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La Vecchia Castiglia, cuore d’EuropaDi Monica Bedana

In Uncategorized on 29/08/2011 at 05:48

E’ la regione più vasta della Spagna, la terza più grande in Europa. Solo affacciandosi al muro di cinta di uno dei suoi tanti castelli medievali o guidando senza meta per le sue strade prive di orizzonte si può cogliere fino in fondo la vertigine della sua grandezza. Grandezza territoriale e storica. Da qui partí il grande sogno europeo di Carlo V, la lotta costante per quell’Europa politicamente unita che nel Cinquecento fu realtà ed ora è solo patetica finzione.

Castello di Villalonso
Nel 1518 il solido parlamento castigliano riunito a Valladolid per accogliere il nuovo sovrano -discendente dei re cattolici ma nato e cresciuto in terre lontane- diceva forte e chiaro che il potere del re non veniva da Dio ma da un contratto tacito tra il re ed il suo regno, in base al quale si sanciva che il regno serviva il re con i suoi tributi e lo aiutava con le sue genti in caso di guerra, mentre l’obbligo del re era di impartire buona giustizia. “In verità il re è nostro mercenario”, tagliò corto il procuratore della città di Burgos nel rispondere alla magnifica eloquenza del futuro imperatore.

Oggi i governi, mercenari dell’Europa dei mercati, hanno completamente perduto il senso della “buona giustizia”.

Castello di Tiedra
Castilla y León racchiude oltre il 60% del patrimonio artistico della Spagna, racchiuso in magnifiche città come Burgos, León, Salamanca, Ávila e Segovia, ma anche disseminato in una miriade di castelli, monasteri e conventi in cui si decisero le sorti del mondo. Due esempi su tutti: a Tordesillas, a venti chilometri da Valladolid, oggi un comune con meno di diecimila abitanti, nel 1494 Spagna e Portogallo si spartirono il nuovo mondo; nel Monastero di Santo Domingo de Silos apparirono, nell’XI secolo, alcune delle prime chiose in lingua romanza che furono il germe di una lingua che oggi parlano più di 400 milioni di persone in tutto il mondo.

Incredibilmente, anche sui rilievi dell’austera meseta spazzata da un vento secco e pungente anche in pieno agosto, può apparire, dove meno te lo aspetti, la magia italiana; qui sopra, Ermita de Nuestra Señora de la Anunciada, mirabile esempio di romanico lombardo.

Veglio sull’orizzonte dalla muraglia di Urueña – l’unica città del libro in Spagna – con un’ansia che non ha mai abbandonato negli anni il mio sguardo padano, troppo abituato a non trovare spazio in un territorio senza cielo e caoticamente pieno. Troppo per uno sguardo semplicemente umano; solo l’imperatore amico di Tiziano poteva dominarlo.

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  1. Hai ragione, ho scritto “figlio” al posto di “discendente”, grazie di avermi segnalato questa svista.

  2. Bellissime le foto e molto interessanti i commenti, soltanto aggiungere che Carlo V (Carlo I per gli spagnoli, V per i tedeschi) non era figlio dei re cattolici, ma nipote. Sua madre, Juana la Loca (Giovanna la Pazza, era figlia dei re cattolici.

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