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Quel che resta del sogno olimpicoDi Nicola Melloni

In Uncategorized on 15/02/2012 at 08:45

E così, in nome del pareggio di bilancio, è svanito anche il sogno a cinque cerchi. Le motivazioni della rinuncia, ad una prima occhiata, sembrano comprensibili. Non ci sono soldi per le pensioni, figuriamoci se ne abbiamo per il baraccone olimpico, che di sicuro soldi non ne produce. Epperò non basta un ragionamento da contabile per guidare un paese e prendere decisioni dirimenti per il futuro. Servirebbe, oltre la serietà, anche una visione, una ispirazione. Quella che i nostri tecnici non hanno, tutti impegnati a mettere a posto i conti di oggi, mentre quel che accadrà domani è di poco interesse. Vediamo invece, punto per punto, perché le Olimpiadi sarebbero state una opportunità cui non si doveva rinunciare. Iniziamo dai benefici e costi a livello economico. 
Non ci sono dubbi che le olimpiadi siano un investimento di rilievo, ed una spesa sicura. Ma gli investimenti, soprattutto pubblici, rappresentano un volano decisivo per la ripresa economica. Olimpiadi voleva dire investimenti, soprattutto nel settore costruzioni, e quindi lavoro e reddito per molti. Proprio quello di cui c’è bisogno. 
Si dirà, sono investimenti inutili, uno spreco di risorse pubbliche. Ma ne siamo proprio sicuri? Roma sarebbe stata di gran lunga la candidata più pronta perché gli impianti sportivi sono già quasi tutti presenti. L’Olimpico è perfettamente funzionale per i Giochi, gli impianti del nuoto sono stati ultimati da poco per i Mondiali. Quindi minori soldi che per altri giochi e nessuna cattedrale nel deserto per il post-Olimpiade. In realtà Roma ha bisogno di interventi strutturali per quanto riguarda la sua agibilità, soprattutto i trasporti: un metrò all’altezza di una grande capitale europea, una rivisitazione totale del piano traffico, corsie preferenziali, congestion charge, etc.. Una vera rivoluzione, anche culturale, che sarebbe stata di gran lunga più facile da far passare (soprattutto nei punti più spinosi, tipo la tassa di ingresso) in cambio del sogno olimpico. Inoltre il villaggio sarebbe potuto essere utilizzato per campus e alloggi studenteschi, o per abitazioni popolari, a favore quindi dei più bisognosi. Niente da fare. 
Ovviamente, e giustamente, quando si parla di soldi pubblici subito si teme lo scandalo, lo spreco. Si sostiene che le previsioni di spese in Italia non sarebbero mai state rispettate, si sarebbero buttati via troppi soldi per incapacità e corruzione. Certo, è possibile. Ma è una scusa risibile. Se così fosse, tanto varrebbe non costruire più strade in Sicilia, o inceneritori in Campania. Incapacità e corruzione si risolvono con un lavoro dettagliato e moderno, non eliminando in nuce l’investimento. 
Ma non solo di conti si vive. Anche una spesa all’apparenza improduttiva può avere un ritorno, anche economico, se ben gestita. L’immagine dell’Italia all’estero è, in questi mesi ed anni, al suo minimo storico, e non è una bella notizia. Per un governo che tanto si preoccupa degli investimenti esteri, sarebbe il caso di considerare l’importanza dell’immagine nelle decisioni di investimento. Un’Olimpiade di successo, in una Roma ripulita, ridisegnata e resa finalmente funzionale, avrebbe dato lustro al nome del Paese tutto, cancellando quella meritata fama di corruzione e incapacità di cui sopra. Una scommessa, certo, ma decisiva per il futuro del paese. 
Stesso discorso vale per il turismo, quello che dovrebbe essere la prima industria nazionale e che viene costantemente snobbato e bistrattato. L’Olimpiade sarebbe potuta essere l’occasione per un concreto piano-turismo, ammodernamento dei servizi, certificazione di qualità delle strutture, impegno concreto per il rilancio dell’immagine della Città eterna. 
Ed infine, le Olimpiadi avrebbero potuto avere un impatto culturale estremamente positivo. Son questi grandi tipi di eventi che aiutano a ricompattare, o addirittura a ricreare, una coscienza ed una memoria collettiva. Sarebbero potute essere le Olimpiadi dell’orgoglio di essere italiani, del riscatto dopo gli anni della vergogna, della ricreazione di un sentimento nazionale che sembra stare tanto a cuore al Capo dello Stato, anche se, pare, solo a parole. I Giochi Olimpici potevano essere l’alba di una nuova Italia, multiculturale, con atleti neri con la maglia azzurra, con bambini di mille etnie finalmente cittadini. Invece saranno solo l’ennesimo rimpianto di quel che poteva essere, e alla fine non è mai. 

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