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Stato e Mercato, VI:La privatizzazione della sanità spagnola.Hasta luego, ZapateroDi Ugo F.

In Capitalismo on 23/03/2012 at 08:18

E’ giovane la legge con cui in Spagna si crea il sistema nazionale di salute pubblica; risale al 1986. E solo nel 1989 diventa universale il diritto all’assistenza sanitaria pubblica, sancito anche dalla Costituzione. Questo diritto si snoda nell’applicazione effettiva che le diverse Regioni spagnole ne fanno, coordinate dallo Stato. Il perfetto equilibrio di questo rapporto tra Stato e Regioni nella gestione del diritto all’assistenza sanitaria pubblica viene raggiunto nel 2003 con la “Legge di coesione e qualità del Sistema Nazionale della Salute”. Un sistema di decentralizzazione dei servizi e di osmosi al tempo stesso; l’interazione ben coordinata e la cooperazione tra i vari rami dell’amministrazione pubblica sanitaria, sia statale che regionale, devono garantire al cittadino questi tre diritti, in materia di sanità:

1) l’uguaglianza dei cittadini nell’accedere alle prestazioni sanitarie
2) la qualità del servizio, che integra anche la prevenzione e il disporre delle cure e tecniche migliori
3) la partecipazione sociale

Finora è stata chiara la vocazione preminentemente pubblica del sistema sanitario spagnolo. I sette anni di governo Zapatero hanno potenziato tale predisposizione, soprattutto nel primo periodo di superavit della storia della democrazia spagnola, nel 2005. Perfino con un ministro delle finanze austero come Pedro Solbes, prudentissimo anche in epoche di vacche grasse, la scommessa personale di Zapatero fu di investire molto nella salute pubblica e nella ricerca biomedica, con leggi coraggiose che fecero di questo Paese un punto di riferimento in Europa.

In quest’ottica, il peso del privato nell’ambito sanitario è stato finora relativo. Al privato si riconosceva finora libertà d’impresa e la possibilità di stabilire accordi col settore pubblico a due condizioni:

a) solo laddove esiste la possibilità di migliorare il servizio pubblico, contrattando mezzi di cui quest’ultimo non dispone
b) che ciò non supponga un incremento dei prezzi

L’estate del 2007 iniziò a far traballare uguaglianza, qualità e partecipazione sociale nel settore sanitario in quelle regioni che negli anni prosperi si erano indebitate pesantemente in tutti gli ambiti. Ed ecco che spunta una sempre più netta volontà di cedere al privato una fetta sostanziosa della sanità. Il caso esemplare è quello della sanità catalana, un tempo modello di buon funzionamento, ma dove ora dove i tagli alla sanità pubblica sono stati “alla greca” e la soluzione che si prospetta per superare la crisi è quella di una sempre maggiore collaborazione tra pubblico e privato, con la benedizione del Governo centrale. 

Un serissimo campanello d’allarme suona però in questi giorni nella Comunidad Valenciana, regione storicamente governata dal Partito Popolare e sull’orlo della bancarotta, declassata a livello spazzatura da tutte le agenzie di rating. La Regione ha annunciato di voler cedere ad un’azienda privata la gestione totale di una grossa fetta della propria sanità pubblica. Non solo: tale azienda fa parte di un venture capital britannico con sede nel Lussemburgo. Sarebbe la prima volta che un processo di privatizzazione della sanità pubblica non si limita a commissionare al privato la costruzione di un ospedale ed il suo mantenimiento per un determinato periodo di tempo; in questo caso si affiderebbero a mani private anche la scelta del personale (sanitario e non) e l’assistenza medica totale del 20% della popolazione, circa un milione di pazienti.

In tempi di forte crisi e in una regione che ha sospeso da tempo i pagamenti alle farmacie e agli asili pubblici, la cessione massiccia al privato di settori chiave del welfare viene giustificata con l’apporto di finanziamenti e una non meglio specificata “innovazione” e miglioramento della qualità del servizio a costi contenuti.

In realtà ciò a cui stiamo assistendo (la Comunidad de Madrid, le isole Canarie e Castilla la Mancha stanno seguendo lo stesso modello di gestione della Comunidad Valenciana) è la creazione di un oligopolio privato nella gestione della sanità pubblica; sono pochissime aziende a spartirsi una succulenta e grossa torta. E cosa succederebbe a quel milione di pazienti della zona di Valencia dipendenti da un venture capital se l’azienda che gestisce interamente il loro sistema sanitario fallisse?
In queste operazioni la preoccupazione per la salute dei cittadini inizia soltanto dove finisce quella per l’arricchimento privato. Ed il diritto universale all’assistenza sanitaria pubblica sancito dalla Costituzione nel non lontano 1989 è ora anch’esso ostaggio di quella “regola d’oro” che la Spagna si è affrettata ad introdurre per prima nella propria Costituzione.

Le altre puntate di questa serie:
Ferrovie britanniche
Strade britanniche
Sanità francese
Il sistema scolastico inglese
I trasporti in Francia e a Parigi

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