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La crisi, i miti e gli eroi della Grecia*.Ripassino mitologico del lunedí. Di Monica Bedana

In Capitalismo on 07/11/2011 at 07:30

Disse il Nobel dell’economia Stigliz nel foro di Davos all’inizio dell’anno:

Le banche si sono fatte carico di rischi eccessivi. Gli imprenditori si sono indebitati troppo. I regolatori del mercato l’hanno permesso. E adesso i contribuenti devono aiutarli a pulire tutto il pattume, cosa che farà salire alle stelle il debito degli Stati e finirà per ripercuotere negativamente sui beni pubblici.

Fu compito di Prometeo, il preveggente, separare per sempre gli uomini (i contribuenti greci, incoscienti sperperatori sfaccendati con i conti sempre in disordine) dagli dei (i banchieri), facendo incacchiare Zeus (la solita troika), che per ripicca nascose il fuoco (l’ultimo fondo di salvataggio al Paese).

Dice Paul Krugman che nonostante quella greca sia senza dubbio una tragedia, il pericolo attuale viene dal panico bancario che incute l’Italia.
Panico, sostantivo che si rifà al dio Pan, grande divinità fallica provvista di corna e di zampe di caprone; dominava inizialmente l’Arcadia, poi l’Arcore. Faceva cucù alle ninfe e diventava di cattivo umore se qualcuno lo svegliava dalla pennichella . Per tutto il resto, nella storia dell’Olimpo era un tipo che non aveva nessuna rilevanza.

Chi investe teme una sospensione dei pagamenti ed esige quindi un tasso di interesse via via più alto al debito di certi Paesi: un circolo vizioso in cui la profezia dell’insoluto potrebbe compiersi. Lo dice il solito Krugman, discendente diretto di Cassandra (per la verità ‘ste cose le dice anche il nostro Melloni ma lui per fortuna viene sempre creduto).

Debito alle stelle, dall’Olimpo Zeus ordina forti tagli alla spesa pubblica: come sempre, fine dei bagordi per Atena, per Efesto, per i fabbri ed i metalmeccanici in generale e per Asclepio, che passa a pagare il ticket sanitario.

Gli Stati impiegano ingenti quantità di denaro -ottenuto dall’indebitamento pubblico- a sostenere quelle banche che, una volta alimentate da questi fondi, esigono interessi sempre più alti per investire nello stesso debito che le ha salvate. Questo è il mito di Sisifo, la cui punizione rappresenta l’inutile tentativo di allontanare da sé la sorte ineludibile di tutti i mortali ed imposta dal Sistema, cioè quella di finire in malora. E giù negli Inferi, Sisifo spinge eternamente una pesantissima pietra sulla sommità di un monte, ma ogni volta che sta per raggiungere la cima la pietra rotola di nuovo verso il basso. E schiaccia i diritti sociali.

Riuniti a Cannes, gli dei dell’Olimpo chiamano a banchetto Tantalo-Papandreou, il cui regno non è poi ricco come si voleva far credere, tanto che per pagare il pranzo alle divinità Tantalo è costretto a mettere in pentola il proprio figlio, di nome Referendum. Zeus scopre l’inganno e lo castiga obbligandolo a stare immerso in uno stagno pieno di liquidità, tormentato dalla sete ma senza poter bere: ogni volta che china la testa, l’acqua sparisce come risucchiata e ai suoi piedi si mostra la terra oscura, brulicante di indignados.

Quando riuscirà il genere umano a riprendersi il fuoco della sovranità nazionale nascosto da Zeus?

*La mitologia greca è una cosa seria. Classica lettura consigliata: Károly Kerény, Gli dei e gli eroi della Grecia, Garzanti.

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  1. Grande Monica….ottima allegoria.
    Potrei aggiungere che viviamo in tempi di Panem et circenses ed il popolo bue – che vive di Grande Fratello, X Factor & C – non ha ancora abbastanza fame per capire.
    Un bel salto temporale ed un giorno, chiedendo”pane!” si sentirà rispondere dalla cricca “…non c'è più pane? mangiate brioches!”
    Miti e storia si completano… e non c'è futuro per un popolo che non conosce il passato.
    ( anche quello di verdura, aggiungerei 😉 .
    Ad maiora
    Enrico

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