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L’abbuffata continua. Sulla salute del cittadino

In Uncategorized on 21/09/2012 at 08:03

Di Simone Rossi

In campagna elettorale l’attuale Primo Ministro britannico David Cameron rassicurò i cittadini che un governo conservatore avrebbe protetto il servizio sanitario pubblico, NHS, da tagli e privatizzazioni, affermando che dopo la prematura morte di uno dei suoi figli aveva compreso l’importanza di questo pilastro della società britannica.
Fedelmente al detto “passata la festa gabbato lo santo” che è un po’ la cifra della democrazia occidentale contemporanea, il governo di coalizione guidato da Cameron ha avviato un processo di privatizzazione dei servizi di base ed ospedalieri, che nel lungo periodo trasformerà il NHS in un contenitore attraverso cui le aziende private faranno affari. A conferma di ciò il rapporto recentemente pubblicato dall’azienda di consulenze finanziarie Catalyst, in cui si mettono in evidenza le opportunità di profitto per cii riuscirà ad accaparrarsi i contratti e gli appalti del NHS. Secondo gli esperti di Catalyst le aziende del settore sanitario potranno spartirsi circa venti miliardi di sterline per la fornitura di servizi sino ad ora gestiti dal servizio sanitario nazionale e dagli ambulatori dei medici di base.
I detrattori dell’apertura della sanità pubblica ai privati sostengono che la concorrenza permetterà di introdurre efficienza e funzionalità. Tuttavia non serve necessariamente guardare agli USA, dove la sanità privata ha costi elevati e ha prodotto un bacino di decine di milioni di persone senza copertura alcuna per mettere in dubbio queste certezze granitiche; è sufficiente valutare l’esito del ricorso alle Private Finance Initiative, PFI, nel settore sanitario. Le PFI sono strumenti contrattuali introdotti dal governo conservatore nel 1992, e largamente impiegate dai governi laburisti, con cui l’ente pubblico affida ai privati la costruzione e la gestione di infrastrutture o la fornitura di servizi. I governi di Blair e Brown hanno ricorso alle PFI nella realizzazione o nell’ammodernamento di strutture ospedaliere, con un aggravio di costi sulla casse pubbliche superiore a quello che sarebbe stato richiesto da una gestione interamente pubblica. Secondo dati forniti in luglio dal Ministero del Tesoro, infatti, per contratti della durata di trenta anni alcune aziende sanitarie locali pagheranno fino a dodici volte il valore iniziale dell’opera o del servizio. A titolo di esempio la ricostruzione del Calderdale Royal Hospital nello Yorkshire costerà all’azienda locale complessivamente 773 milioni di sterline a fronte di un costo di realizzazione di poco inferiore ai 65 milioni. Ciò non potrà che produrre effetti negativi sul servizio al cittadino, sottraendo risorse che potrebbero effettivamente essere impiegate per migliorarne la qualità. Non si tratta di scenari remoti, già quest’anno l’azienda sanitaria South London Healthcare Trust è stata posta sotto amministrazione perché in difficoltà finanziarie a seguito degli alti costi della PFI sottoscritta precedentemente.
Niente di nuovo sotto il sole dell’austerità neoliberista; qualcosa di nuovo, invece, lo attenderemmo dal partito laburista, che sembra aver imparato poco dalla lunga esperienza di un governo “pro-business” e fatica a denunciare chiaramente i dogmi che dalla Thatcher in poi hanno orientato le politiche economiche e sociali di questo paese.Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
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