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Rivoluzione contro la sinistra

In a sinistra on 26/02/2013 at 13:26

Il giorno dopo è il solito disastro. Non annunciato, ma neanche così tanto sorprendente. Lo avevamo detto 15 mesi fa, votiamo subito, non diamo a Berlusconi la possibilità di organizzarsi. Invece è prevalsa una volta di più la logica della cosiddetta responsabilità. Occhio allo spread, ci dicevano. E oggi allora come vogliamo giudicare una manovra di palazzo (l’ennesima) che ha dato un governo orribile all’Italia per un anno e mezzo, che ci ha portati in recessione, distrutto la credibilità della sinistra e consegnato un Paese che del PD e della sinistra radicale non sa che farsene? Un paese dove 3 elettori su 5 (Grillo+B.) sono favorevoli o quantomeno non contrari all’uscita dall’Euro. Questo è stato l’ennesimo grande successo degli strateghi, delle teste d’uovo della sinistra italiana. 
Che per non farsi mancare nulla hanno impostato la campagna elettorale sul suicidio. Alleiamoci con Monti, responsabilità, andiamo a Berlino a farci benedire da Frau Merkel e Herr Schauble. Come se bisognasse convincere i tedeschi e non gli italiani che, a torto ma soprattutto a ragione, imputano molte delle loro disgrazie a Berlino e Bruxells. 
Con il bel risultato che gli italiani hanno identificato la sinistra con l’establishment, quello stesso establishment che ha portato l’Italia in rovina. E che spettacolo vedere i mercati euforici nel momento in cui vinceva il PD, tranquilli che il prossimo governo li avrebbe difesi da chi vorrebbe mettere loro freni e guinzagli. Mentre i lavoratori, i disoccupati, i giovani gli voltavano le spalle.
Bersani ha fatto una campagna elettorale col cacciavite in mano, non capendo che il sistema in cui viviamo è a pezzi e va cambiato. Altro che piccoli interventi. Gli Italiani sono esasperati e hanno scelto chi si è mosso contro il sistema e non in sua difesa. In parte Berlusconi, la destra che finge di rompere, contro quella responsabile di Monti, umiliata alle urne che ben fa capire che razza di borghesia ci sia in Italia. Con l’ennesima piroetta, B. è riuscito a far passare l’idea che lui col disastro in atto non c’entra nulla e gli hanno creduto. Dall’altra parte Grillo, più genuinamente anti-sistema e che ha infatti eletto a suo nemico principale il PD. Catalizzando tutti i voti di protesta, tutti i voti di chi è esasperato dalla crisi, dai partiti, dallo Stato.
A margine la sinistra radicale, ridotta ancora peggio che nel 2008 e non era facile, in mezzo ad una crisi economica che dovrebbe invece favorirla. Due anni fa SEL e IDV eleggevano sindaci in tutta Italia, l’area a sinistra del PD era tra il 15 ed il 20% e Grillo era al 4. Poi Vendola ha pensato bene di legarsi mani e piedi al PD e gli elettori hanno colto immediatamente che la sua proposta politica era in sostanziale continuità con chi ha governato in questi anni – e ripetiamolo, una campagna elettorale del PD tutta volta all’accordo con Monti non poteva certo aiutare. Ma l’errore era a monte, come si può fare un accordo di programma con un partito che ha sostenuto Monti mentre SEL lo avversava? Come chiaro, gli elettori non vogliono giochini di palazzo, ma coerenza e chiarezza.
E di conseguenza han castigato duramente Rivoluzione Civile che si è rivelata la brutta copia della Sinistra Arcobaleno. Messa su come cartello elettorale a 1 mese e mezzo dalle elezioni, con facce inguardabili come quella di Di Pietro, affossato dagli scandali personali e con i leader di partito alla Diliberto che sono in giro da almeno 15 anni. Quindi, al di là delle sue stesse colpe, RC è stata vista come un’altra operazione di palazzo ed opportunista. Senza dimenticare intellettuali con la puzza sotto il naso che si organizzano a Dicembre pretendendo di dettare legge e sindacalisti assenti che in nome della autonomia del sindacato si trovano senza nessuna spalla politica – eppure avrebbero già dovuto capire che le vertenze in fabbrica senza supporto politico si risolvono sempre e comunque in sconfitte. Ma si vede che ci piace perdere, puri, belli, ma perdenti.
Invece Grillo ha dato quello che la gente voleva, un chiaro segno di discontinuità. Ha vinto dunque un voto rivoluzionario, un voto facile che dà un messaggio chiaro: que se vayan todos. Quello che succederà dopo, non si sa. Ma iniziamo col mandarli a casa. Difficile, a sto punto, dargli torto.


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