resistenzainternazionale

L’insostenibile leggerezza dei conti in ordine

In Editoriali on 19/06/2013 at 08:42

di Nicola Melloni

da Liberazione

Si era pensato che quello di Letta sarebbe stato un governo a trazione Berlusconiana e che il Pd avrebbe potuto fare solo battaglie di retroguardia, stritolato dal potere di ricatto del Pdl. In realtà, sembra proprio che per quanto riguarda le politiche economiche siano i democrats, quelli di “Italia Bene Comune” a farla da padrone. Con conseguenze, ahimè, drammatiche. La forma mentis e l’orizzonte culturale e politico del Pds-Ds-Pd è ormai legato semplicemente al mantenimento dei conti in ordine. Negli anni 90 questo poteva aver senso, visto che il premio per i sacrifici sarebbe stata l’entrata nella moneta unica, con i supposti benefici che ne avremmo ricavato. Ma tagli, tasse e, in poche parole, l’austerity ante-litteram non si fermò certo con la nascita dell’Euro, tutt’altro. Per un altro decennio si è insistito sui conti mentre si continuava a parlare, a vanvera, di sviluppo economico. L’Italia è in crisi non dal 2007, ma almeno da inizio anni 90 quando il giro di vite sulla finanza pubblica ha depresso anche i mercati privati, con la crescita economica costantemente tenuta sotto la media dei partner europei. Problemi strutturali? Certo, ma la pressione fiscale, i tagli di spesa, le assurde tasse sul lavoro hanno fortemente contribuito ai deludenti risultati economici del nostro Paese. La cosa, naturalmente, è peggiorata con la crisi e soprattutto con l’austerity di marca europea che ha pensato bene di scaricare i problemi nati nei mercati privati sulle spalle dei contribuenti. Una favola che conosciamo bene: riducendo il deficit si sarebbe, come per magia, attivato un ciclo virtuoso di crescita. Una teoria basata su ricerche sbagliate, inattendibili ed ideologiche e, soprattutto, una teoria negata in maniera clamorosa dai disastrosi risultati di Grecia, Spagna, Portogallo, Regno Unito e, ovviamente, Italia. Eppure si continua a procedere a tutta velocità su un binario morto. L’Italia continua ad avere un avanzo primario alto, altissimo, per cercare di ridurre il deficit dovuto alla spesa per interessi. Ma così facendo si continua semplicemente a succhiare soldi ad una economia reale che boccheggia. E così mentre l’Europa ci fa i complimenti per il deficit la recessione si è aggravata ben oltre le stime – come sempre sbagliate – del governo Monti. E di conseguenza il rapporto debito/Pil è in crescita invece di diminuire.
Ed ora stanno per arrivare le nuove mazzate. L’Imu che se non rivista rischia comunque di andare a colpire anche fasce di reddito medie o medio-basse, ma soprattutto l’Iva, il più iniquo dei balzelli, che invece di colpire progressivamente attacca orizzontalmente, gravando in maniera sproporzionata su quelle famiglie che già adesso non riescono ad arrivare a fine mese. Una tassa che andrà a comprimere ulteriormente i consumi proprio mentre la nostra economia ha bisogno dell’esatto opposto.
Ma ancora una volta la logica illogica dei conti in ordine viene prima delle ragioni dell’economia, della giustizia sociale, della politica vera, non quella tecnica decisa nelle stanze dei burocrati europei e delle loro controparti italiane. Ed ancora una volta i sacerdoti di quella ortodossia sono i ministri del Pd, da Zanonato a Del Rio, ovviamente spalleggiati dal Premier Letta. Questo era il partito che in campagna elettorale parlava di lavoro e di crescita ma che alla prova dei fatti, nuovamente, riesce solo ad occuparsi di finanza pubblica. Con un deficit culturale mostruoso, avendo ormai impostato la propria vita politica, direi quasi la sua ragione d’essere, attorno al totem dei numeri. Con un altrettanto drammatico deficit intellettivo, il rifiutarsi di capire che quelle ricette sono sbagliate, controproducenti, col bel risultato che più si taglia, più si aumentano le tasse, peggio sta la finanza pubblica.
Zanonato&C. ci dicono che non ci sono i soldi. Ma non è vero. I soldi ci sono, e come spiegato bene da Riccardo Realfonzo tanto sulle colonne del Fatto che su quelle del Sole 24Ore, si potrebbe cominciare ad usare i soldi dell’assurdo avanzo primario per cercare di rimettere in moto l’economia reale. Invece di diminuire il deficit (ma non il debito) attraverso nuove imposte, lo si potrebbe fare con l’aumento del gettito conseguente alla ripresa economica.
In realtà non si può farlo a causa di quegli assurdi parametri europei a cui il governo Letta continua ad attenersi pedissequamente. Nella maggioranza, l’unico a dire che è ora di smetterla con i vincoli della UE è Silvio Berlusconi. Che non è certo esente da peccati, avendo lui stesso sottoscritto il fiscal compact. Ma che ora, foss’anche solo per ragioni di mera propaganda elettorale, dice quello che in tanti pensano: il re è nudo, l’austerity non funziona, cambiamo strada. Non è una svolta a sinistra, è puro buon senso. Quello che manca al Pd.

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