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IVA: salvate il soldato Zanonato

In politica on 18/06/2013 at 07:18

di Nicola Melloni

Certo è che gli han dato un compito ingrato, quello di ministro allo Sviluppo Economico proprio dove di sviluppo non c’è neanche traccia. Ma lui ci ha messo del suo, non ci sono dubbi. Ha iniziato con una gaffe assurda sul nucleare, da cui ha cercato di salvarsi alla disperata, anche se in un paese normale bastava dire: io sono favorevole, ma c’è stato un referendum, non se ne parla neanche.

Il peggio però è venuto con l’aumento dell’IVA, una misura incredibilmente impopolare e decisamente assurda, una tassa che deprime i consumi e colpisce in maniera sproporzionata le famglie dal reddito medio-basso. Insomma, il contrario del cosidetto sviluppo, proprio quello che non si può fare in un periodo come questo con i consumi già ultra-depressi ed una povertà rampante. Ora è chiaro che la decisione non è del prode Zanonato, ma dal governo han pensato bene di mandare avanti lui a far da scudo. Prima prendendosi i fischi degli artigiani, poi ribadendo il concetto che davvero non se ne può fare a meno perchè non c’è copertura. Sarà. Ci avevano detto che c’era un tesoretto, ma sia mai che venga usato per aiutare le fasce sociali più deboli o per cercare di uscire dalla crisi. Ci avevano detto che avevamo fatto bene i compiti a casa e che ora ci sarebbe stata più flessibilità, ma non se ne vede certo traccia. Anzi, continuiamo a impiccarci su quei parametri europei che sono evidentemente sbagliati, che sono legati alle fanfaluche che ci avevano raccontato sull’austerità, che ci stanno portando alla catastrofe economica, ma che ovviamente non ci sognamo di ridiscutere, anche se per esempio la Francia, che non sta bene ma sta molto meglio di noi, ha chiesto più tempo per rispettare il fiscal compact. Di più, l’Italia, con la cura da cavallo di Monti e soci è praticamente l’unico paese a rispettare i diktat di Bruxells, anche se al prezzo di uccidere l’economia reale. Ma non basta, bisogna continuare sulla stessa assurda strada, e Zanonato più che il ministro sembra il becchino dello sviluppo economico.

Al massimo un custode della ortodossia delle tasse e dell’austerity, fedele alla vecchia linea del PD, più realista del re, più conservatore della destra, più falco dei falchi. Una generazione di politici che ha come orizzonte politico il rispetto dei conti, anche al costo di farli pagare ai propri elettori. Quello che ha sconfitto la sinistra (o pseudo tale) in Italia per vent’anni. Ma che grazia ai Zanonato di turno rimane l’unica idea – sbagliata – del governo letta.

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