resistenzainternazionale

Chavez, la democrazia e la crisi

In Internazionale on 08/03/2013 at 09:20

Un post in spagnolo del poeta Luis Garcia Montero che non parla tanto di Chavez, quanto del paternalismo ipocrita con cui i media spagnoli (e quelli italiani, pure peggio, con poche eccezioni, tipo Piergiorgio Odifreddi) hanno raccontato la sua morte e soprattutto la sua storia politica. Senza pensare a che triste fine sta facendo la democrazia occidentale. Forse avremmo tutti qualcosa da imparare
La traduzione italiana sotto l’originale.

di Luis Garcia Montero
da Público

No quiero hablar de Hugo Chávez. Ya son muchos los artículos publicados a raíz de su muerte y es previsible que aparezcan muchos más. Se seguirá hablando durante años de su figura histórica y de su significado en la política latinoamericana. Así son las cosas.
Prefiero escribir sobre la sensación de vergüenza ajena que me han despertado algunos comentarios paternalistas sobre Chávez, Venezuela y el futuro inmediato. En nombre de la Democracia, políticos españoles importantes han deseado una transición pacífica para la sociedad venezolana después de la muerte de su líder carismático. ¿En nombre de la Democracia? ¿Pero en qué país se creen que viven estos paladines de la cultura occidental que critican a Chávez de forma abierta o le perdonan la vida de manera piadosa ahora que está muerto?
Si hablamos del presente, no entiendo que un país marcado por la corrupción y gobernado por un partido bajo sospecha pueda dar lecciones a nadie. Es muy grave lo que estamos viviendo nosotros. Con la estrategia del silencio, con ruedas de prensa sin preguntas, con mentiras capaces de enrojecer a un sargento de caballería, siguen al frente de la política española personas sospechosas de haber participado en tramas de corrupción y de haber recibido sobres con dinero negro.
También puede abordarse el asunto desde la perspectiva económica. Durante el mandato de Chávez se ha reducido la pobreza en Venezuela por encima del 20 %, según los datos más objetivos. Uno piensa que para eso debe servir la política en una democracia, para equilibrar la vida de la gente y hacer que los pobres sean menos pobres. España, como parte de Europa, vive una situación caracterizada por el asalto de los poderes financieros a la soberanía popular. Las instituciones políticas quedan inutilizadas y se someten a los ámbitos de decisión de intereses opacos que tienen que ver con las exigencias de los bancos y los especuladores. La acumulación elitista de la riqueza vuelve a ser la norma de conducta. Y dentro de este asalto especulador que sufre la democracia europea, España supone un caso extremo. La debilidad cívica que tejió la Transición y la permanencia de las élites económicas y sociales del franquismo han facilitado que en poco tiempo se liquiden muchas de las humildes conquistas conseguidas por la lucha obrera en sus batallas contra la dictadura. La población española se empobrece, baja el nivel de vida y suben los índices de miseria y de desnutrición infantil. ¿A quién le van a dar lecciones de democracia nuestros padres de la patria? La privatización de la sanidad, la justicia y la educación públicas no suponen una buena tarjeta de visita para dar consejos democráticos a nadie.
¿Y si hablamos de populismo? Es que puede opinar sobre el tema, y en nombre de la seriedad de la razón, un país gobernado por un presidente como el nuestro. Sin ningún tipo de pudor, ha llegado a declarar que el cumplimiento de su deber ha consistido en no cumplir sus promesas electorales. ¿Qué es entonces una campaña electoral? ¿Una convocatoria de arengas populistas, mentiras, argumentos demagógicos, promesas falsas y movilización de rencores? El horizonte de la política española se parece cada vez más a una tertulia de telebasura. Basta para comprobarlo con seguir las acusaciones y las amenazas del ministro de Economía. Como una verdulera del corazón, calla las bocas de sus críticos sugiriendo que los actores, los políticos, los medios del comunicación y los partidos se acuestan con el fraude fiscal. Y él –que todo lo sabe- no hace nada por perseguir a los defraudadores y acabar con el adulterio.
Si hablamos de memoria histórica, no hace falta tampoco entrar en muchos detalles. Mientras algunos países latinoamericanos, cumpliendo con el derecho internacional, suspendieron las leyes de punto final para investigar los crímenes y reparar a las víctimas de sus dictaduras, en España se ha expulsado de la carrera judicial al magistrado que quiso amparar a los familiares de los desaparecidos. Fue el mismo juez que cometió la imprudencia de querer investigar a fondo la corrupción. El rey de España, que en un arrebato borbónico mandó callar a Hugo Chávez, es un jefe de Estado que se formó en los brazos de Francisco Franco, que fue nombrado heredero por un dictador y que ha representado durante casi cuarenta años a su país sin pasar por las urnas. ¿Se imaginan a un lugarteniente de Hitler presidiendo en la actualidad al Estado alemán y mandando callar a un presidente elegido por sus ciudadanos?
El verdadero problema de los demócratas tiene hoy mucho más que ver con la situación institucional española y europea que con el populismo latinoamericano. Por eso da vergüenza ajena escuchar algunos comentarios. ¿Por qué no se callan?

fonte: http://blogs.publico.es/luis-garcia-montero/396/nuestros-democratas-y-chavez-por-que-no-se-callan/

Traduzione del post di Luis García Montero* apparso sulla sua rubrica “La realidad y el deseo”, su Publico.es.

I nostri democrati e Chávez: ma perché non stanno zitti?

Non voglio parlare di Hugo Chávez. Sono già molti gli articoli pubblicati in occasione della sua morte ed è prevedibile che ne appaiano molti altri. Si continuerà a parlare per anni della sua figura storica e del suo significato nella politica latinoamericana. Cosí è.
Preferisco scrivere della sensazione di profonda vergogna che hanno destato in me alcuni commenti paternalisti su Chávez, il Venezuela ed il futuro immediato. In nome della Democrazia, politici spagnoli importanti hanno augurato una transizione pacifica alla società venezuelana dopo la morte del loro carismatico leader. In nome della Democrazia? Ma in che Paese credono di vivere questi paladini della cultura occidentale che criticano Chávez apertamente o lo graziano con commiserazione ora che è morto?
Se parliamo del presente, non concepisco che un Paese segnato dalla corruzione e governato da un partito sospettato possa dare lezioni a qualcuno. E’ molto grave ciò che stiamo vivendo. Con la strategia del silenzio, con conferenze stampa senza domande, con bugie capaci di far arrossire un sergente di cavalleria, continuano a guidare la politica spagnola persone sospettate di aver partecipato a trame di corruzione e di aver ricevuto buste di denaro in nero.
La faccenda si può affrontare anche dalla prospettiva economica. Durante il mandato di Chávez si è ridotta la povertà in Venezuela di oltre il 20%, in base ai dati più obbiettivi. Uno pensa che la politica dbba servire a questo in una democrazia, a equilibrare la vita della gente e fare in modo che i poveri siano meno poveri. La Spagna, cosí come parte dell’Europa, vive una situazione caratterizzata dall’assalto dei poteri della finanza alla sovranità popolare. Le istituzioni politiche rimangono inutilizzate e si sottomettono agli ambiti decisionali di interessi opachi che hanno a che vedere con le esigenze delle banche e degli speculatori. L’accumulazione elitista della ricchezza torna ad esserela norma di condotta. E all’interno di questo assalto speculatore patito dalla democrazia europea, la Spagna rappresenta un caso estremo. La debolezza civica intessuta dalla Transizione e la permanenza delle élites economiche e sociali del franchismo hanno facilitato che in poco tempo si liquidino molte delle umili conquiste ottenute dalla lotta operaia nelle sue battaglie contro la dittatura. La popolazione spagnola si impoverisce, scende il livello di vita e si impennano gli indici della miseria e della denutrizione infantile. A chi vogliono dare lezioni di democrazia i nostri padri della patria? La privatizzazione della sanità, della giustizia e dell’educazione pubblica non rappresentano un bel biglietto da visita per dare consigli democratici a qualcuno.
E se parliamo di populismo? Può forse opinare su questo argomento , e nel nome della serietà e della ragione, un Paese governato da un presidente come il nostro? Senza nessun tipo di pudore è arrivato a dichiarare perfino che compiere il suo dovere consisteva nel non mantenere le sue promesse elettorali. Cos’è dunque una campagna elettorale? Una convocazione di arringhe populiste, bugie, argomenti demagogici, false promesse e mobilitazione di rancori? L’orizzonte della politica spagnola assomiglia sempre più ad un crocchio di telepattumiera. Per verificarlo basta seguire le accuse e le minacce del ministro di Economia. Come un’erbivendola di quelle che appaiono nei programmi rosa, zittisce chi lo critica insinuando che gli attori, i politici, i media ed i partiti vanno a letto con la frode fiscale. E lui, che è al corrente di tutto, non fa nulla per perseguire i frodatori e mettere fine all’adulterio.
Nemmeno se parliamo di memoria storica è necessario entrare in particolari.
Mentre alcuni paesi latinoamericani, rispettando le regole del diritto internazionale, sospesero le leggi che pretendevano di mettere il punto finale alle indagini sui crimini e al risarcimento alle vittime delle loro dittature, in Spagna è stato espulso dalla magistratura il magistrato che ha voluto proteggere i familiari degli scomparsi. Lo stesso giudice che commise l’imprudenza di voler indagare a fondo sulla corruzione.
Il re di Spagna, che in un’uscita dai gangheri borbonica ordinò a Chávez di stare zitto, è un capo di Stato che si è formato in braccio a Francisco Franco, che fu nominato erede da un dittatore e che ha rappresentato per quasi 40 anni il proprio Paese senz a passare dalle urne. Potreste immaginare che un luogotenente di Hitler fosse attualmente a capo dello Stato tedesco e facesse tacere un presidente eletto dai suoi cittadini?
Il vero problema dei democrati oggi ha molto più a che fare con la situazione istituzionale spagnola ed europea che con il populismo latinoamericano. Per questo provoca profonda vergogna sentire certi commenti. Perchè non stanno zitti?
*Luis García Montero è una delle principali figure del panorama della poesia spagnola contemporanea. E’ anche critico letterario e saggista.
(Traduzione a cura di Monica Bedana)


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