappresentati dai protagonisti di In nome del popolo Italiano.

Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman nei ruoli principali, impersonano rispettivamente l’integerrimo giudice istruttore (figura che non esiste più da fine anni’80), ed il subdolo imprenditore contrapposti in un caso di omicidio. La Roma del film e’ piena di crepe, quelle della corruzione che corrodendo danneggia strutturalmente: le strade sono dissestate, le acque inquinate dagli scarichi delle fabbriche, incendi dolosi distruggono campi che potranno così diventare felici complessi residenziali, e perfino il palazzo di giustizia e’ sull’orlo del crollo. Ma non ci sono buoni e cattivi e sia l’imprenditore che il costruttore sono principalmente accaniti ed in conflitto. Rappresentanti di due visioni di vita molto lontane ma accomunate nell’obiettivo, quello di essere disposti alla truffa pur di averla vinta. La visione dell’imprenditore Gassman e’ molto simile a quella promossa dal modello B., mentre quella del giudice istruttore si nutre di pregiudizi ed abusa di potere.

Altrettanto poco roseo, e molto rappresentativo del nostro Paese, la scena finale in cui Tognazzi, assorto nella lettura del diario personale della vittima, passeggia per le strade della capitale completamente deserta durante una partita di calcio della nazionale. Come se la massima profondità del sentire comune possa essere raggiunta solo durante una partita di pallone.

Giulia Pirrone

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: