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Il PD, Rivoluzione Civile e la partita del Senato

In a sinistra on 14/01/2013 at 07:23

Incredibile quello che si legge stamani sui giornali. Con la rimonta di Berlusconi in atto e la maggioranza al senato in bilico, il partito di Bersani sta cercando un accordo con Rivoluzione Civile, fino ad oggi tacciata di populismo e totalmente snobbata a favore dell’alleanza con Monti. 
Il sugo del discorso è semplice. Il PD rischia di perdere in Sicilia, Campania e Lombardia. Nelle prime 2 regioni Rivoluzione Civile è accreditata dell’11%, un vero e proprio exploit che farebbe affondare il PD. In Lombardia di un più modesto 4%, che pur non portando ad eleggere nessun senatore porterebbe ala vittoria del PDL. 
Ed allora si chiede ad Ingroia di non presentarsi al Senato e far convergere i propri voti sul PD. E perbacco! Sicilia e Campania sono le uniche regioni dove la sinistra di Ingroia è quasi sicura di eleggere dei senatori (sbarramento all’8% al Senato) e questo vorrebbe dire non avere nessuna rappresentanza a Palazzo Madama. E perchè poi? Per far governare il PD con politiche neo-liberiste? Perchè il PD è meglio di Berlusconi? Ma certo Berlusconi non vincerebbe pur con la presenza di Ingroia! Semplicemente il PD non avrebbe la maggioranza al Senato e dovrebbe cercare alleanze. E Bersani ha sempre detto che preferisce vincere col 49% che col 51%, che non vuole governare da solo. 
E vuole fare l’allenaza con Monti dopo il voto. Quale sarebbe dunque il problema nel non vincere in Lombardia, Campania e Sicilia? Il giorno dopo il PD stringerebbe, come comunque farebbe, una alleanza coi centristi e sarebbe in grado di governare senza problemi. Se proprio volesse cercare una intesa con Rivoluzione Civile potrebbe decidere, invece, di guardare a sinistra, modificare il suo programma rigorista, appoggiare il referendum sul lavoro, sconfessare l’austerity e proporre un’alleanza politica (e non di convenienza) post-voto. 
Altrimenti, ancora più semplicemente, potrebbe chiedere a Monti di non presentarsi nelle 3 regioni in bilico, in nome dell’alleanza che comunque faranno dopo il voto. 
Ed invece no. Si riusa lo stesso giochino di Veltroni, voto utile e addirittura desistenza. Perché è sempre meglio non avere nemici a sinistra, anche se ci si vuole alleare col centro. Un opportunismo mai visto. Ma dopo 20 anni di compromessi al ribasso per far vincere il meno peggio, gli italiani hanno imparato.Votare PD in nome dell’antiberlusconismo, 19 anni dopo, è un rito stanco e assurdo, altro che terza Repubblica. Valutiamo le politiche ed i programmi. Ed avere i voti di Ingroia per poi fare le politiche di Monti non è proprio possibile. 


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