resistenzainternazionale

Colpo di StatoDi Simone Rossi

In Uncategorized on 07/10/2011 at 06:47

Nell’orizzonte politico italiano il colpo di Stato è sempre rientrato nella rosa delle possibilità. Nella nostra storia repubblicana ci furono tre casi di tentato sovvertimento dell’ordine costituzionale; non giunsero ad esecuzione, ma per parecchio tempo l’aria di golpe si respirò nel Paese. Secondo la generazione dei miei genitori, esso avrebbe preso forma con l’occupazione delle strade e l’assedio ai palazzi delle istituzioni democratiche da parte delle forze armate; per la mia avrebbe assunto verosimilmente le forme di uno stato di polizia, con incarcerazione e tortura degli oppositori politici sul modello di quanto visto alle scuole Diaz e Pertini o alla caserma di Bolzaneto.

Ci sbagliavamo. I golpisti sono giunti in giacca e cravatta, con l’aspetto elegante e sobrio dei banchieri e le loro ricette economiche ammantate dell’aura del dogma. Questo possiamo desumere dalla lettera inviata all’Esecutivo italiano da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, presidenti rispettivamente uscente ed entrante della Banca Centrale Europea (BCE). Con questa missiva, inviata il 5 agosto ma il cui contenuto é stato svelato solo la scorsa settimana, la sovranitá nazionale è stata scippata al popolo italiano ed al suo massimo organo di rappresentanza istituzionale, il Parlamento. Siamo tutti ben consci che nel corso degli ultimi tre decenni il ruolo dei rappresentanti dei cittadini sia andato via via riducendosi a quelli di esecutori di decisioni prese altrove, tuttavia un qualche margine di manovra all’interno dei dogmi della idelogia, o religione, neoliberista era ancora garantito, seppur ogni anno piú ridotto. Come accaduto precedentemente in Grecia, dal 5 agosto il giá malconcio Esecutivo ed il Parlamento italiano sono definitivamente commissariati, trasformati in burattini, in una facciata che fornisce una parvenza di democrazia ad un sistema che nei fatti è un’Oligarchia.

L’aspetto peggiore e ben più grave di tutta questa vicenda, però, è il grado di passività con cui i cittadini e le organizzazioni della cosiddetta società civile accolgono questo ulteriore passo verso qualcosa che non è più la democrazia in cui abbiamo vissuto per oltre sessant’anni. Non ci sono state reazioni popolari, di massa, per reclamare la difesa della democrazia, né abbiamo assistito a reazioni anche spontanee di cittadini indignati, come talvolta in passato. Sembrerebbe che la distanza fisica e psicologica della BCE e l’indiscussa e religiosa autorevolezza di cui gli economisti godono nell’immaginario collettivo inducano arrendevolezza anche nei cittadini piu attivi e coscienti. Ma non a ragione. Quella imposta dalla Banca Centrale è un’agenda neoliberista, della stessa qualità di quelle perseguite negli ultimi trenta anni e che hanno portato allo scoppio della crisi nel 2008, non un verbo divino. Esiste un’alternativa a questo modello economico e di sviluppo, ne abbiamo esempi in altri continenti e nella storia europea; lo hanno affermato 26 milioni di elettori lo scorso giugno, nella consultazione referendaria che ha messo nero su bianco che i cittadini non sono disponibili a vedere i beni comuni trasformati in merce.

Si superino gli indugi e le divisioni di bottega e si prenda un’iniziativa collettiva nell’interesse generale e nel nome della democrazia popolare. Diamo una scossa a questa società in narcosi, per il lfuturo nostro e delle generazioni a venire.

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