resistenzainternazionale

Sulle tracce del 15-MDi Monica Bedana

In Uncategorized on 08/08/2011 at 09:27

Lo scorso 2 agosto, dopo 79 giorni di tolleranza da parte delle autorità e trascorsi senza incidenti di rilievo, il Ministero degli Interni ed il Comune di Madrid decidevano in una rapida operazione guidata dalla polizia nazionale di sgomberare definitivamente la Puerta del Sol dal manipolo degli ultimi “resistenti” del movimento del 15-M che erano ancora accampati nella piazza.

Il 12 giugno scorso gli indignados avevano deciso in assemblea di togliere le tende e lasciare al loro posto, nel luogo simbolo della protesta, un punto di informazione permanente. Tende, divani, scaffali, utensili di vario genere, ben 4000 libri, l’ingente materiale prodotto durante le assemblee e tutto ciò che aveva garantito loro la sopravvivenza sotto il cielo di Madrid per quasi un mese, veniva affidato dai manifestanti ai centri sociali in attesa di altra collocazione.
Ma non tutti avevano deciso di andarsene ed il Movimento non poteva obbligarli a farlo; una quarantina di persone continuavano a chiedere al Paese con la loro presenza nella piazza più transitata di Madrid di non dimenticare l’essenza della loro protesta.

In queste settimane in cui il mondo sembra stare coi piedi sul bordo di un precipizio e solo dalla protesta di noi cittadini sembra scaturisca un fievole alito di buon senso -rigorosamente inascoltato- nel mezzo della follia di chi non ci governa ma domina i nostri destini, “esserci” diventa un imperativo, almeno per me.
E cosí sabato mattina presto ho pigiato sull’acceleratore molto più del consentito ed in meno di due ore ero a Madrid, sulle tracce del 15-M. Vivo a Salamanca da anni  ma è a Madrid dove mi sento a casa; la mia storia d’amore con la capitale iniziò molto prima di quella che poi mi ha portato sulla meseta. Un colpo di fulmine da pre-adolescente la cui passione non è mai svanita.

Arrivo a Sol dalla Calle del Arenal, in una domenica di agosto insolitamente clemente in quanto a temperatura; è ancora presto, i turisti sono relativamente pochi, i madrileni invece li ho tutti incrociati in autostrada, loro in direzione a Salamanca. Noto la presenza di polizia per la prima volta nei pressi dell’Opera, ma non più di quanta sia necessaria in questa zona del Madrid antiguo dove abbondano i borseggiatori.

Calle del Arenal

La mattina del 2 agosto la quarantina di indignados che stavano ancora dormendo nella piazza son stati svegliati bruscamente da 300 poliziotti antidisturbios (quelli che, normalmente, prima agiscono e poi fanno domande) ed un esercito di spazzini municipali; avevano 5 minuti per levare le tende. Modi più che spicci ma reazioni “tranquille”, secondo i protagonisti del Movimento. Il peggio è avvenuto poi durante la serata del 5 agosto, davanti al Ministero degli Interni, dove gli scontri dopo un tentativo di affiggere un cartello di protesta sulla cancellata si son saldati con una ventina di feriti. Nel frattempo, per tutto il pomeriggio, la Puerta del Sol era una fortezza inespugnabile, inaccessibile a qualsiasi libero cittadino.
Eccola la piazza, cosí come mi appare sbucando dalla Calle del Arenal.
La Puerta del Sol, 06/08/11 alle 14.00

E’ troppo presto, la polizia c’è, ma si vede poco; è nel tardo pomeriggio che vengono convocate le assemblee del 15-M, un tam-tam veloce che corre sul web via Twitter o sul sito ufficiale Madridtomalaplaza .
Non c’è traccia apparente dello stato d’assedio vissuto appena poche ore prima, del lungo pomeriggio di tensione in cui tutti i bar, ristoranti e negozi che si affacciano sulla piazza si son visti costretti -invitati dalle forze dell’ordine- a buttar fuori i clienti e a chiudere frettolosamente le saracinesche. Il metró, sigillato; dirottati su percorsi alternativi gli autobus urbani; mandata in tilt la circolazione, respinti dalla zona i liberi cittadini di passaggio. Inimmaginabile, per me, Madrid sbarrata, in trincea, inaccessibile; ero lí un day after decisamente peggiore, il peggiore che si possa vivere…ero lí il 12 marzo 2004 e la città non si era ripiegata su sé stessa nemmeno allora.

Ci sono segnali che ai turisti sfuggono, ma che io, che conosco questa ragnatela di strade palmo a palmo, non posso ignorare.
Troppe transenne, ammassate ovunque, fin dalla piazza dell’Opera.
Uomini della sicurezza del metró, discretamente appostati all’ombra dell’uscita, controllano i gruppi di persone più numerosi; c’è stata molta ironia in questi giorni a proposito della loro capacità di riconoscere il “look da indignado“, che non si discosta affatto da quello dei turisti accaldati di agosto e nemmeno dal mio.

L’uscita della stazione dei treni a corto raggio nella Puerta del Sol

Basta poi sollevare lo sguardo dai saldi delle vetrine ed appaiono le  pasquinate, ironiche, piene di doppi sensi:

“Il tuo bottino, la mia crisi”, “bottino” è anche la traduzione del cognome dell’onnipotente padrone del Banco Santander, Emilio Botín.  “La banca sul banco degli imputati, subito”, l’assonanza tra “banca” e “banquillo” è fin troppo limpida.
E quest’altro, su vetro, mi piace particolarmente perché sono golosa:

“Non vogliamo una fetta della torta, vogliamo la fottuta pasticceria”. L’importante sarebbe saperla gestire, la pasticceria, e produrre buoni dolci, non limitarsi a rompere le uova.
Devo aver pazienza, la giornata è ancora lunga e l’aria che respiro non è quella della Madrid che io conosco. Esco dalla piazza per la Carrera de San Jeronimo e punto sul Congresso.

Apparentemente, solo i soliti leoni a far la guardia al tempio della democrazia. Ancora troppe transenne, ammonticchiate nelle vie laterali, da dove fanno capolino, discretamente, un paio di furgoni della polizia. Raggiungo il Paseo del Prado, un altro dei luoghi prediletti dal 15M; anche Nettuno fa la siesta indisturbato.
La sede del Banco de España è tranquilla e nella Plaza de Cibeles, davanti al Palazzo delle Comunicazioni, è già disposto il palco che accoglierà il Papa tra una settimana; di questa visita gli indignados contestano l’uso di fondi pubblici per finanziare un atto privato e promettono di movimentare l’incontro.

Decido di tornare alla Puerta del Sol nel tardo pomeriggio.

Palacio de las Comunicaciones, col palco per Benedetto XVI

Alle otto di sera la polizia c’è e si vede, sotto l’edificio della presidenza della Comunità di Madrid, la Casa de Correos. In questi giorni cruciali però il sindaco Gallardón è in vacanza, nessuna dichiarazione, niente agenda pubblica.

La Casa de Correos, Puerta del Sol
Sono poderosamente piantonati anche tutti gli sbocchi alla piazza, quell’ovale su cui ben dieci vie sempre effervescenti, costellate di negozi storici, gallerie commerciali, ristoranti e bar confluiscono come raggi di sole. Il cuore palpitante di Madrid, ormai stracolmo di gente che esce per l’aperitivo serale.
Uno degli slogan di questi giorni era “mucha lechera para poco café”, molta latteria per cosí poco caffé, in riferimento al rapporto sproporzionatissimo tra agenti di polizia e gruppi di manifestanti. A cosa è dovuto, questo sabato pomeriggio, un simile spiegamento di forze? 
A questo lillipuziano germe di assemblea, che quando scatto la foto è composto da sei persone e un paio di cartelli distesi a terra, allo sbocco della Calle Preciados, sotto gli occhi di una decina di poliziotti:
Il “gruppo di lavoro sociale”, uno dei tanti che compongono il Movimento, si è intrufolato pacificamente in piazza e reclama il diritto a godere degli spazi comunitari e alla libera circolazione di cittadini. Il grande flusso di gente distratta e vacanziera non si accorge di nulla, siamo in cinque o sei a leggere le proposte.  Lí per lí mi sembra una cosa naïf, mi ricorda i cartelloni che si facevano alle medie, ma se sollevo lo sguardo e percorro con gli occhi la piazza mi sento fin troppo protetta, troppe divise in giro.
Due ore dopo il richiamo del web fa il suo dovere e fino a mezzanotte il puntino lillipuziano cresce poco a poco fino a diventare una manifestazione di 5000 persone, come potete vedere QUI.
“In campagna elettorale non saranno né il Psoe né il PP a determinare l’agenda, ma il 15M che ha cose da dire”, questo il messaggio che esce chiaro dalla manifestazione. 
Stéphane Hessel dopo la resistenza ha invitato gli indignati all’impegno. Se è vero che otto milioni e mezzo di cittadini spagnoli simpatizzano con la loro protesta è tempo che le pacifiche prese di piazza non siano più un simbolo, che rischia di esaurirsi in un gesto mille volte ripetuto e fine a sé stesso, e prendano la forma dell’idea politica e della dimensione legale, della lotta in eguali condizioni di dignità. Il Sistema ha paura, inizia a sentirsi scomodo: lo dimostrano i mezzi di difesa esagerati che dispiega; è questo il momento di obbligarlo, con l’impegno politico, ad essere un interlocutore da guardare dritto negli occhi e non più da scongiurare in ginocchio di starci a sentire.
Sulla via del ritorno sollevo il piede dall’acceleratore…c’è una luna torbida che mi scorta dalla Sierra di Avila.
Il riassunto fotografico di questi 5 giorni cruciali del 15 M lo potete vedere cliccando QUI.
Le parole in neretto contengono sempre links.
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