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La cena dei cretini (versione clericale)Di Monica Bedana

In Uncategorized on 17/08/2011 at 09:56

Della gola sfrenata del clero cattolico, del suo costante predicare il digiuno a pancia piena durante i secoli, la letteratura è piena zeppa di aneddoti; risfogliare certe pagine del Decamerone sarebbe più che sufficiente a fornirne decine di esempi. Nel ventunesimo secolo pare che questa tendenza non sia affatto cambiata e nei giorni scorsi è apparso su alcuni giornali spagnoli il succulento menù e la carta dei vini che il Papa Benedetto XVI, la sua comitiva e gli eminenti prelati della diocesi di Madrid degusteranno questa settimana durante la cena ufficiale in occasione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, il raduno dei papaboys che sta già tenendo da giorni Madrid in stato d’assedio.

In un Paese in cui la Caritas conta otto milioni di poveri, dei quali uno e mezzo afflitto da “povertà severa ed alta esclusione sociale”, sentir parlare del foie, dei salumi iberici, del salmorejo e del filetto in composta di cipolla che si spazzolerà il Papa, innaffiando il tutto con vino di Rioja e Rueda, nonché Pedro Jiménez per il dolce e gelatine di birra e di gin tonic, è una notizia pesantina da digerire. E mi viene da aggiungere, visto che la lista dei vini supera quella delle portate del pranzo, che il pastore tedesco, facendo onore alle sue radici, incarna perfettamente il detto bere come un Lanzo. E che dopo il sacco di Roma ci toccherà parlare del sacco di Madrid. Anzi, del “sacco a pelo” di Madrid, apparentemente pacifica invasione di 10.000 pellegrini provenienti da ogni parte del mondo che sono prevalentemente alloggiati in strutture pubbliche, cosí come gli enti pubblici locali si faranno carico delle loro spese di trasporto, sanità e sicurezza.

Non occorre nemmeno ricordare che la scorsa primavera la Spagna ha sfiorato i 5 milioni di disoccupati, dei quali oltre il 40% giovani al di sotto dei 25 anni; che i tagli alla spesa pubblica che l’Europa dello spread ha imposto al Governo sono quasi gli stessi che stanno sbriciolando lo stato sociale in Italia; che proprio in questi giorni Zapatero sta cercando di batter cassa immediata di altri 20.000 milioni a base di privatizzazioni; che dalla solidale Germania, terra del Papa, è arrivato proprio ieri anche qui l’imperativo di mettere il pareggio del bilancio nella Costituzione.
E che i 100 milioni di euro che costa accogliere il mega-party della gioventù cattolica in questo momento è un pugno allo stomaco per i milioni di cittadini, laici o cattolici, le cui condizioni di vita sono state seriamente compromesse dalla crisi economica.

Le associazioni laiche hanno parlato di schiaffo alla Costituzione e di rischio di ri-cattolicizzazione del Paese ed hanno chiesto alla Procura di vagliare attentamente ogni discorso pubblico del Papa, che nella precedente visita a Barcellona avrebbe “incitato alla discriminazione per motivi attinenti alla situazione familiare, orientamento sessuale e credenze”, atto tipificato come delitto dal Codice Penale. Gli stessi cristiani di base definiscono l’incontro di Madrid come chiara ostentazione. E il Governo ha finalmente concesso che la marcia laica del giorno 17 passi per la Puerta del Sol, il luogo simbolo di tutte le rivendicazioni sociali del Paese.

Curiosamente, mentre il Santo Padre insieme a pochi eletti degusterà ogni prelibatezza del territorio, i pellegrini faranno incetta di colesterolo col menù a 6 euro di 2300 fast-food convenzionati, dal McDonald’s al famigerato Telepizza; come dire, dal boccon del prete alla sbobba.
La Federazione Alberghiera Spagnola sborserà 6 milioni di euro per il menù del pellegrino; lo Stato ne perderà 25 di introiti, sotto forma di esenzioni fiscali concesse ai vari patrocinatori privati dell’evento.

Mentre aspetto con ansia il messaggio papale di speranza per i giovani disoccupati e per le 300.000 famiglie spagnole nelle cui case non entra attualmente nessun reddito (anche se intuisco che, nell’essenza, sarà brodo lungo e…seguitate!), non so se procedere a mettermi in fila in uno dei 200 confessionali installati nel centro di Madrid. E’ stata indetta la Fiera del perdono (non è una mia battuta, si chiama proprio cosí, la “Feria del perdón”) e sarà concessa l’indulgenza plenaria a chi partecipa; 2000 sacerdoti confesseranno giorno e notte in 7 lingue… se tra queste ci fosse anche il veneto, io, suddito di quella Serenissima più volte scomunicata per i suoi intrallazzi con il turco, la mia lista di grossissimi peccati da esprimere in modo variopinto l’avrei già elaborata da tempo.
E poi tutti, di corsa, a mangiare il pan pentito.

(Per gli amanti dei modi di dire legati al cibo, quelli che appaiono in corsivo colorato in questo articolo e molti altri li ho raccolti QUI)

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