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Lucky Luciano – 1973, F.Rosi

In Cineteca politica on 31/05/2013 at 08:30

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E’ una curiosa coincidenza che mentre si celebri a Palermo il processo sulla trattativa fra Stato e mafia torni in auge il personaggio di Lucky Luciano, protagonista dell’omonimo film di Francesco Rosi del 1973, la settimana scorsa presentato a Cannes in versione restaurata. Ed a ricordare perché’ il film sia così attuale e’ stato lo stesso regista definendo la vicenda di Luciano come ‘madre’ delle trattative Stato-mafia.

Charlie ‘Lucky’ Luciano, nato in provincia di Palermo ed emigrato negli Stati Uniti all’eta’ di 10 anni, fu un pioniere all’interno di cosa nostra. Il primo boss a farsi strada grazie a lungimiranti alleanze, tratto’ dapprima con le male di diverse comunità (Irlandesi, ebraiche), poi scardino’ la struttura centralizzata della mafia basata sullo stra-potere di un capo dei capi in favore di un sistema di alleanze fra le varie famiglie. Dalle negoziazioni ‘underground’ a quelle su grande scala, Luciano beneficio’ di una generosa riduzione della pena che stava scontando in USA per l’appoggio che poteva dare all’esercito degli alleati durante lo sbarco in Sicilia alla fine della seconda guerra mondiale. Prova ne fu l’insediamento dei primi due sindaci scelti dall’esercito americano in Sicilia, ben noti esponenti della mafia, Don Calogero Vizzini e Genco Russo. Allo stesso modo, uno dei più stretti collaboratori del Colonnello Poletti, governatore del comando militare a Palermo, poi a Napoli e Firenze fu Vito Genovese, altro personaggio mafioso più che attivo sia in Italia che negli Stati Uniti.

E’ proprio questo il punto di partenza della cine-inchiesta di Rosi, lo scambio di favori tra il governo americano e l’esercito da un lato, e cosa nostra dall’altro. Due forme di potere che scoprono di poter trarre beneficio dalla propria interdipendenza.

Come spesso accade nel cinema di Rosi e’ il contesto ad essere protagonista, mentre il personaggio principale assolve la funzione di strumento. Luciano servi’ a Rosi per spiegare le trame tra il potere legittimo esercitato dalle Istituzioni e quello occulto della mafia.

Visti il successo ed il carisma esercitato dai gangster al cinema in quegli anni (anche Il Padrino e’ del 1973), Rosi volle evitare di mitizzare il personaggio di Luciano e lo fece principalmente eliminandolo dallo schermo per lunghe sequenze e concentrando il necessario momento gangster all’inizio del film. La scelta di Volonte’ nel ruolo di Luciano , fra l’altro estremamente somigliante, rese forse da un lato più’ ardua la marginalizzazione del protagonista, ma l’interpretazione data da questi del boss discreto, schivo, silenzioso e fanaticamente assetato di potere, un mafioso poco boss nei modi e molto politico, diede grande forza al film.

 A tenere Rosi ben ancorato ai fatti, e ad evitare che la narrazione divagasse nel romanzo, fu la presenza nel film di Charles Siragusa nel ruolo di se stesso, il poliziotto-nemesi di Luciano di origini italo-americane che per tutta la vita gli diede la caccia.

Rientrato in Italia nel 1946 Luciano instauro’ un sistema di collaborazione fra la mafia siciliana e quella d’oltreoceano per il traffico di eroina ed il riciclaggio dei suoi proventi. Tutto ciò non e’ oggetto principale del film perché per mancanza di prove Luciano non fu mai condannato, e Rosi non poteva permettersi di essere approssimativo e fare supposizioni nel trattare un tema così delicato, altrimenti avrebbe messo a repentaglio il carattere di esattezza su cui l’intero apparato del suo cinema inchiesta si basava.

Lucky Luciano e’ stato inserito dal Time Magazine fra i 20 uomini più influenti del XX secolo.

Giulia Pirrone

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