resistenzainternazionale

Quando tangentopoli sbarca nella mitteleuropa

In Fin de parti(e), Internazionale on 17/06/2013 at 08:04

Riceviamo e pubblichiamo un articolo sulla vicenda giudiziaria che ha colpito l’esecutivo della Repubblica Ceca.

Quando tangentopoli sbarca nella mitteleuropa
di Elio Rampino*
Nel momento in cui la commistione fra affari e politica raggiunge i livelli più alti nella storia della Repubblica Ceca, facendo registrare un tasso di corruzione da mettere in ginocchio ancora più della crisi in atto l’economia e le tutele sociali del Paese, ecco concretizzarsi un’azione di polizia che fa tremare i palazzi del potere.
Il 13 giugno 2013 resterà una data che questo Paese non scorderà facilmente!
Dopo circa un anno e mezzo di indagini della Procura di Olomouc, segnate da pedinamenti ed intercettazioni ambientali, la polizia con un blitz che per spettacolarità ed impiego di uomini e mezzi non ha nulla da invidiare a quelli nei confronti delle cosche mafiose, è entrata nelle sedi del palazzo del governo e di alcuni ministeri, arrestando funzionari di primo piano come la capo dell’ufficio e braccio destro del premier Peter Nečas, Jana Nagyová, suoi collaboratori come Marek Šnajdr ed ex ministri.
Da fonti di stampa locale, l’irruzione ha riguardato anche gli uffici dell’ex capo dell’intelligence militare ed attuale presidente delle riserve materiali dello Stato e dell’ex vice presidente dell’Avvocatura di Stato.
L’inchiesta che è partita dal controllo delle attività di alcuni dei più importanti lobbisti come Janoušek e Rittig, è finita poi per toccare i livelli politici ed istituzionali.
Si parla che dalle perquisizioni a più di trenta abitazioni, siano stati trovati circa 150 milioni di corone e decine di chili d’oro di provenienza fraudolenta.
I reati contestati, anche se ufficialmente il capo della polizia non si è ancora espresso nel merito dato che l’operazione non è finita, andrebbero dal riciclaggio, all’abuso di potere, agli appalti pubblici fraudolenti, all’acquisizione di benefit, agli interessi privati in atti d’ufficio, tutti reati legati alla corruzione.
Al momento il governo di centrodestra non ha ritenuto opportuno presentare le dimissioni in Parlamento, anche se il coinvolgimento del premier e del suo partito sembrerebbe un fatto acquisito, mentre i socialdemocratici, maggiore partito di opposizione, hanno preannunciato una mozione di sfiducia.
Che un Paese delle attuali moderne democrazie occidentali sia alle prese con il cancro della corruzione, purtroppo non fa nemmeno più notizia, ma vale la pena spendere qualche parola sullo stato di salute dei sistemi in generale e sulle diverse modalità con cui la così detta società civile e la classe dirigente lo affrontano.
Che ormai esista un problema di etica politica e di legittimazione delle istituzioni in tutta Europa, è innegabile, come evidente risulta la conseguente crescente disaffezione della società verso i partiti politici e la partecipazione alla vita democratica.
Come un cane che si morde la coda, meno la gente partecipa alla vita pubblica, più si lascia spazio alle attività corruttive e d’altra parte più si fondono gli affari con la politica e meno i cittadini sono propensi ad occupare gli spazi democratici.
Molto a mio avviso dipende anche dallo stato di subalternità che i cittadini europei avvertono verso le decisioni delle strutture economiche di un’Unione Europea così concepita, dalla B.C.E. al F.M.I. ai banchieri ed agli operatori finanziari, che imponendo dall’alto sia l’economia che le modalità di sviluppo delle relazioni sociali, svuotano di valore la scelta elettorale.
Per questo non è più rinviabile la costituzione di un’Europa politica in grado di controllare i processi economici, che potesse rendere finalmente milioni di persone partecipi del loro destino. Altra questione è invece quella che riguarda il modo di affrontare questi problemi che dipende principalmente dalla diversità antropologica e culturale dei diversi popoli.
Qui in Repubblica Ceca, nonostante la polizia non abbia usato veramente alcun riguardo verso i palazzi del potere, nessuno si è sognato di far riferimento ad un complotto, tantomeno ad un conflitto di poteri fra magistratura ed esecutivo.
Un modo di reagire al quale noi italiani non siamo più abituati, che parte certamente da una formamentis culturale più generale, fino ad arrivare a toccare le corde della classe dirigente.
Qui tutti i politici coinvolti nello scandalo si sono rimessi fin dalle prime dichiarazioni al giudizio della magistratura, confidando di poter dimostrare nelle sedi opportune la propria estraneità, mentre da noi ci si affanna tutt’ora ad offrire salvacondotti di qualsiasi genere a leader politici pluripregiudicati che si sono macchiati dei reati più infamanti, anche contro il patrimonio dello Stato e di conseguenza dei suoi stessi concittadini, come l’evasione fiscale.
Unica critica di comportamento da muovere alla pari della nostra classe politica, è quella che riguarda i partiti che al momento sono fuori dalla bufera, i quali non rinunciano a speculazioni politiche di dubbio valore.
Come se ciò che emerge non riguardasse il sistema nel suo complesso che se dovesse implodere tirerebbe a fondo tutti, facendo solo macerie della democrazia.
Sul versante della capacità della classe politica di elevarsi con uno sguardo più complessivo e lungimirante, pare quindi che al momento dobbiamo rassegnarci ad un’uniformità di comportamenti di basso profilo.

*presidente ANPI-CZ

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: