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Solesino è come Macondo

In Fin de parti(e) on 04/06/2013 at 17:06

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Di @MonicaRBedana

Solesino è Macondo uscito dalle pagine scritte da García Márquez e fattosi realtà.

Niente da spartire con nessun Comune della bassa padovana. E’ il paese del realismo magico sempre in bilico sulla leggenda,  che si incarna in personaggi patriarcali, padri fondatori, cicli storici che si chiudono e rinchiudono su sé stessi per ricominciare uguali. Dove la Genesi e l’Apocalisse  incombono dai settantaquattro metri del suo campanile, tuonando nelle lingue di parroci poderosi e mai domi.

Solesino è un’unica famiglia, come i Buendía. Diramazioni e divagazioni non sono ammesse, la gente non si conosce per cognome ma per misteriosi soprannomi, si parla un dialetto diverso da quello del resto della zona, sia per struttura fonetica che per vocabolario.

Dei solesinesi si dice che Armstrong e Aldrin ne trovarono già due sulla luna, che lì avevano  piantato bandiera da un pezzo e pensavano di esportarvi frutta e verdura. Capaci di fare affari con gli antipodi del mondo senza saper esprimersi in altra lingua che non fosse la loro.

E si dice piantassero i fagioli bucando il terreno con la pistola e che solo a Solesino si trovasse la penicillina ed ogni genere di prima necessità e non, in epoca di guerra.

Come a Macondo, dove si possiedono cose che nessuno conosce, la calamita, la lente d’ingrandimento, il ghiaccio. O dove la gente lievitava nell’aria con la stessa facilità con cui ora guida il suv da centoepassamila euro; dove i morti ricompaiono senza bisogno di aspettare la resurrezione.

E dalla Macondo della bassa padovana riemerge la voce stentorea  di Don Ferdinando ad agitare il fantasma di Sodoma e Gomorra su Matteo Pegoraro. Ed ecco la pergamena magica che contiene l’anatema scritto nel linguaggio degli adepti.

Macondo è barriera all’estraneo, sprezzante solitudine, isolamento culturale e morale barattato con ciò che il denaro può comprare. E’ apparenza lustrosa che nasconde figli dalla coda di maiale frutto di incesti. E’ condanna a non conoscere l’amore.

Fino a che punto Solesino deciderà di continuare ad essere Macondo dipenderà anche dal coraggio di Matteo. E dopo la settima generazione speriamo che perfino Don Ferdinando possa sposarsi Marcella Bella, com’era nei suoi desideri e continuare a dir messa. Un uomo e una donna, in fondo. E le montagne verdi e il coniglio dal muso nero, come vuole il realismo magico.

(Mio padre è morto e non è ancora risorto, ma nella sua Macondo altre testimonianze vivono).

 

 

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  1. Cosima carissima,
    non credo che il candidato a sindaco volesse a tutti i costi palesare le proprie inclinazioni sessuali; è bastato che le sottolineasse un giornale locale per scatenare le reazioni del prete, dei compaesani, la provincia e parte della sezione esteri sotto il Po. A riprova del fatto che oggi la politica non la fanno i partiti ma i mezzi di comunicazione.
    E grazie a loro ci scocozziamo.

  2. Cara Monica, a prescindere dalle visioni utopiche di “Cent’anni di solitudine” e sopratutto ben lungi dall’approvare gli anatemi del vostro locale “Don Camillo” vorrei farti notare che nel contesto di questa vicenda la nota stonata è stata quella di voler palesare le abitudini sessuali del candidato alla carica di sindaco quasi fosse una prerogativa di maggior credito agli occhi degli elettori. Posso lodare il coraggio nell’uscire allo scoperto, ma non certo la “causa”; come se Berlusconi si facesse bello del fatto di essere un puttaniere….
    E seppure Solesino riesce ad isolarsi senza l’ausilio di specchi ma grazie alle sue endemiche nebbie, ha dato al suo illustre concittadino più notorietà boicottandolo piuttosto che lasciargli scatenare l’uragano.

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