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Merkel prepara la svolta in fabbrica"Orario di lavoro a misura di famiglia

In Capitalismo on 09/02/2011 at 08:46

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Governo, sindacati e imprenditori si impegnano a rivedere l’attuale sistema entro il 2013: più spazio al tempo libero. L’obiettivo è dare ai lavoratori la possibilità di occuparsi dei figli

dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI  (Repubblica)

L’impianto della Volkswagen a Wolfsburg 

BERLINO – Non basta la forza della ripresa economica, non basta il robusto ruolo della Germania come global player, primo della classe mondiale nell’export di qualità, numero uno del welfare: bisogna ripensare il modello-paese cominciando dall’orario di lavoro. Deve diventare flessibile e offrire a chi lavora più tempo ed energia per la famiglia. Ecco la nuova sfida di Angela Merkel. Parlando a un congresso a Berlino, la cancelliera ha firmato con i vertici dell’industria e dei sindacati la Carta dell’orario di lavoro orientato sulla famiglia. Una nuova idea di riforma del sistema Germania.

“Imprenditori, siate creativi su questo tema, altrimenti costringerete noi leader politici a essere creativi per tutti”, ha detto Angela Merkel. Le piaghe sono da un lato “lo scandalo”, ha sottolineato la cancelliera, della presenza assolutamente insufficiente, irrisoria delle donne ai piani alti del potere economico: tra il 2,2 e il 3% appena. Dall’altro i problemi demografici, comuni alle società occidentali. Nascono troppo pochi bambini, anche in Germania, perché la gente si concentra sul lavoro, non ha tempo per i figli o pensa di non averlo, né di poterseli permettere.  E’ inutile e sbagliato pensare di risolvere i problemi introducendo le quote rosa nel mondo economico, pensa Angela Merkel. Secondo lei ci vuole ben altro, e in quella dichiarazione programmatica la sua linea è passata. Governo, imprenditori, sindacati, si impegnano nella Charta der familienfreundlichen Arbeitszeiten a rivedere

il sistema dell’orario lavorativo entro il 2013. A quella data, governo e parti sociali faranno una verifica. Il documento promette di creare nuove condizioni, una realtà flessibile che si muova caso per caso tra gli estremi del lavoro a tempo pieno con annessi straordinari visto che l’economia tira e del part-time. L’obiettivo è dare in tal modo alle famiglie “possibilità attendibili, durevoli e adeguate ai loro bisogni di occuparsi dei figli e della loro educazione”.
E’ una nuova sfida del centrodestra moderno europeo, quello saldamente al potere a Berlino con la Merkel, a Londra con David Cameron, a Varsavia con Donald Tusk. Bisogna guardare alla realtà con altri occhi, ha detto la giovane ministro della Famiglia, Christian Schroeder, che pure è incinta e ha deciso di continuare a lavorare senza congedo. “La cultura tradizionale della priorità alla presenza alla scrivania in ufficio o alla catena di montaggio è obsoleta e dannosa”, ha spiegato, “perché chi ha meno tempo per sé finisce per non lavorare
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  1. Beh Simone,
    penso sia giusto postare le diverse cose che riguardano il lavoro, non solo le cose belle, non credi? Sul blog penso vada tutto quello che riguarda queste tematiche, poi per fortuna abbiamo anche chi puo' spiegarle o criticarle, come te in questo caso

  2. Le cose non stanno proprio come dice Tarquini. Infatti mi chiedo come mai quest'articolo sia stato postato sul blog. L'iniziativa della Merkel è stata una risposta ad un conflitto che si è aperto all'interno della CDU. Questo conflitto ha visto la Merkel da una parte e Ursula von der Leyen, la ministra del lavoro, dall'altra. Quest'ultima avrebbe voluto introdurre in Germania una legge simile a quelle già introdotte in altri paesi europei (non solo i paesi Nord-Europei, ma pure Spagna e Francia), le quali impongono – per legge – alle aziende delle “quote” femminili nei consigli di amministrazione. La Merkel ha invece preferito fare questo accordo non vincolante con le aziende tedesche. In Germania, questa iniziativa è stata criticata (per la sua inutilità, dato che non è vincolante) non soltanto dalla sinistra e dai sindacati, ma pure dal pezzo della CDU che fa riferimento alla ministra del lavoro.
    Tra l'altro Repubblica ha pubblicato questo articolo senza dire una parola sulle difficoltà che sta avendo il governo tedesco a far approvare la riforma degli ammortizzatori sociali (la corte costituzionale tedesca ha chiesto di alzare il livello dei sussidi, ma la Merkel non ne vuole sapere e – per questo motivo – l'opposizione rossoverde ha rotto i negoziati con il governo).
    Quindi mi domando cosa ci faccia questo articolo tra l'articolo (bello) di Nicola e l'altro (bello) di Cremaschi.
    Magari qualche compagno che vive in Germania può confermare o meno se la mia sommaria ricostruzione dei dibattiti tedeschi è veritiera o no?

  3. Mentre in Italia si riducono i diritti dei lavoratori nelle catene di montaggio, in Germania si pensa, oltre a produrre qualita', a dare ai lavoratori qualita' della vita.
    Si tenta di conferire una flessibilita' per poter far si che il lavoro diventi il mezzo per poter vivere e non lo scopo della vita.
    E in Italia? beh, in Italia si pensa che il 17 Marzo si debba lavorare mentre si celebra il 150 anniversario. Si pensa che meno diritti ( Sinistra inclusa) per i lavoratori sia la soluzione adatta al problema dell'innovazione e della competitivita' adattando e modificando il modello lavorativo italiano ( conquistato con dure lotte) a quello americano.
    Si pensa e si agisce garantendo alle corporazioni lo “status quo” . Ed allora, la domanda che mi pongo e' la seguente: Come possiamo divenire locomotiva dell'Europa anziche' essere vagone a traino?
    Monicelli diceva che l'Italia necessita di una rivoluzione; ed e' vero!!
    Una rivoluzione nella mente e nelle azioni legate al rispetto dell'individuo e non alla sua mercificazione.
    Una rivoluzione che possa far rinascere la voglia di partecipare alla ripresa nazionale. Ed oggi piu che mai, nel 150 aniversario, questa esigenza e' piu' che reale.

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