resistenzainternazionale

#Paulista. Non solo Istanbul.

In Internazionale on 14/06/2013 at 21:40

di Simone Rossi
Nelle ultime due settimane, gli spazi di cronaca internazionale dei mezzi di informazione europei hanno dato ampio risalto alle proteste ad Istanbul ed in Turchia, scatenate dall’ennesimo piano di speculazione edilizia a scapito dell’ultima area verde del centro cittadino ed allargate alla richiesta di maggiore democrazia e laicità. Contemporaneamente in un’altra megalopoli, in un’altro continente, si ripetevano scene analoghe di protesta e repressione.
Dall’inizio di questa settimana alcune migliaia di persone sono scese quotidianamente nelle strade di San Paolo del Brasile, maggiore città e capitale finanziaria del Paese, per protestare contro l’aumento del 6.7% della tariffa del trasporto pubblico urbano a R$3.20. Per quanto esiguo possa apparire tale aumento, esso inciderà sul bilancio delle migliaia di famiglie pauliste che un reddito inferiore al salario medio, spesso al di sotto di quello minimo fissato per legge a R$678, già gravato dall’erosione del potere d’acquisto a fronte di un’impennata dei prezzi dei generi di base. Secondo il calcolo effettuato dall’editorialista de Istoé independente ogni pendolare si troverà a spendere almeno R$192 al mese, pari ad oltre il 28% del salario minimo, per potersi recare la lavoro e rientrare a casa. In una area metropolitana con oltre diciotto milioni di abitanti ed una forte carenza di infrastrutture di trasporto, venti centesimi per un biglietto d’autobus possono fare la differenza nell’inclusione sociale dei più poveri, come affermato dal Movimento Passe Libre, che lotta per un sistema di trasporto collettivo a gestione pubblica ed universale.
Nel quarto giorno di protesta il corpo antisommossa della Polizia Militare, incaricato di mantenere l’ordine, ha represso con violenza i manifestanti utilizzando lacrimogeni e proiettili di gomma e, secondo quanto riportato sulla pagina OccupyBrazil di facebook, scatenando una caccia all’uomo per le strade della città. Il bilancio della giornata è stato quello di una scena di guerriglia urbana, con traffico bloccato, un autobus dato dalle fiamme da alcuni manifestanti, vetrine rotte e duecentotrentadue persone in stato di fermo. I rappresentanti delle istituzioni, dal sindaco Haddad, al governatore dello Stato di San Paolo Alckmin fino al Ministro della Giustizia federale Cardozo hanno condannato la violenza dei manifestanti ed hanno promesso di agire con il pugno duro contro coloro che definiscono facinorosi che agiscono con finalità di destabilizzazione politica. Il Movimento Passe Libre ha rilasciato una dichiarazione in cui si specifica che i manifestanti hanno agito violentemente in risposta agli attacchi delle forze dell’ordine, intervenute con violenza ingiustificata su una manifestazione fino ad allora pacifica, con la motivazione di impedire che il corteo proseguisse oltre il limite preventivamente concordato.
Quanto descritto nel comunicato del movimento trova un riscontro nelle valutazioni effettuate dall’organizzazione Amnesty International in una nota del 13 giugno in cui, caldeggiando una soluzione pacifica alla disputa sulla tariffa del trasporto in San Paolo, è espressa preoccupazione per il frequente ricorso alla repressione violenta delle manifestazioni nella principali città brasiliane ed all’incarcerazione di manifestanti e giornalisti, in una radicalizzazione del confronto politico. Difatti, anche nelle altre città in cui si protestava per il costo del trasporto collettivo urbano, tra cui Rio de Janeiro, la reazione della polizia ha assunto forme violente. Solo dieci giorni prima dell’inizio delle manifestazioni in San Paolo, inoltre, le forze dell’ordine avevano rimosso violentemente gli indio che avevano occupato le terre dei loro avi inglobate nella fattoria di un politica locale; sorte analoga era toccata ai nativi che si opponevano agli espropri per la costruzione della diga di Belo Monte, in spregio ai diritti garantiti loro dalla costituzione e dal diritto internazionale.

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