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Spagna a fondo per salvare le banche

In Uncategorized on 11/05/2012 at 06:01

Quello che sta succedendo in Spagna rischia di essere il passo finale di una Europa ormai tanto avvitata in sè stessa da aver perso il senso della realtà. La Merkel ha nuovamente ribadito il suo netto rifiuto agli Eurobond e continua a sostenere che gli stati debbano pagare i propri debiti, costi quel che costi.
Si è già visto cosa questo ha comportato in Grecia. In Spagna, se possibile, la cosa è pure peggiore. Se ad Atene si poteva sostenere che i greci avessero sperperato risorse e vissuto sopra le proprie possibilità, non si può certamente dire la stessa cosa per Madrid, che prima della crisi aveva debito e deficit migliori di quelli tedeschi. E chiedere più austerity ad un paese con quasi il 25% di disoccupazione sembra la ricetta perfetta per il disastro.
Quel che è ancora più allucinante è che tutti i problemi nascono dal settore privato e, in particolar modo da quello bancario che rimane estremamente debole. Banche che, vale la pena ricordarlo, sono tra le più tutelate del mondo – avendo il diritto in caso di ritardo nei pagamenti del mutuo non solo di riprendersi la casa, ma anche di costringere l’ex propietario appena dispossessato a continuare a pagare la differenza non coperta dalla vendita della casa stessa; o capaci di chiedere una commissione di 7 (sette) euro (!) per il prelievo al bancomat se effettuato in un istituto di credito diverso da quello dove si detengono i propri risparmi.
Bene, nonostante una legislazione ed una regolamentazione così clamorosamente compiancenti, le banche spagnole entro la fine dell’anno avranno bisogno di una iniezione di capitale tra 100 e 250 milardi di euro solo per rispettare i paramentri del core tier I capital ratio richiesto dalle nuove regole europee – l’alternativa, comunque irrealistica, sarebbe rientrare di una tale quantità di attività da schiantare definitivamente l’economia spagnola.
Data l’elevata interdipendenza del sistema bancario europeo, sembra soltato logico avere un piano di salvataggio a livello comunitario, che per altro renderebbe le banche spagnole europee a tutti gli effetti. Nulla da fare naturalmente. Ed allora dovrà essere il governo a trovare il capitale necessario a rifinanziare le banche. Detto in breve, l’austerity, i tagli serviranno finanziare le banche. Ed allo stesso tempo lo stato spagnolo si indebiterà sui mercati per dare i soldi al sistema finanziario, magari chiedendo in cambio di acquistare i nuovi titoli del debito pubblico che metterebbe di nuovo a rischio le banche stesse, esposte su titoli dal rating sempre peggiore.
Insomma, la situazione è catastrofica: se le banche spagnole non verranno salvate, queste affonderanno lo stato. Ma se lo stato le salva, lo farà aumentando il debito, scatenando il panico sui mercati ed imponendo ancora più austerity su un paese ormai in ginocchio.
Una situazione da incubo cui nessuno tenta ormai di opporsi, sperando solo in non si sa quale miracolo. E le cui conseguenze, dato il peso dell’economia spagnola, sono facilmente immaginabili. Sull’Europa, e poi sull’intera economia mondiale.

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  1. Due paroline su Rato, l'amico degli amici…cioè quel tipo abituato a gonfiare le bolle di sapone della banca e poi a scappare un omento prima che scoppino, vedi suo ritiro dal FMI un attimo prima che arrivasse il peggio ed ora stessa storia con Bankia. Approvata stamattina in consiglio dei ministri la seconda riforma finanziaria in meno di tre mesi; adesso le banche dovranno coprire il 52% del loro credito teoricamente "sano" fatto in beneficio del mattone. La cifra potrebbe essere di 30.000 milioni…cosí si riattiva l'economia alla grande. Stupisce che non si sia ancora suicidato nessuno.

  2. Bankia verso la nazionalizzazione. Ai vertici, fino a qualche giorno fa l'ex direttore dell'FMI Rato. I giochi del mercato non sono poi tanto astratti se dietro ci sono decisioni, volontà, respnsabilità politiche identificabili. E noi europei impotenti, dentro il flipper impazzito. f.http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/bankia-rotta-spagna-sullorlo-nuova-crisi-finanziaria/223675/

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